4. Il "Ponte di Perati",
una delle canzoni alpine piu' care.

Difficile e', arrivati a questo punto, ricavare un'idea conclusiva dalla breve rievocazione di un percorso formativo e di preparazione alla vita militare vera e propria, anche se il periodo dell'Accademia e' un "unicum", un tutto compiuto, un significativo intervallo dell'esistenza per tutti coloro che hanno fatto tale scelta.
In quanto scuola, l'Accademia ha uno standard di eccellenza se si consideri il prodotto che ne esce. La resa del sistema e' infatti molto elevata, le perdite molto contenute e la qualita' della preparazione di livello medio-alto al confronto di altri esempi di scuole universitarie italiane in cui la resa e' attorno al 30%.
Il segno lasciato dall'Accademia nella personalita' degli Allievi e' di solito permanente, come quello di altre istituzioni totali e il paragone forse piu' calzante e' quello della formazione monastica o seminariale. Il "tu es sacerdos in aeternum" si puo' infatti applicare anche ai militari di carriera. Naturalmente, nell'economia delle personalita' individuali, sistemi dinamici lontani dall'equilibrio termodinamico, vi sono talvolta tendenze e pulsioni che entrano in conflitto e risulta difficile conciliare il risultato di una scelta fatta da personalita' immature, o comunque dotate di scarse esperienze di vita, con l'evoluzione di questa personalita' e con le profonde modificazioni legate alla maturazione e al suo continuo rimodellamento.

Uno dei nodi psichici centrali che prima o poi si manifesta nei militari di carriera e' il loro rapporto con la guerra e l'accettazione della sua necessita' quale ineliminabile aspetto del rapporto tra le nazioni. Illuminante a questo proposito e' il lucido saggio di Carl von Clausewitz dal titolo Vom Kriege che analizza la guerra in quanto fenomeno di origine esclusivamente politica; e' anzi essa stessa politica perseguita con mezzi diversi dalle trattative diplomatiche che si manifesta come campo dei possibili dominato da leggi probabilistiche, come ogni altra attivita' umana. Ora se la formazione scientifica e' necessaria per dotare gli individui di strumenti capaci di ricavare ordine dal caos, la giustificazione della guerra come fatto politico riconduce il problema del rapporto tra individui e guerra a quello originario del rapporto tra politica e guerra.
La posizione di molti giovani Allievi che, come Z., si dichiaravano apolitici e professavano un genuino distacco da ogni scelta ideologica era percio' potenziale origine di antinomie ed aporie che sarebbero esplose piu' avanti nella loro vita di Ufficiali.
La posizione ideologica che Z. andava comunque sviluppando come scelta consapevole, al di la' dei condizionamenti educativi e della sua storia personale, era un quella di un conservatorismo illuminato del tipo che piu' tardi avrebbe riconosciuto in Carlo Emilio Gadda, il piu' grande scrittore italiano del '900.
Gadda aveva partecipato con entusiasmo alla Grande Guerra come Ufficiale degli Alpini, prima sul fronte trentino e poi su quello carsico, ma quello che vide gli fece scrivere piu' tardi ne Il Castello di Udine "I naufraghi del latino e i giovani bocciati agli esami di ragioneria possono riuscire degli ottimi aiutanti di battaglia. Ma i comandanti d'armata e' meglio che abbiano i loro diplomi in regola. Cesare sapeva leggere, scrivere e far di conto". E ancora, nello stesso libro "Quando le locuzioni 'far fesso', 'non mi fai fesso', riusciranno incomprese, allora la diana sara' splendida, come i fulgori primi del giornoSť Il mito della furberia e' un ignobile e turpe mito" e parlando direttamente di se', piu' avanti dice "Ma quando la fumana e il fragore delle furibonde battaglie toglievano alle anime il piacere d'essere venute a sto mondo, e il monte ed il colle divennero una cava di ghiaia, e nient'altro che una cava di ghiaia, allora feci del mio meglio per essere degno dei miei compagni: per essere un soldato d'Italia. Ora, in quei giorni di sangue e di folgori, cio' che mi tenne all'impiedi e mi permise andare e saltare e coniugar giusti i verbi italiani, non fu ne' predica, ne' giornale, ne' speranza di combattere "l'ultima guerra"; ne' di redimere l'umanita' da nessuno; furono un istinto e un'idea. Che furono vita, furono forza. L'idea la chiamo dovere militare, l'istinto lo chiamo orgoglio militare".

Accanto a questi momenti di entusiasmo ci sono pero', negli scritti militari di Gadda, i momenti di malumore verso i Comandi inetti, verso la mancanza di logica di certe operazioni cui conseguiva spreco di vite umane, verso la condotta di una guerra della quale risalta ancor oggi l'esiguita' dei guadagni a confronto con la quantita' delle perdite.
Da quella che fu la prima grande carneficina organizzata della storia in avanti il volto della guerra e' diventato sempre piu' atroce, autorizzando a dire che se sporca si definisce la politica, ancora piu' sporca si deve definire la guerra.
Ora, se il militare di carriera deve fare la guerra quando cio' gli viene richiesto, poiche' quello e' il suo mestiere, dovra' forse impedire a se stesso di analizzare le premesse politiche della guerra stessa? Soprattutto se si tratti di una guerra offensiva intrapresa come strumento di una politica di potenza.
Ampio materiale di riflessione offre a questo proposito la seconda guerra mondiale, ma anche le sue premesse quali la guerra d'Etiopia e la guerra di Spagna. Nel primo di questi due casi, l'obiettivita' dei fatti impone di definire l'evento essenzialmente come aggressione di uno stato sovrano, da cui alla fine l'Italia ricavo' solo un po' di karkade' e l'obelisco di Axum, oltre una caterva di debiti. Nel secondo caso l'intervento italiano appoggio' una sollevazione militare contro un governo legittimo e anche qui le spese furono molto superiori ai ricavi.
L'Italia entro' nel secondo conflitto mondiale per un calcolo furbo e sbagliato di Mussolini che non volle tenere conto del parere contrario dello Stato Maggiore. Il ripensare oggi a come furono mandati a morire i combattenti sui vari fronti, con armamenti obsoleti, rifornimenti scarsi e male organizzati, agli ordini di un alleato poco amato provoca ancora un intorcinamento delle budelle! Lo stesso che al Capitano in congedo Gadda detto' l'invettiva del libro Eros e Priapo.

Nel periodo dell'Accademia una delle canzoni alpine piu' care a Z. era "Il ponte di Perati", un canto cupo e disperato che serba ancora l'eco della tragedia con la quale s'era concluso il fallito attacco a un paese con cui non vi era alcun contenzioso specifico. Lacrime di rabbia ancor oggi per la Julia sacrificata in Albania e in Russia o la Folgore immolata ad El Alamein! Valorosi che anche quando contrari a quella guerra del tutto impopolare seppero tuttavia donare il proprio sacrificio combattendo in condizioni di inferiorita' di numero, mezzi ed armamenti.
La meditazione di Z. su questi temi inizio' nel secondo anno di Accademia generando, poco a poco, quella condizione che gli psichiatri della Scuola di Palo Alto definiscono "doppio vincolo". Da un lato cioe' egli amava l'Esercito ed era orgoglioso della propria condizione di militare, dall'altro cominciava ad aborrire la guerra, cioč proprio la funzione per la quale si stava preparando. Evidentemente la coesistenza di queste due pulsioni contrapposte costituiva una discrasia da cui emergeva un malessere sempre piu' profondo. Che la politica fosse solo ricerca ed affermazione di potere l'aveva capito, come molto piu' tardi doveva capire che anche il sapere s'identifica con il potere, secondo quanto lucidamente espresso da Michel Foucault.
I due sistemi che allora si spartivano il mondo erano basati rispettivamente sull'ideologia capitalista e su quella marxista, ma entrambi avevano, come elemento comune, il fatto di essere sistemi di potere. Il capitalismo sosteneva il culto di un'apparente liberta', basata sul mito del profitto e del consumo, il secondo un'utopia di apparente eguaglianza, basata in realta' su un sistema poliziesco e tirannico. La sconfitta del nazismo sembro' inizialmente comportare l'estirpazione di un cancro della storia dal corpo del mondo, ma questo corpo non si poteva considerare risanato. In esso coesistevano e si compensavano due patologie in un precario equilibrio che si manifestava con una forma di confronto mai prima attuato nella storia, ovvero la guerra fredda. I militari di entrambi i blocchi erano i protagonisti di questa guerra non guerreggiata che doveva protrarsi fino al collasso dell1Unione Sovietica. Quello che successe poi lo stiamo vedendo ora.
Quando Z., molti anni dopo, pensava all'Accademia gli sembrava di rivedere i volti di tutti i suoi compagni di allora, con la loro espressione seria e dignitosa di ragazzi perbene, capaci di aver scelto, nella vita, la strada meno comoda, sacrificando la propria liberta' in nome di una metafisica che poteva avere nomi diversi, ma che esigeva un'unica, assoluta, dedizione. La scelta di servire in armi implicava la disponibilita' al sacrificio, da quello dell'intelletto, sotteso all'obbedienza "pronta, rispettosa ed assoluta", fino a quello supremo, possibile e forse augurabile. Avendone condiviso la vita, sia pur per un periodo breve ma intenso, Z. credeva di capire che cosa li spingeva e ne sosteneva l'altissimo senso del dovere. Egli avrebbe seguito altre vie, facendo altre molteplici esperienze, ma non dimentico' mai la "forgia" per la quale, assieme a loro era passato nella primissima giovinezza.
Ora e' arrivato il momento dell'ultima adunata. Non occorre augurarsi ed aspettarsi piu' nulla e resta solo la necessita' di mantenere un "assetto" dignitoso. Come quando, al maneggio, l'istruttore raccomandava "Tacchi bassi e suole in fuori!" all'apparenza molto semplice, ma in realta' assai difficile.
Nell tradizione sciamanica, come riporta Carlos Castaneda nei suoi libri, solo colui che si sottopone ad una determinata e rigorosa autodisciplina e' un guerriero, e se fa questo in modo impeccabile puo' accrescere il proprio potere personale fino a conquistare il sapere, divenendo uomo di conoscenza. Questo puo' costituire l'unico scopo ed essere la sola giustificazione della vita umana.

INDIETRO

1. Allievo, Lei e' un imbranato.

2. Ozio continuo senza riposo.

3. Allievo, quel cavallo ha la ruschena!

4. Il "Ponte di Perati", una delle canzoni alpine piu' care.


INDICE

Copyright © Collezioni-f.