2. Ozio continuo senza riposo.

Il modello di riferimento per gli eserciti che curano l'istruzione formale e' in fondo quello napoleonico, a sua volta derivante dalle legioni romane, la cui efficienza era basata in larga parte sulla capacita' di marcia in formazione ordinata. Napoleone sosteneva spesso che per vincere le battaglie erano piu' importanti le suole degli stivali che i fucili e quest'idea, stranamente, resto' viva anche dopo la meccanizzazione degli eserciti. Oltre che per i trasferimenti delle armate, la capacita' di marciare era stata fondamentale, nel periodo tra il XVIII e il XIX secolo, per la conduzione delle battaglie in cui vi erano spostamenti ordinati con marce, contromarce e ripiegamenti delle linee di fuoco. Un'altra idea napoleonica che si perpetuo' in ambito militare fu quella della "facciata" formale, legata ad uniformi impeccabili, decorazioni, fanfare, stendardi, labari e in genere espressioni simboliche di ordine, forza ed efficienza. Ogni esercito deve essere il pubblicitario di se stesso e della propria nazione, esibendosi in modo da condizionare psicologicamente amici e nemici. Naturalmente, quanto piu' forte e' l'identificazione e il senso di appartenenza dei cittadini alla propria nazione, tanto piu' essi saranno capaci di svolgere i propri compiti nelle forze armate in maniera esemplare. Un modello di condotta militare e di rapporto tra comandanti e truppe e' quello di Napoleone che dopo Austerliz diffonde il proclama "Soldati! Sono contento di voi. Voi avete, nella giornata di Austerliz, decorato le vostre aquile d'una gloria immortale" ampolloso e pieno di tutta la grandeur francese ed imperiale. Molto piu' incisivo e commovente per la sobrieta' tipicamente british e' il messaggio di Nelson, prima di Trafalgar "L'Inghilterra si aspetta che ognuno faccia il proprio dovere".

Ai giorni nostri, uno degli eserciti migliori e' quello di Israele, vero e proprio people's army, in cui ogni cittadino, senza eccezioni, deve prestare servizio annualmente, dai 18 ai 56 anni. In quest'esercito un apparato formale minimo si accompagna con la massima efficienza operativa e cio' si puo' capire se si pensi che esso, nato nel 1948, a partire da formazioni clandestine, e' privo di tradizioni ottocentesche e di soffocanti memorie storiche da mantenere e perpetuare ad ogni costo. Tra l'altro Israele e' uno dei pochi paesi civili in cui i soldati vanno in licenza portandosi appresso le armi individuali con le relative munizioni.
Agli Allievi del 12° Corso il Capitano "Carioca", che come quasi tutti gli Ufficiali istruttori aveva un soprannome, asseriva con convinzione apodittica "La forma e' sostanza" ed aveva in fondo ragione, soprattutto se si pensi che la definizione/esortazione veniva rivolta a dei giovani borghesi appena entrati in Accademia, appartenenti a una generazione cresciuta senza la televisione e non ancora toccata dal consumismo, ma generalmente scettici ed individualisti, naturalmente indisciplinati e spesso tendenzialmente anarcoidi, fedeli solo alla propria famiglia e non molto inclini al rispetto per lo Stato e le istituzioni. Queste tendenze andavano corrette e modificate per costruire degli uomini nuovi, dei militari. Z. era un giovane intelligente, ma un po' superficiale e non molto informato sulla realta' del proprio tempo, come d'altra parte era la maggior parte dei suoi commilitoni. Non aveva convinzioni politiche particolari e anzi sentiva una forte estraneita' dalla politica, considerata come bizantina esercitazione dell'arte del compromesso e dell'ipocrisia elevata a sistema. La sua formazione e l'eredita' mussoliniana che faceva parte del suo inconscio gli rendeva abbastanza facile accettare ingiunzioni come "obbedire" e "combattere". Qualche problema restava con il "credere" perche' nell'Italia di allora non c'era in fondo molto in cui credere. Almeno per lui.

Il mondo era diviso in due grandi blocchi contrapposti, occidentale ed orientale, che facevano riferimento a due diverse ideologie e due diversi ordinamenti dello Stato.
La sanguinosa guerra di Corea, terminata da un paio d'anni, era stato un momento di scontro quasi diretto, ma Z. di essa aveva percepito quanto era filtrato da film come "L'amore e' una cosa meravigliosa" con Jennifer Jones e William Holden, un polpettone in cui il sentimentalismo zuccheroso di una vicenda privata prevaleva su ogni avvenimento o considerazione storico-sociale.

Durante il biennio d'Accademia 1955-1957 scoppiarono la crisi di Suez, cioe' la seconda guerra arabo-israeliana e la rivolta ungherese, due fatti che, se non si fossero neutralizzati a vicenda, avrebbero potuto precipitare i blocchi in una guerra mondiale disastrosa. A parte l'eccitazione per una possibile partecipazione, Z. capì in quell'occasione la differenza tra un militare di carriera e un cittadino qualsiasi poiche' solo per il primo la prospettiva di una guerra era quasi augurabile, anche se in quel periodo la politica estera italiana, ambigua come sempre, era piuttosto timida e del tutto priva di iniziative. Era comunque l'epoca del cosiddetto equilibrio del terrore e del concetto di deterrenza, una riedizione del romano "Si vis pacem, para bellum" ed anche un momento grave come quello venne superato a forza di astuti compromessi.

Tornando alla normale vita d'Accademia occorre ricordare come essa comprendesse molti riti di spersonalizzazione, come la rapatura dei capelli. l'obbligo di effettuare tutti gli spostamenti inquadrati e di corsa, preparazione minuziosa del "cubo", cioe' il blocco di materassi ripiegati, coperte e lenzuola, da rifare piu' volte. Un altro esercizio della serie era urlare nome e cognome a pieni polmoni stando sull'attenti ad un capo del cortile Montecuccoli: "Allievo Z.K.!" e l'Ufficiale all'altro capo rispondeva, sempre urlando "Non sento. Ripeta!" e il tutto si ripeteva piu' volte. Da questo emergeva l'idea che l'Esercito fosse una grande macchina livellatrice, capace di inglobare tutto e tutti, offrendo protezione ed esigendo dedizione. Z. imparo' presto a distinguere un comportamento "imbranato", cioe' goffo ed incerto, da quello "scafato", cioe' disinvolto e sicuro. Vi erano continui appelli e contrappelli. adunate e schieramenti, presentazioni della forza, cioe' dei reparti inquadrati da Tenente a Capitano e poi gradualmente ascendendo la scala gerarchica, in modo sempre compatible con la scherzosa definizione della vita militare come "ozio continuo senza riposo". Solo dopo molti anni Z. fu in grado di capire quello che aveva vissuto in Accademia, così come solo nella prospettiva del tempo e della distanza determinati avvenimenti divengono storia. La vita da Allievo e soprattutto la sua scelta provocavano reazioni e avevano motivazioni diverse a seconda della personalita' e della sensibilita' individuali. In essa vi era anche un certo fondo sado-masochista che divenne chiaro a Z. solo dopo aver letto "L'aviere Ross" di T. E. Lawrence. Quest'autore, leggendario condottiero della rivolta araba contro i Turchi nel 1917 e ministro plenipotenziario del Regno Unito dopo la vittoria si era arruolato sotto falso nome ed era entrato in una scuola militare rinunciando a tutti i suoi privilegi. Era stata per lui un'esperienza di sublimazione di tipo quasi mistico in cui l'obbedienza diventava una sorta di volutta' ed anche un atto di purificazione e di rigenerazione morale.

In Accademia vi erano Ufficiali intelligenti e molto amati, come Johnny Guitar, assieme ad altri, ma pochi in fondo, ottusi ed arroganti piu' o meno "rompicoglioni". Elemento fondamentale della vita degli Allievi, da cui dipendeva la graduatoria di merito che li avrebbe accompagnati per tutta la loro futura vita di Ufficiali era comunque lo studio o, come si diceva, la "pompa".

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1. Allievo, Lei e' un imbranato.

2. Ozio continuo senza riposo.

3. Allievo, quel cavallo ha la ruschena!

4. Il "Ponte di Perati", una delle canzoni alpine piu' care.


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