L'anima Interforze del "San Marco"

FRAMMENTO DI UNA COMUNE STORIA PROFESSIONALE

Il 12° Corso di Accademia può essere considerato un buon Corso per la qualità dei suoi componenti e, in particolare, per merito di coloro che possiamo certamente definire le nostre “punte di diamante”. Mi riferisco ai colleghi che hanno raggiunto i livelli più elevati della gerarchia militare e che, dal punto di vista professionale, sono stati gratificati con incarichi di prestigio, anche a livello internazionale. Il “dodicesimo” non ha generato il Capo di Stato Maggiore, ma possiamo essere comunque ugualmente soddisfatti. Tutti noi, sia le “punte di diamante” che i cosiddetti “normali”, abbiamo alle spalle esperienze professionali e umane belle e meno belle che meriterebbero di essere raccontate, basterebbe un po' di buona volontà da parte nostra. Io provo a raccontare il mio frammento di storia personale, che coincide con il mio incarico di vice-comandante del Battaglione San Marco, reparto della Marina, se non altro per essere stato l'unico del nostro “Corso” a ricoprire un simile incarico.
Il tutto ebbe inizio nel lontano 1973, con una telefonata del collega ed amico Franco Torbidoni, che all'epoca era in servizio presso la Direzione Generale Ufficiali. Un bel giorno di quell'anno Franco mi chiama e mi dice: “vuoi andare a fare il vice al Battaglione San Marco?”. La telefonata mi lasciò alquanto perplesso, per almeno tre buone ragioni. innanzitutto non conoscevo il San Marco, o meglio ne conoscevo solo il nome e la sua fama di reparto un po' “strano”; inoltre, mi interrogavo su cosa io, ufficiale dell'Esercito, avrei potuto fare presso un reparto della Marina; infine, cosa non meno importante, era la prima volta che mi veniva chiesto, a priori, se gradivo un certo incarico: non ero abituato ad una simile procedura, perché, all'epoca, era prassi corrente che noi tutti dovevamo andare dove i nostri “superiori” decidevano di mandarci. Era evidente che questa volta la situazione era di privilegio e ciò grazie a Franco, che, oltretutto, mi diede anche un po' di tempo per decidere! Colgo l'occasione per “fiondarmi” a Brindisi, sede del BSM, per rendermi conto del tipo di ambiente, le attività, i compiti e tutto ciò che c'era da capire. Ebbene, a seguito di quella “ricognizione” in loco, mi resi conto che la cattiva fama del BSM era del tutto ingiustificata e che l'incarico che mi veniva offerto poteva essere professionalmente molto interessante, anzi esaltante. Accettai l'incarico, che, come scoprii successivamente, era considerato un incarico ambìto e al quale aspiravano molti altri colleghi.
Ma qual è stata la mia personale esperienza presso il Battaglione San Marco ?
Fin dal primo impatto (agosto 1973) mi sono apparsi in modo evidente le caratteristiche positive di questa Unità: coesistenza di ottimi ufficiali e sottufficiali della Marina e dell'Esercito, accuratamente selezionati, ben addestrati e dalla mentalità spiccatamente operativa; personale di truppa “scelto” all'origine e animati da elevato spirito di Corpo. Era evidente che vicecomandare degli uomini di questa levatura doveva essere un compito ben difficile, anche se stimolante. Il BSM, però, aveva il suo “tallone di Achille” in una certa precarietà strutturale e logistica. Era stato trasferito da poco (1972) nell'antico castello di Brindisi, “ospiti” del locale Comando Marina. La precarietà era dovuta, soprattutto, alla carenza di infrastrutture e, più in generale, al fatto che il castello non aveva i normali requisiti di una caserma. Di fronte a questa realtà compresi che c'era molto da lavorare e che, forse, la mia esperienza di vita di caserma avrebbe potuto essere utile. Non so se ci sono riuscito!
La mia permanenza si è protratta per ben sette anni: sono giunto da capitano ed ho dovuto abbandonare l'incarico (agosto 1980) da tenente colonnello “anziano”, nel senso che era diventato urgente rientrane nella nostra Forza Armata per effettuare il prescritto periodo di comando di battaglione.
Il periodo trascorso presso il BSM è stato ricco di soddisfazioni di natura operativa. Con il BSM ho operato molto spesso con le Forze Nato (americani, inglesi, greci, turchi, osservatori francesi e così via) nell'ambito del Mediterraneo ed ho conosciuto mentalità, psicologie, comportamenti e tecniche operative diverse. Gli uomini sono certamente la parte migliore del San Marco. Questi hanno sempre suscitato l'ammirazione di tutti: i superiori gerarchici, la popolazione locale e nazionale, i Comandi e Reparti alleati con cui opera normalmente, ecc. Gli episodi, piccoli e grandi, che si possono raccontare per avvalorare questa mia asserzione potrebbero essere numerosi, ma ne racconto solo uno a titolo di esempio. Nel corso di una esercitazione Nato, che si svolgeva in Turchia, in cui io comandavo il San Marco (in assenza del comandante titolare, impegnato in un altro settore). Il comandante della Forza da sbarco, appositamente costituita, un generale dei Marines, dopo aver visto operare i nostri “Fanti di mare” mi disse : “con i vostri uomini ed i nostri mezzi potremmo fare un esercito perfetto”. Io fui ovviamente orgoglioso per questo apprezzamento, di cui io non avevo alcun merito, ma, attraverso un articolato ragionamento dovetti dissentire, molto diplomaticamente, dalla sua opinione. In sostanza sostenni la tesi che ci sono motivi storici, sociologici e caratteriali per cui il soldato italiano, in genere, nel passato, ha sempre espresso le sue buone qualità su tutti i campi di battaglia, e concludevo che se i nostri uomini fossero abituati ad avere tutto ed in abbondanza quello che normalmente serve in queste circostanze, non sarebbero stati più gli stessi e non avrebbero mai sviluppato quel senso del sacrificio e quello spirito di adattamento alle più diverse situazioni, che li distingue.
Questo mio breve ricordo non è una grande storia, ma è importante per me perché è stata l'esperienza professionale in cui ho imparato molto, non solo dal punto di vista professionale, ma anche e soprattutto dal punto di vista umano. Sono certo che quello che mi ha dato il San Marco è molto di più di quello che io posso aver dato.
In conclusione, questa mia breve esternazione è solo il pretesto per dare a tutti noi del “dodicesimo” l'opportunità di “avvicinarci” alle vicende del San Marco, ancora oggi impegnato contemporaneamente in diverse missioni di pace in campo internazionale, attraverso la lettura di una breve sintesi della sua storia.

Nicola Signore

Agosto 2006

Canzone del San Marco
(1.83Mb 2min.)


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