Lorenzo Audisio


Caro Pier Giorgio,
finalmente il giorno è arrivato e abbiamo vissuto l’evento tanto atteso. E’ stato il 14 ottobre scorso, come tu sai, e tutto si è svolto non molto diversamente da come avevamo previsto, salvo forse l’impatto emotivo, superiore ad ogni aspettativa.
Non starò a raccontarti tutto quello che è avvenuto nei due giorni del Raduno. Mi limiterò a riferirti i momenti più salienti della cerimonia vera e propria del Cinquantennale, e le emozioni più intense che io, come probabilmente tutti i miei compagni, ho provato. Dunque dopo la tradizionale cena di corso protrattasi fino a tarda ora –dove ci siamo incontrati, riconosciuti e salutati- il mattino seguente venerdì 14, ancora un po’ intontiti, siamo partiti su pulman targati HD alla volta del Palazzo Ducale. Di fronte al maestoso ingresso il primo tuffo nel nostro passato di allievi : libera uscita si e libera uscita no, partenze gioiose e rientri mogi mogi, celebrazioni e addii. E alzando gli occhi, la lunga fila delle finestre dove molti di noi avevano le “camerate”, dalle quali sbirciavano la piazza sottostante e tutta l’umanità che in qualche modo l’animava. Oltrepassato l’ingresso abbiamo sostato ai bordi del Cortile d’Onore, indimenticabile luogo di tante adunate. L’acciottolato è quello di un tempo, le dimensioni mi sono sembrate più piccole di come le immaginavo. Ma la severità del tutto è rimasta immutata, spazio chiuso da maestosi colonnati riservato a momenti importanti.

E’ seguita la S. Messa nell’aula magna celebrata dal nostro Renzo Fanfani, ora don Renzo, che tu tanto hai fatto per rintracciare (concelebrante il cappellano dell’ Accademia).E’ stato grande don Renzo. Al momento del “sermone”, dopo un attimo di pausa e probabilmente di emozione, ha esordito “ma cosa potrò mai dire a dei vecchi amici come voi”, ma poi ha detto cose magnifiche e di alto profilo. L’intensità del momento era palpabile nella grande aula e la commozione ha raggiunto il massimo quando don Renzo, allievo tra gli allievi, ha ricordato i compagni che ci hanno lasciato per sempre, e i nostri parenti e i nostri amici. Qualche pianto sommesso non è mancato, mentre il coro dell’accademia, fatto da allievi e da allieve raggruppato e ben visibile a lato dell’altare, diffondeva nella sala con ammirevole abilità canora, un canto sacro e toccante. Quando siamo usciti ognuno ha cercato di ritrovare sé stesso nella sua dimensione più naturale.

La visita alle infrastrutture ha seguito i canoni tradizionali. Abbiamo visto molte cose nuove, che a stento riesco a ricordare. Anche perché si camminava e si chiacchierava ora con l’uno ora con l’altro. Il cortile della Montecuccoli è stato completamente rinnovato, ed è ben lontano dalla grezza configurazione di allora. Vi spiccavano due torri per l’addestramento al lancio e una pista per l’atletica leggera. Anche la palestra mi è parsa nuova di zecca, i corridoi di transito abbelliti e quasi irriconoscibili. Immutato invece il ponte dei sospiri. Non abbiamo ritrovato gli “spacci”, dove trascorrevamo i nostri brevi tempi morti, né le “nostre” camerate, che forse non esistono più. Ci è stato mostrato invece un “modulo abitativo” ultimo modello, a 6 posti, con ampi armadietti e nuove suppellettili. Un lusso sfrenato rispetto agli standard dei nostri tempi.

La proiezione del film “Scuola Comando” ci ha aggiornati su alcuni aspetti addestrativi, più in linea con i nuovi equipaggiamenti ed armamenti, e più rispondenti alle nuove esigenze generali.
Poi c’è stata la cerimonia militare vera e propria. Abbiamo preso posto nel Cortile d’Onore per compagnia nelle tradizionali aree di adunata. Alcuni dei nostri vecchi comandanti tra i quali il ten. Inghilleri, il ten. Broso e il ten Bogo,ci hanno onorato della loro presenza. Più che uno schieramento era una lunga linea scura che andava da una parte all’altra del grande cortile. Ognuno aveva di fianco i vecchi compagni di un tempo. Quelli che erano presenti, perché non tutti hanno potuto venire. …. I cadetti in alta uniforme hanno fatto il loro ingresso sfilando per plotone, preceduti da una fanfara alpina (cosa che a noi alpini ha fatto molto piacere). Devo dirti la verità: sono stai perfetti. Hanno preso posto di fronte a noi: in uniforme storica gli anziani e ancora in tuta verde marcio di servizio gli ultimi arrivati e le giovani allieve. Proprio queste ultime in armi sono state per noi la grande novità. Ne avevo alcune proprio davanti a me e le osservavo. Mi sono parse più giovani di quanto non fossero, in uniforme e senza trucco, ma a loro agio e senza sbavature nel portamento militare, con il fucile sul presentat’arm (meraviglia delle meraviglie), il baschetto nero a coprire i capelli. Buon per i nostri successori , che hanno questa lieta variante nella uggiosa vita di accademia. Inoltre avranno dei partner adeguati per le lezioni di ballo…! Onori e rassegna come da prassi. Giovenali accompagna il Comandante dell’Accademia. Allocuzioni. Il Comandante dice cose molto belle nei nostri confronti: riconoscenza per il nostro impegno, per i nostri sacrifici e per quello che il Corso nel suo insieme ha dato all’Esercito negli anni del suo servizio attivo. Onore al merito insomma per questi attempati servitori delle Forze Armate e del Paese che sono tornati per un giorno alla loro casa madre per ricordare, a cinquant’anni di distanza, l’inizio della loro vita con le stellette. Anche Giovenali fa sentire la sua voce. Parla soprattutto per i cadetti che ci stanno davanti e in particolare per quelli del 187° corso che si gemella con il 12°, e che idealmente porterà avanti le comuni tradizioni e il comune sentire. In quanto a noi, possiamo essere orgogliosi per quello che abbiamo fatto, servendo con lealtà e dedizione l’Italia in un periodo caratterizzato dalla guerra fredda e da altre difficili situazioni internazionali.
Non può mancare la deposizione di una corona di alloro ai Caduti, deposizione che per noi assume ora, che abbiamo già perso tanti compagni, un significato particolarmente intenso.
Lo schieramento si scioglie e si affluisce nella sala mensa previo aperitivo. Scambio di doni finale e rompete le righe. Addio Modena, e per scaramanzia non aggiungiamo altro.

Ora che è tutto finito sai che ti dico? Che vorrei tornare domani per incontrare di nuovo tutti i colleghi che ho appena visto, appena salutato, per parlare più a lungo della nostra vita, di quello che ci è andato dritto e di quello che ci è andato storto. Così, per capire meglio come è fatta questa nostra parabola terrena, che in un baleno arriva alla fine. E per parlare un poco anche della nostra vita di allievi, che è un modo per ricordare anche i nostri 20 anni. Che in fondo è quello che rimpiangiamo di più, anche se la libera uscita la vedevamo con il binocolo, l’addestramento era duro, la “consegna” incombente, e lo studio impegnativo. Li rimpiangiamo certo, ma con l’orgoglio di essere stati allievi dell’Accademia Militare di Modena.
Un abbraccio.
Lorenzo

Caro Pier Giorgio, ti mando le fotografie del cinquantennale piu' significative che ho potuto scattare. Quattro riguardano la cerimonia in cortile d'onore e una la S. Messa con Fanfani celebrante. A presto. Lorenzo


"Lealta' e Garibaldi" in Accademia


CRONACA DEL CINQUANTENNALE DI LUIGI GIOVENALI


Allocuzione del Comandante dell'Accademia Militare
Gen. D. Francesco Tarricone


Intervento del Capo Corso del 12°
Ten.Gen. Luigi Giovenali


Omelia del nostro compagno di Corso
Don Renzo Fanfani


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