L'anima "paracadutista"

di Francesco Vannucchi

Non ho avuto l’onore di servire la Patria nei ranghi della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Infatti, solo nella primavera del 1978, nel grado di Tenente Colonnello, ho conseguito, presso la Scuola Militare di Paracadutismo (SMIPAR), l’abilitazione militare al lancio con paracadute, nella modalità “apertura automatica”. Perché così tardi? Il motivo sta nel fatto che anche una leggera miopia veniva considerata motivo di inidoneità: solo l’adozione delle lenti a contatto mi consentirono di superare questo handicap. Inoltre, alcune circostanze particolari risvegliarono in me il desiderio di confrontarmi in una attività che mi appariva di difficile approccio. Nel 1972, fui trasferito dal Comando della D.f. “Legnano” allo Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Programmazione e Bilancio; a questo ufficio furono assegnati qualche tempo dopo Paolo Marchi e Gaetano Garsia. Il primo, collega del 12° corso di Accademia, super nel settore ginnico sportivo, aveva a lungo prestato servizio nella Brigata Paracadutisti.


TASSIGNANO. Marzo 1986.
Un reparto paracadutisti in attesa
dell'imbarco per il lancio

Il secondo, compagno di “Nunziatella”, provetto paracadutista, proveniva anche egli dalla Brigata Paracadutisti ed era socio dell’ Aeroclub di Roma, che svolgeva la sua attività di volo in Guidonia. Fu la mia fortuna: cominciai a prendere consapevolezza di quale fosse l’animo del paracadutista e fui da loro incoraggiato a provare l’ebbrezza del lancio; frequentai, quindi, Guidonia con Gaetano Garsia. In una fredda ed umida domenica del Novembre 1977 sostenni l’esame e feci il mio primo lancio; ricordo ancora la grande “apprensione” che ho dovuto vincere nel posizionarmi sul predellino posto sotto l’ala del Cesna che ci trasportava; poi, al segnale del Direttore di Lancio, nell’occasione l’amico Garsia, il cui sorriso affettuoso azzerò ogni preoccupazione, staccai e dopo l’apertura del paracadute scesi dolcemente verso la zona di atterraggio: grande fu la mia gioia così come il mio orgoglio.


TASSIGNANO. Marzo 1986.
Pronti per il lancio da elicottero CH47C

Quella prima esperienza, fonte di forti sensazioni, mi attrasse sempre più verso questo sport, che allora fu una sfida contro me stesso e che, ancora oggi, conserva questo carattere di sfida. Qualche mese dopo, nel Marzo 1978, presso la Scuola di Paracadutismo, conseguii il brevetto militare al lancio, che non ho mai lasciato scadere, effettuando annualmente i lanci, in ambito militare, fino al luglio 1999, ultimo anno del mio servizio attivo. Successivamente, nei primi anni ’90, ho acquisito, per completare il mio status di paracadutista, l’abilitazione al lancio con apertura comandata.


PONTE CAGNANO. 7 giugno 1992.
Attivita' aviolancistica ed apertura comandata
Dopo l'atterraggio.

Ciò premesso, devo dire che nella mia frequenza, ancorché saltuaria, della Scuola, delle Unità della Brigata, dei Paracadutisti di ogni grado, dai più giovani ai più anziani, ho avuto modo di apprezzare quanto degno di ammirazione e quanto inebriante fosse lo Spirito della “Folgore”, rimanendone coinvolto; dal 1978 al 1999, ho respirato, di tanto in tanto, l’aria esaltante della preparazione e del lancio militare e ho condiviso con i giovani Paracadutisti e con i Quadri quella particolare atmosfera che, guardando al passato, ha creato la legenda della “Folgore”, dalla sua nascita, all’epopea di El Alamein e, di recente, ai numerosi impegni di Peace Keeping fuori area, anche questi ultimi assolti tutti con Onore, con efficacia e con risultati eccellenti.


PISA AEROPORTO MILITARE DI SAN GIUSTO. 4 agosto 1993.
Lancio di allenamento dei Sottotenenti Allievi della Scuola di Applicazione.
Il primo aereo poco prima del decollo.

Aggiungo che, avendo avuto la ventura di dover analizzare, quale Ufficiale Inquirente, le vicende dell’operazione “Restore Hope” in Somalia (Dic.1992-Mar.1994), condotta sotto l’egida dell’ ONU,  mi sento di affermare, senza ombra di dubbio, che le Unità Italiane ivi impiegate, tra le quali la “Folgore” ed i suoi Reggimenti, affrontarono l’esigenza con il giusto equilibrio, assolvendo i propri compiti, prevalentemente umanitari, con rara efficacia: esse seppero, in primo luogo, conquistare la fiducia della popolazione dispersa in piccoli villaggi nella savana a Nord di Mogadiscio, alla mercè di innumerevoli bande criminali dedite al saccheggio ed alla violenza, con il garantirne la sicurezza e la sopravvivenza. La sicurezza mediante il contrasto con le armi delle bande in argomento e la sopravvivenza distribuendo cibo, fornendo assistenza sanitaria, riparando pozzi artesiani, sistemando canali di irrigazione e cercando di attivare quanto indispensabile per favorire la ripresa della povera attività economica dei vari villaggi.


AEREO G222 - ZONA ALTOPASCIO. 4 agosto 1993.
Approntamento per il lancio:
aggancio della fune di vincolo.

Nel 1997, contro le Unità e gli uomini impiegati in Somalia e contro l’Esercito in generale, fu lanciata una violenta campagna di discredito da parte della stampa italiana, sempre pronta, allora, a colpire indiscriminatamente, secondo una prassi nata e ben coltivata in Italia nel periodo del regime catto-comunista, tutto ciò che parlasse di Patria, di Bandiera, di Ideali, di Onore, di Doveri; addirittura, alcune parti politiche giunsero a chiedere lo scioglimento di talune unità, mirando in particolare alla “Folgore”, senza nemmeno attendere l’accertamento dei fatti e senza alcuna considerazione per i valorosi e numerosi Caduti e per i risultati conseguiti. Come era da aspettarsi, le inchieste promosse a vari livelli dimostrarono la sostanziale falsità di quegli attacchi, ristabilendo la Verità.


ZONA DI LANCIO. 4 agosto 1993.
Pronti per il lancio:
qualche secondo prima dell'uscita.

E, dato che sto scrivendo di Paracadutisti, devo dire che, nel corso dell’inchiesta affidatami, ho parlato con moltissimi di loro, Ufficiali, Sottufficiali, Graduati e Paracadutisti; quei colloqui mi confermarono quanto ho scritto sopra circa l’Anima di questa specialità, che si caratterizza, nei singoli, per la fierezza di appartenere ad un corpo scelto, per l’elevatissimo Spirito di Corpo, per l’orgoglio delle grandi tradizioni e l’impegno ad esserne degno.


ADUNATA IN ZONA DI LANCIO. 4 agosto 1993.
Foto ricordo dopo il lancio e l'atterraggio
dei Sottotenenti Allievi.

Poiché, però, non ritengo di essere riuscito a delineare nel profondo l’ Anima del Paracadutista Militare, proprio perché l’ho vissuta saltuariamente, faccio parlare alcuni paracadutisti della “Folgore”, riportando il loro pensiero tratto dal libro “I PARACADUTISTI. La Divisione Folgore ad El Alamein” del Col.f.par. Paolo Menchi, che me ne fece dono diversi anni fa. A premessa, mi piace riportare la strofa di una canzone dei paracadutisti, citata anche da Menchi: “Siam cento, cento, cento / tutti forti, arditi e sani / un po’ pazzi un po’ poeti / ma il fior fior degli italiani”.


PISA - SAN GIUSTO. 15 novembre 1995.
Lancio di allenamento con i Sottufficiali del Reggimento Lagunari.
Prima dell'imbarco.

Luigi Rioli, nella prefazione del libro di Saverio Giacinti “Da El Alamein al Criminal Camp”, racconta:: “…E la tra le sabbie del deserto ho continuato a sentire il loro canto con la gola arsa di feroce sete, nell’angoscia di sfibranti attese nelle buche indifese di Passo Del Cammello, dell’Himmeimat, di El Munassib… nella spasmodica estenuante attesa dei terribili giorni dell’attacco di El Alamein…


PISA - SAN GIUSTO. 26 GIUGNO 1997.
Lanci di allenamento annuali.
Prima dell'imbarco.


PISA - SAN GIUSTO. 26 GIUGNO 1997.
Lanci di allenamento annuali.
Pronti per il lancio.


PISA - SAN GIUSTO. 26 GIUGNO 1997.
Lanci di allenamento annuali.
Uscita dall'aereo.


“…”FOLGORE” SI URLAVA E SI MORIVA!

Io ancora ero là con loro. Li ho visti questi “ragazzi della Folgore”, andare all’assalto, cadere, rialzarsi sparare giostrare tra i carri armati impazziti sotto una pioggia spaventosa di proiettili di ogni calibro per giorni e notti non più di sole e di stelle ma di polvere, urla e bagliori infernali.


PISA - SAN GIUSTO. 12 luglio 1999.
Ultimo lancio militare di Francesco Vannucchi.
Imbarco su G222

Così erano i “ragazzi della Folgore”, anche nella immensa tristezza del giorno della resa, incolonnati, dimezzati, laceri, ricoperti di polvere, sfiniti dai lunghi giorni della battaglia, assetati, affamati, ma con le armi ai piedi che il nemico riverente di tanto coraggio non osò raccogliere: un ultimo grido ”FOLGORE! VIVA L’ITALIA” e si partì verso la cattività, lungo le rive del Nilo, vinti ma non domi! Così erano i “ragazzi della Folgore” non acrobati o saltimbanchi dell’aria, ma Soldati Paracadutisti per l’onore della Patria e l’onore dell’Italia…”.


PISA - SAN GIUSTO. 12 luglio 1999.
Ultimo lancio militare di Francesco Vannucchi.
Lancio in Zona Altopascio

E ora Nino Arena nel libro “FOLGORE. Storia del paracadutismo Italiano”:

“…La ragione vera ed ultima della nostra attività è un bisogno che nasce dalle più oscure e profonde scaturigini dello spirito e della vita, e questi uomini non sono né pazzi né fanatici, né tantomeno sentimentali, ma sono soltanto innamorati di sensazioni profonde, di intuizioni vivide ed intense.

Sono uomini che hanno compreso che la maggior potenza è quella che si esprime sopra noi stessi: e la maggior vittoria è quella che si riporta sulle nostre debolezze e le nostre paure.

Uomini che un mondo migliore, un “più spirabile aere” non si limitano a sognarlo, ma vanno a cercarlo e sfidarlo, sia pure nel breve spazio di un lancio, sia pure rischiando di pagare il prezzo più alto. Essi che sentono veramente, sensibilmente nel proprio respiro e nel proprio sangue l’ansia e l’anelito dell’infinito da cui veniamo ed a cui dobbiamo tornare.

“…E noi andiamo più in alto delle aquile. E più rapidi del falco scendiamo. E più leggeri che piume danziamo nell’aria. E più alti sulla terra ci avviciniamo a Dio e sentiamo il respiro dell’Eterno alitarci sul volto teso.

…Il paracadutismo è poesia…E quando la seta schiocca e fiorisce e fa vela nel vento, quando il respiro riprende e le corde si tendono, quando, non più atomo di infinito, ma uomo che danza nell’aria, la nostra discesa ci frena, per renderci interi alla terra, il nostro canto è già spento, la nostra offerta consumata.

Perché la nostra è la poesia dell’attimo al limite con l’infinito, è la poesia della vita al limite con la morte; è la poesia del mortale che attinge e accarezza l’Eterno.”.

Infine, alcuni flash da “I ragazzi della Folgore” di Alberto Bechi di Luserna e Paolo Caccia Dominioni.

“…il paracadutismo recluta i suoi proseliti fra varie categorie umane, ma due, sostanzialmente, formano la massa compatta dei suoi ranghi: i rompicollo ed i romantici. Sugli uni e sugli altri la volta del cielo ha sempre esercitato un fascino particolare…. I rompicollo vi scorgevano il simbolo dell’evasione dagli impicci quotidiani, un campo nuovo e meraviglioso di avventure tridimensionali. Ai romantici esso appariva la sede del sogno e dell’idea, colà ove si rivolge d’istinto lo sguardo quando si pensa a qualcosa di nobile e puro… ma il lancio non è che il prologo, il semplice prologo all’azione di guerra: il difficile viene dopo. Si piomba infatti nel cuore del paese nemico, sconosciuto ed ostile. E, non appena riordinatisi, si deve rapidamente orizzontarsi e procedere, con la maggiore velocità consentita dalle proprie gambe, sui vari obiettivi. Siete isolati, in contrade ignote in cui ogni cespuglio può celare un’arma, ed ogni riparo un’insidia. Nessuna possibilità di immediato soccorso o rifornimento da tergo se le cose non vanno bene…. Se per disgrazia siete ferito non potrete sperare in cure od aiuti, ché i vostri compagni non possono né debbono attardarsi per voi, Se cadete nelle mani del nemico non c’è molto da contare su un trattamento umano,…

“Insomma è un brutto mestiere quello del paracadutista”, dirà qualche lettore…. Al contrario: è bellissimo, è il più bello che il soldato possa desiderare. Per un uomo di fegato non v’è infatti destino migliore di quello che vi offre dei bassi istinti da controllare, dei pericoli da sormontare e dei compiti difficili da assolvere. Il vero coraggio non consiste nel non aver paura –solo gli incoscienti non la provano- ma nel dominarla….”

E, per concludere, un comunicato della B.B.C. il 3 Dic. 1942 da Londra: “Gli ultimi superstiti della Folgore sono stati raccolti esanimi nel deserto. La Folgore è caduta con le armi in pugno.”

Caduti per una idea senza rimpianti, ammirati nel ricordo dallo stesso nemico, essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna, il cammino dell’onore e della gloria”, come si legge sulla lapide di quota 33.

SPIRITO DI PARACADUTISTA

Essere Paracadutista per Francesco Vannucchi ha significato:
l'amore per il volo, l'orgoglio di essere un soldato, una professionalita' particolare, una identita' di gruppo molto forte, la continuita' di valori delle grandi tradizioni.



Sergio Scattoni
Carchio



PREGHIERA DEL PARACADUTISTA

Eterno, Immenso Dio, che creasti gli infiniti spazi e ne misurasti le misteriose profondita'

guarda benigno a noi, Paracadutisti d'Italia, che nell'adempimento del dovere balzando

dai nostri aerei, ci lanciamo nelle vastita' dei cieli. Manda l'Arcangelo S. Michele a nostro

custode; guida e proteggi l'ardimentoso volo.

Come nebbia al Sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici. Candida come la seta del

paracadute sia sempre la nostra fede e  indomito il coraggio.

La nostra giovane vita e' tua o Signore!

Se e' scritto che cadiamo, sia! Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e

fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.

Benedici, o signore, la nostra Patria, le Famiglie, i nostri Cari! Per loro, nell'alba e nel tramonto,

sempre la nostra vita! E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso.

Così sia.

Gen. Merlino Gen. Francesco Merlino
Presidente dell'Associazione
Nazionale Paracadutisti d'Italia

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