Incontri Cavouriani nella casa di Santena
"150° Anniversario della Guerra di Crimea"
Sala Diplomatica Castello Cavour Santena (To)
La guerra di Crimea chiuse il periodo storico, senza conflitti tra grandi potenze, durato quarant'anni, che seguì alla caduta di Napoleone I a Waterloo.
Alla fine del 1853, sotto i colpi dei moti insurrezionali e rivoluzionari del '21, del '30 e del 1848, l'ordine sancito dal Trattato di Vienna collassò.
Le potenze - Regno Unito, Francia, Austria, Russia, Turchia - si scontrarono per l'egemonia sui Balcani, sul Mediterraneo e sulle vie terrestri con l'Oriente. La rottura dell'equilibrio aprì nuovi orizzonti per il Regno di Sardegna, diventato potenza marittima mediterranea, in seguito all'acquisizione della Repubblica di Genova. Mentre le ferrovie, i porti, le opere pubbliche e lo Statuto Albertino consolidavano nella penisola la sua egemonia culturale e politica, il conflitto creava l'occasione per stringere alleanze con il Regno Unito e la Francia che infransero l'isolamento sullo scacchiere internazionale.
La decisione di inviare un corpo di spedizione in Crimea fu un'operazione di strategia più politica che militare, che permise a Camillo Cavour di affermare, nell'opinione pubblica, la propria leadership sul processo culminato nel 1861 nell'Unità d'Italia. Ripercorrendo a 150 anni di distanza quelle vicende approfondiremo, con l'aiuto di studiosi ed esperti, l'azione svolta dal più grande dell'Italia moderna.
Gli incontri cavouriani nella casa di Santena sono un appuntamento, unico a livello nazionale, che l'Associazione Amici della Fondazione Cavour di Santena e la Fondazione Cavour di Santena, insieme al Comitato Torino 2011 - 150° Unità d'Italia organizzano per rendere omaggio alla figura e all'opera di Camillo Benso di Cavour.
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Gli sviluppi del grande gioco e le aree coinvolte nell'Ottocento
Lungo tutto l'Ottocento, la politica di intervento della Gran Bretagna,
- nel Mediterraneo
- e nel Medio Oriente
- e' dominata dalla preoccupazione di garantirsi il controllo della via di accesso all'India, la "perla" dell'impero coloniale britannico
- come tale e' destinata ad entrare i conflitto con la politica di espansione verso sud della Russia
La Russia, nel suo nucleo originario,
- e' un territorio pianeggiante "stretto tra altre terre" solcato da grandi fiumi diretti verso i mari del nord
- caratterizzato da un'economia prevalentemente agricola: in eta' moderna si specializza nelle grandi monocolture estensive a cereali
- incapace di ammodernare le strutture sociali di tipo feudale
sopperisce alla scarsa produttivita' della sua agricoltura con una secolare tendenza ad acquisire spazi:
- con l'importante obiettivo di raggiungere le coste, condizione per un suo inserimento nei grandi traffici mondiali che si muovono a nord e a sud delle sue terre.
- nei secoli XVI - XVII non trova difficolta' a raggiungere i mari del Nord
- e ad aggirare l'ostacolo del grande impero cinese spingendosi attraverso la Siberia fino all'oceano Pacifico.
Piu' complessa si presenta invece la penetrazione lungo le due direzioni piu' vitali per la sua economia :
- nei Balcani per trovare uno sbocco sul Mediterraneo
- nell'area iranico-afgana per raggiungere l'Oceano indiano
perche' in entrambe le direzioni entra in conflitto potenziale e reale con gli interessi degli stati europei, la Gran Bretagna in prima istanza, proiettati in una politica analoga di dominio dei mercati orientali:
Nelle due aree Russia e Gran Bretagna si muovono, rispettivamente:
1. nella penisola balcanica:
- la Russia adotta una politica di intervento finalizzata a trarre vantaggio dalle crisi ricorrenti dell'impero ottomano
- i pretesti: sostegno delle popolazioni slave e/o di religione ortodossa (Grecia, province danubiane, Serbia)
- l'obiettivo politico: il ridimensionamento e lo smantellamento dell'impero ottomano
- l'obiettivo strategico: il controllo del Bosforo e dei Dardanelli
- l'Inghilterra segue una tattica di opportunita' nei confronti dell'impero ottomano:
- attenta ad approfittare delle sue crisi e debolezze per conquistare posizioni di dominio e di controllo
- pronta a sostenere la sua traballante integrita' quando le crisi favorirebbero l'espansionismo russo
Esempio 1. La guerra di indipendenza della Grecia (1821-29)
- Russia e Inghilterra, assieme alla Francia e con il favore dell'opinione pubblica europea, si fanno paladine dell'indipendenza della Grecia ai danni dell'Impero Ottomano
- ottenendo, con la pace di Adrianopoli del 1829 e il trattato di Londra del 1830, oltre al riconoscimento del regno autonomo e indipendente della Grecia
- la Russia: l'autonomia del principato di Serbia, il protettorato su Moldavia e Valacchia, il possesso delle isole alla foce del Danubio;
- l'Inghilterra: il possesso delle isole ioniche;
- entrambe: il libero transito delle navi mercantili attraverso il Bosforo e i Dardanelli
Esempio 2. La guerra di Crimea
guerra tra impero ottomano e Russia, Inghilterra, Francia e regno di Sardegna, con l'appoggio politico ed economico di Prussia e Austria, intervengono a sostegno dell'impero ottomano contro la Russia, preoccupate dalla possibile presenza russa nel Mediterraneo in caso di sconfitta della Turchia.
2. Nell'area sud dell'Asia
Premessa: tra Settecento e Ottocento si sviluppa in Russia la manifattura del cotone, sia a livello industriale che artigianale e a domicilio.
questo fattore rende di primaria importanza l'estensione del dominio degli czar verso le terre del centro Asia
- la Russia punta infatti
- attraverso il Caucaso, a porre sotto controllo la Persia dalla quale importa gran parte del cotone greggio che riesporta lavorato, sempre attraverso la Persia verso i mercati sull'Oceano indiano
- tramite il controllo dei passi e delle valli afgane, a inserirsi nei traffici che insistono sull'Oceano Indiano e nella stessa India
- questa duplice direttiva da nord verso il centro sud asiatico pone la Russia in diretto conflitto con le linee di commercio e gli interessi inglesi
l'espansione russa nella seconda meta' dell'Ottocento
La risposta inglese e' "la logica deduzione" dell'assioma del duca di Wellington a proposito dell'Afghanistan:
- partendo dai suoi possedimenti indiani, tenta a partire dal 1837 la conquista dell'Afghanistan
- la guerra in Afghanistan rappresenta la piu' pesante e, forse, l'unica reale sconfitta subita dalla Gran Bretagna per opera di una popolazione di origine non europea
- Vedi:
- la prima guerra afgana del 1840-1842 nella sintesi di Stefano Malatesti
- il compendio elaborato da Engels della storia della guerra afgana di Keye, pubblicata in 2 volumi nel 1851
- la voce "Afghanistan" redatta dallo stesso Engels nel 1858, per The New American Cyclopaedia
Incapace di dominare le tribu' afgane la Gran Bretagna elabora una strategia volta a dividerle:
nel 1893 Mortimer Durand, ufficiale inglese, traccia una linea di confine arbitraria:
- i confini non tengono affatto conto del sistema originario di etnie
- ma sono tracciati nel dichiarato intento di dividere i gruppi etnici per meglio dominarli
la "linea Durand" corrisponde, oggi, al confine tra Afghanistan e Pakistan.
CAVOUR E LA POLITICA ESTERA: L'INTERVENTO IN CRIMEA
Cavour realizzò il suo programma di portare il Piemonte al rango di Stato - guida nel processo di unificazione nazionale con una politica estera abile e diplomatica. L'occasione per fare assumere al Piemonte un ruolo nei giochi d'equilibrio che le grandi potenze compivano in Europa fu data dalla guerra di Crimea (1853-1856). Si trattò di un episodio che rimise in moto la competizione e la conflittualità tra gli Stati che ambivano al predominio nell'Europa. La guerra rappresentò un momento della cosiddetta questione d'oriente: la disgregazione, ormai in atto, dell'Impero ottomano poneva agli Stati europei il problema di una spartizione dei territori ad esso soggetti, primo fra tutti il territorio balcanico.
Ad iniziare le ostilità fu lo zar di Russia Nicola 1 che occupò i principati danubiani di Moldavia e Valacchia (l'odierna Romania) appartenenti all'Impero ottomano. Scoppiata così la guerra, Francia e Inghilterra scesero subito in campo contro la Russia assolutista e semifeudale, pronte ad impedire un suo allargamento territoriale nell'area balcanica. Direttamente interessata alle sorti dei Balcani, ma timorosa di mettersi a fianco delle tradizionali nemiche (Francia e Inghilterra), l'Austria ostentò una neutralità che tuttavia le consentì di occupare, col consenso del sultano turco, i due principati danubiani abbandonati dalle truppe d'occupazione russe.
Fu a questo punto che si inserì la diplomazia piemontese: Cavour, che non aveva previsto la neutralità austriaca, si era adoperato per stringere accordi con Francia e Inghilterra in vista di una comune azione contro Austria e Russia; e si trovò costretto a prendere parte al conflitto sollecitato dagli alleati che avevano anche l'interesse di garantire all'Austria che, se fosse intervenuta al loro fianco, nulla sarebbe accaduto alle sue spalle, cioè in Italia. Tuttavia Cavour ritenne che l'intervento piemontese, pur nella mutata situazione, fosse opportuno, ed i fatti successivi gli diedero ragione.
Cosi un corpo di spedizione di 15.000 uomini al comando del generale Alfonso La Marmora partì per la Crimea (1855 dove appunto si svolgeva il conflitto e prese parte alla battaglia della Cernaia ed all'assedio di Sebastopoli, la potente piazzaforte russa che resistette circa un anno all'assedio delle truppe anglo - franco - piemontesi.
L'obiettivo che Cavour si prefiggeva di raggiungere era la partecipazione del Piemonte alle trattative di pace e la conseguente possibilità di porre le condizioni dell'Italia sul tappeto degli interessi generali delle potenze europee. Ciò avvenne al Congresso di Parigi dove, caduta Sebastopoli, i rappresentanti delle potenze europee si riunirono per le trattative di pace (1856).
Il gioco di Cavour era perfettamente riuscito: come rappresentante del piccolo Stato piemontese sedeva, a parità di rango, accanto a quelli di, Francia, Inghilterra, Austria, Russia, e poteva illustrare, in una seduta suppletiva chiesta ed ottenuta nonostante le proteste austriache, le penose condizioni di soggezione e vassallaggio in cui le popolazioni del Lombardo Veneto e dell'Italia meridionale erano tenute dagli Asburgo e dai Borboni. La questione italiana era posta come qualcosa di cui l'Europa progressista doveva in qualche modo occuparsi. Oltre a ciò, con la partecipazione al Congresso di Parigi, il Piemonte si guadagnò definitivamente, agli occhi del movimento liberale italiano, il ruolo di protagonista della lotta contro l'Austria.
La guerra di Crimea aveva peraltro reso Napoleone III arbitro della politica europea. L'isolamento dell'Austria, la sconfitta dell'iniziativa russa, l'alleanza con l'Inghilterra, davano all'imperatore dei Francesi la possibilità di portare a compimento l'influenza francese sull'Europa appoggiandosi ai movimenti nazionali.
In questo quadro Francia e Piemonte firmarono a Plombières, nel luglio 1858, un trattato segreto di alleanza antiaustriaca. L'alleanza fu resa possibile dal fatto che la politica di Cavour aveva dato ampie garanzie alla Francia di muoversi su un piano antidemocratico (dure polemiche contro Mazzini e i suoi metodi accompagnarono infatti questi momenti della politica di Cavour).
Gli accordi segreti di Plombières riguardavano l'assetto da dare al territorio italiano dopo una eventuale vittoria sull'Austria, contro la quale l'imperatore si impegnava a scendere in campo accanto al Piemonte soltanto se quella avesse dichiarato per prima la guerra. Si prevedeva una confederazione di Stati italiani comprendente il regno dell'Italia settentrionale (Piemonte, Lombardo - Veneto, Romagna, Emilia) su cui avrebbe regnato la dinastia sabauda, un regno dell'Italia centrale, da assegnare ad un principe francese ma che al proprio interno avrebbe consentito il mantenimento dell'autorità pontificia sulla città di Roma, ed il regno dell'Italia meridionale dove, ai Borboni spodestati, sarebbe succeduto un discendente di Gioacchino Murat.
Nizza e la Savoia, due province del Regno di Sardegna confinanti con la Francia, costituirono il compenso chiesto al Piemonte dall'imperatore in cambio del suo intervento.
Queste condizioni, dettate da Napoleone III, vennero accettate da Cavour, convinto che il processo di unificazione nazionale avrebbe avuto tempi più lunghi di quanto pensassero i democratici e tutto il movimento unitario, e che al Piemonte fosse possibile assumere un ruolo dominante nella confederazione italiana. Da parte francese vi era tutta l'intenzione di porre sotto la propria egemonia gli Stati italiani confederati.
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