La proposta presentata dal senatore Luigi Manfredi primo firmatario
e gia' comandante del 4° Corpo d'Armata alpino.

Guardia nazionale: un progetto di legge per tornare alle origini delle Truppe Alpine


di Luigi Manfredi senatore, ten. generale gia' comandante il 4° Corpo d'Armata alpino

Il 13 settembre scorso ho depositato al Senato, riprendendo un progetto che avevo gia' presentato nella precedente legislatura, il disegno di legge "Istituzione della Guardia nazionale", firmato anche da altri 35 senatori, tra i quali il presidente Francesco Cossiga, e fatto proprio dai deputati Sandro Bondi e Giovanni Deodato, che lo hanno presentato alla Camera il 28 settembre.

Il titolo ha subito suscitato qualche curiosita' e, al tempo stesso, qualche perplessita'. Non e' mancato, infatti, qualche sorriso tra lo scettico e l'ironico, come se lšidea fosse, per lo meno, fuori del tempo.
Il nome stesso, ai piu' sospettosi, ha richiamato alla mente istituzioni di passati regimi e, ai piu' aggiornati, ha ricordato Corpi ausiliari adatti forse ad altre realtā nazionali, come la Svizzera o gli Stati Uniti dšAmerica, ma non certo allšItalia, dove finalmente ci siamo liberati di quel "fastidioso peso" della leva obbligatoria e la difesa e' ormai ritenuta un compito da affidare ad armamenti sofisticati e a Corpi specializzati di professionisti.
Approfitto, quindi, volentieri della gentile offerta del direttore per illustrare agli amici lettori de "l'Alpino" la proposta, che non e' per nulla fuori del tempo.

Indubbiamente, gli interventi militari all'estero, oltre a richiedere armamenti sofisticati e tecnologie d'avanguardia, necessitano di risorse umane volontarie e professioniste. Ma non esistono solo le missioni fuori dal territorio nazionale e persistono, comunque, tre problemi di fondo ancora irrisolti.
Il primo riguarda l'effettiva capacita' dell'Italia di avere forze armate professionali efficienti e nell'entita' voluta. E' innegabile, infatti, che nonostante la serrata attivita' promozionale prevedibilmente non si riuscira' a coprire le esigenze; per quanto riguarda, poi, il livello culturale degli aspiranti volontari, mi sembra che ci sia spazio per qualche margine di miglioramento.

In secondo luogo, l'abolizione della leva e l'istituzione di forze armate di mestiere tendono a separare i militari dalla Nazione e dalla gente, e cio' riguarda, ovviamente, soprattutto l'Esercito perche' e' la forza armata che opera prevalentemente con lšimpiego dell'elemento umano. I soldati perderanno gradualmente lo spirito d'integrazione con il popolo, che e' sempre stato e continuera' ad essere il fattore determinante quando e' un pericolo lšintegrita' e la salvaguardia della Nazione.
Il terzo problema riguarda la possibilitā di avere sufficienti riserve addestrate, esigenza assicurata quando lšesercito č di coscritti, ma non quando lšesercito č di professionisti. La riforma delle Forze Armate varata nellšanno 2000 puō, in termini ge-nerali, essere pregiudicata se non si risolvono i problemi ai quali ho accennato.
Esiste poi un ultimo problema, che riguarda la stessa esistenza futura delle Truppe alpine, realta' che, da 130 anni, assomma brillantemente in se caratteristiche di grande efficienza, di stretto legame con la propria gente e di serbatoio di riserve addestrate, in armi e in congedo.
Grazie al particolare reclutamento regionale, allo spiccato spirito di Corpo, all'addestramento condotto in ambiente difficile, allo stretto rapporto tra comandanti e gregari, all'abitudine ad operare in piccoli nuclei, le Truppe alpine sono un patrimonio dell'Italia che tutto il mondo ci invidia. La loro forza e' (meglio dire era!) la coscrizione obbligatoria, che da un paio di anni si e' praticamente inaridita a causa dell'eccessiva sperequazione delle agevolazioni fra chi sceglie il servizio civile e chi accetta di fare il servizio militare.

Oggi i volontari reclutati nelle Truppe alpine provengono dalle aree piu' disparate della penisola, prevalentemente dal centro-sud, non sono reclutati con criterio regionale (rapporto stretto tra reparti e area geografica) e non rispettano, quindi, quel rapporto essenziale tra gli alpini e la propria gente che e', appunto, il nostro segreto. Ciō portera' alla scomparsa dello spirito originario delle Truppe alpine perche', a prescindere dalla professionalita' dei volontari, avremo, senza dubbio, anche in futuro "soldati con il cappello alpino" ma non avremo pių "alpini". Ci possiamo permettere di lasciare incompleta o, peggio, di vanificare la riforma delle Forze Armate, anche se non condividiamo la soppressione della leva e, in particolare, di buttare al vento un patrimonio come quello delle Truppe alpine?

Solo fra anni, o decenni, ci si accorgera' che sarebbe stato piu' lungimirante non eliminare la leva, bensi riformarla rendendola efficiente, ma oggi non č proponibile un ritorno puro e semplice anche solo ad un sistema misto (coscrizione obbligatoria e reclutamento volontario).

Una soluzione potra' essere trovata se si riuscira', in primo luogo, a ripristinare una certa equita' di diritti e di doveri tra servizio militare e servizio civile, insieme con una concreta rivalutazione politica e sociale della condizione militare. Ma sara' anche indispensabile, a mio avviso, ricorrere a un reclutamento con caratteristiche strettamente regionali, che valorizzi al massimo lo spirito di Corpo e il senso di appartenenza dei giovani volontari alla propria terra.

Questi sono sostanzialmente i motivi che mi hanno indotto alla proposta di istituire la "Guardia nazionale", da intendere come un complesso di reparti formati da volontari a ferma breve reclutati, accasermati e addestrati nella propria regione.
La componente a ferma breve sara' costituita da reparti leggeri, dotati di piena autonomia operativa e logistica, impiegabili in compiti soprattutto di difesa interna, ma anche per operazioni fuori confine, di ordine pubblico oppure di protezione civile, riducendo ovviamente il periodo di servizio al minimo indispensabile (dodici mesi di servizio iniziale con successivi eventuali richiami su base volontaria).
Il volume organico complessivo dovrebbe, ovviamente, rientrare in quello definito con la legge istitutiva delle Forze armate professioniste (la 331/2000) e i contingenti annuali dei reclutandi saranno ovviamente calibrati sulla base delle disponibilitā finanziarie definite in sede di legge di bilancio.
Si tratta, in altri termini, di Corpi che, grazie al loro prestigio, saranno attrattivi, manterranno nella gente e nei giovani lo spirito di solidarieta' verso la collettivita' e rappresenteranno, altresi, una riserva istruita impiegabile per compiti multiformi sul suolo metropolitano.

E' sostanzialmente un ritorno alle origini del nostro Esercito, quando Carlo Alberto costituì con la legge 675 del 1848 e Vittorio Emanuele II modifico' con la legge 3243 del 1859, appunto, la "Guardia nazionale". Quella concezione fu mantenuta in seguito dalle Truppe alpine e tutti sappiamo con quali ottimi risultati.

Spero che il sistema contribuira', soprattutto, a reclutare nell'Esercito "giovani tradizionalmente alpini", perche' questo e' il sogno nel cassetto che mi ha spinto a presentare il disegno di legge.


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