Allievi del 12° Corso dell’Accademia Militare, ex allievi della Nunziatella: Lorenzo Alberto Audisio, Sergio Bonfirraro, Alberto Carchio, Antonio Catani, Mario Celentano, Enrico Cipolla, Giuseppe De Caro, Fernando Ferretti, Vittorio Fiore, Gian Luigi Guerrina, Raffaele Gugliucci, Gregorio Lancellotti, Gennaro Masciello, Carlo Martelli, Ermanno Milone, Bruno Morelli, Raffaele Porpora, Giacomino Ruberto, Biagio Sica, Giovanni Statti, Antonio Terrizzi, Francesco Vannucchi.

L’ANIMA DELLA NUNZIATELLA
di Francesco Vannucchi

Fotografie della "Nunziatella"
cliccare qui

Per ben delineare l’ANIMA della Scuola Militare di Napoli, la Nunziatella, sarebbe sufficiente illustrare le vicende storiche in cui essa è stata protagonista, nei 216 anni dalla sua istituzione. Mi piace però iniziare questo scritto con le parole di un illustre Uomo, Paolo Barbi, insegnante di Storia e Filosofia presso la Scuola negli anni ’50, citato da Raffaele Girolamo Maffettone, benemerito ex allievo, nella sua “Storia dell’Associazione Nazionale Nunziatella”: “…(La Nunziatella è) Uno strumento felicemente concepito, miracolosamente conservato lungo due travagliatissimi secoli e ancor oggi sapientemente curato, per costruire gli uomini, i veri uomini. Quasi un’oasi in mezzo al deserto: perché là, appunto, si costruisce mentre altri, altrove, demolisce. Un’isola di serietà, di impegno di precisione in un mare di pressapochismo e di menefreghismo. Un luogo di ordine e di disciplina in un mondo di confusione e di rilassamento; un luogo dove si impara a contrapporre il senso di responsabilità sociale all’individualismo comodo ed egoista. E’ stata una cosa importante per l’Italia del Risorgimento. Ma lo è ancor più per l’Italia di oggi, perché fornisce ogni anno una sia pur piccola dose di quel lievito di cui ha tanto bisogno la massa del popolo italiano…”. Penso che queste parole siano certamente adeguate alla realtà, essendo la Nunziatella nata come Accademia Militare ed essendo oggi gestita da uomini con le stellette, che, possedendo, senza alcun dubbio, i concetti di Patria, Onore, Dovere, sono in grado di trasmetterli con la parola e con l’esempio ai giovani allievi.

E, ora, una breve sintesi storica.
Per dare concrete risposte alle istanze militari del seicento, conseguenti all’imporsi sul campo di battaglia di un’arma rivoluzionaria dell’Arte della Guerra, l’Artiglieria, i più importanti stati europei cominciarono a studiare e, per quanto possibile, a porre in pratica le misure considerate più idonee. Tra i primi si mosse lo stato sabaudo, costantemente in lotta per la propria sopravvivenza, che realizzò il proprio Arsenale e diede vita a due scuole militari, la “Reale Accademia” nel 1678 e le “Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazione” nel 1739, prime nel loro genere in Europa. Anche a Napoli, Carlo di Borbone, riconquistato il Regno nel 1734, provvedeva a molteplici riforme, con particolare riguardo alla formazione di un forte Esercito, le cui fondamenta furono la “Real Accademia de los Guardias Estendartes de las Galeras” nel 1735, la ”Real Accademia di Artiglieria” nel 1745, e la “Real Accademia del Corpo degli ingegneri Militari” nel 1754. La successiva evoluzione portò all’unificazione di questi Istituti nella “Real Accademia Militare”, che iniziò l’ attività il 18 Novembre del 1787, data di nascita della Nunziatella. Si legge nella lapide che ne ricorda la costituzione e che trovasi, tuttora, sul portone d’ingresso della Scuola:

Ferdinando scelse quale sede della Real Accademia l’ex noviziato dei Gesuiti in Pizzofalcone con annessa l’attigua Chiesa dell’ “Annunziatella”, “in una posizione incantevole aggrappato alla collina verdeggiante che scendeva verso la spiaggia di Chiatamone di fronte al Castel dell’Ovo e dalle sue finestre si scopre il mare con la vista di Capri, Posillipo alla destra con la passeggiata della Villa Reale tra voi e la grotta…” (sono parole di Goethe!).
Nel 1799, a seguito del diffondersi degli ideali di “libertè, fraternitè, egalitè”, esportati in Europa dalle armate rivoluzionarie francesi, in Napoli venne proclamata la Repubblica, cui aderirono anche molti insegnanti, ufficiali ed allievi della Real Accademia. Di conseguenza, al suo rientro a Napoli, Ferdinando IV ordinò la chiusura dell’Istituto, “per le ripetute e manifeste prove di non corrispondere alle benefiche mire del Re”. L’Accademia riassunse in pieno il suo ruolo soltanto nel 1806, con l’arrivo dei francesi ed ebbe un forte impulso vitale durante il regno di Gioacchino Murat. Nel 1816, Ferdinando, rientrato a Napoli, la mantenne in vita nel quadro di un nuovo ordinamento delle Scuole dell’Esercito. Tuttavia, la Nunziatella continuò ad essere un concreto punto di riferimento dei fermenti di italianità con conseguenti dure epurazioni. Scrive Edoardo Cione nel suo libro “Francesco De Sanctis dalla Nunziatella a Castel dell’Ovo”, che “…fin dai tempi in cui la Patria non era ancora assurta all’unità, la Nunziatella era fucina ardente del sentimento nazionale”e che “Fra gli integrali ed i differenziali –ha lasciato scritto un antico allievo- il dovere di amare la Patria era dimostrato dai professori con rigore matematico. La parola Italia, nella quale, anche non volendo, dovevano imbattersi i professori di lettere italiane, destava negli alunni, in quei tempi, un ardore insolito…quella parola era il nome della nostra grande Patria, la quale era dominata dagli stranieri e doveva recuperare la sua indipendenza.” Nonostante che questi sentimenti fossero così diffusi, l’Esercito napoletano a Gaeta salvò l’onore delle armi. Al riguardo, nell’annuario 2003 della Nunziatella viene ricordato che Benedetto Croce scrisse: ”E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di questi estremi difensori, tra i quali nobili spiriti, come quel Matteo Negri che nel 1848 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel 1860 non seppe staccarsi dalla Bandiera del suo reggimento e, italiano, cadeva ucciso in combattimento al Garigliano contro italiani”. Lo stesso annuario riporta che Piero Pieri, eminente storico dell’arte della guerra, nella sua “Storia Militare del Risorgimento” affermò che “la difesa di Gaeta rimaneva una pagina molto onorevole per i soldati che l’avevano sostenuta e per i loro ufficiali”.
Nell’Italia unita, la Nunziatella assunse, nel 1862, la denominazione di Collegio Militare in Napoli e il ruolo di scuola superiore, cioè quello attuale, per preparare i giovani al successivo passaggio nelle Accademie Militari. I Savoia mostrarono per essa alta considerazione, iscrivendo ai suoi corsi il Principe Ereditario Vittorio Emanuele e promuovendo nel primo centenario di vita dell’ Istituto (18 Nov.1887) solenni manifestazioni celebrative; la validità della funzione della Nunziatella nella formazione degli Ufficiali dell’Esercito italiano fu, altresì, sottolineata nel 1882 dalla scelta di Enrico Cosenz (corso 1832-40) quale Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e dalle successive scelte per lo stesso incarico di altri due ex allievi (Domenico Primerano del corso 1842-50 e Alberto Pollio del corso 1852-60).
Nel periodo 1870-1943, la storia della Nunziatella è la storia della Patria: dovunque necessario, nel nome dell’Italia, gli Allievi della Nunziatella scrissero gloriose pagine di valore e di sacrificio.
Dopo la 2^ Guerra Mondiale, il 24 Maggio 1950, la Nunziatella ebbe l’incommensurabile onore della concessione della Bandiera di Guerra. Il 18 Nov. 1953, gli fu attribuita l’attuale denominazione di Scuola Militare, ottenendo lo stemma araldico con il motto “PREPARO ALLA VITA E ALLE ARMI”, a significare il suo importante ruolo nella formazione di coloro che hanno la fortuna di frequentarla, poiché essi entrano ragazzi ed escono Cittadini consapevoli delle loro responsabilità e dei loro doveri verso la Patria.

Essere ammessi a frequentare la Scuola ed uscirne al termine degli studi è un fatto che segna l’individuo per tutta la vita: una forte emozione sempre lo invaderà e a qualcuno farà addirittura brillare negli occhi le lacrime, allorché, in occasione dei raduni annuali o di anniversari importanti, come ad esempio i 200 anni della Nunziatella del 18 Nov. 1987 o il cinquantennale del Corso, l’ex allievo rimetterà piede nella Scuola, sosterà in compunto silenzio nel Sacrario, incontrerà i compagni di classe e i colleghi di corso, i sempre “Divinissimi Anziani”, le “Invertebrate Cappelle”, i “Lerci Cappelloni”. Questi sentimenti, che si accentuano nell’intensità via via che gli anni trascorrono, sono gli stessi sentimenti che gli ex allievi dell’Accademia Militare provano ogni volta che varcano il portone del Palazzo Ducale di Modena.
Il momento ed il ricordo più esaltante del periodo trascorso alla Nunziatella è il giorno del MAK P 100; esso indica che solo 100 giorni separano l’Allievo dal termine dei suoi studi presso la Scuola ed è un giorno di grandi feste e di grandi manifestazioni militari e sportive. Questo giorno è immortalato nel canto dell'Addio, noto anche con il titolo "OH! MAK P", che rappresenta un pò la sintesi dell’Anima della Nunziatella.

Un sasso,
un'umile pietra gloriosa,
un masso,
bagnato da sangue d'eroi
e' con noi.
Vide i suoi morti nel
Grappa coprirlo e baciarlo
con caldo liquore vermiglio,
sentì le bocche invocanti,
la Patria: e fu sacro.
Dai fori bruciati
dal fuoco nemico
carpì una vita fuggente,
porto' misterioso nel solco di pietra
un segreto di vita e di gloria.
Poi giunse,
e ai vivi riporta dei morti
gli spiriti assenti.





















Umorismo militare

Sito della Nunziatella
www.nunziatella.org


Indice Generale


Copyright © Collezioni-f.