Carissimo Piergiorgio,
nella mia qualità di ex vice-comandante del Battaglioe San Marco (incarico che è durato ben sette anni) ho partecipato, con la nostra Associazione, alla cerimonia commemorativa del "25 aprile". La circostanza mi ha offerto l'opportunità di fare alcune riflessioni. Gigi Giovenali mi ha consigliato di inviare a te questo breve scritto, per l'uso che ne vorrai fare.
Sempre su sollecitazione di Gigi mi sono impegnato a scrivere qualcosa su di me (da quando sono andato in pensione ho fatto tante cose), ma soprattutto sul San Marco. Non ho molto tempo a disposizione perchè in questo periodo, fra le altre cose, su incarico del sindaco di Padova, mi sto occupando della costruzione di un "planeterio" per lo studio dell'astronomia (valore un milione di euri) che è una delle mie passioni.
Ti saluto molto affettuosamente e ....... tieni duro! come facciamo tutti noi.
Un abbraccio. Nicola Signore
Caro Nicola,
grazie di cuore per la tua lettera molto significativa di questi tempi, sulla quale concordo pienamente.
Conosco bene il cimitero di Altare, ero Comandante di Presidio e ogni 25 aprile il mio picchetto rendeva gli onori a TUTTI i caduti.
Ho provato in quel cimitero le profonde sensazioni che tu descrivi, ho letto tutti i nomi con grande rispetto, pensando all'enciclica "PACEM IN TERRIS" di GIOVANNI XXIII, che ora metterò nel nostro sito con la tua lettera.
Ho sempre curato quel cimitero tenendolo in ordine, nonostante i soliti vandali imbecilli. Veramente hai ragione, in quel luogo si può meditare e commuoversi profondamente.
Nel nostro sito ricorderemo, come ho già scritto in "ONORE MILITARE", tutti i nostri soldati.
Sei un Comandante perfetto, complimenti.
Tanti cari auguri per il tuo nuovo lavoro e saluti, con un abbraccio commosso, PG.
IL GRUPPO LEONE DI S. MARCO
FESTEGGIA IL 25 APRILE
AL CIMITERO DI ALTARE
Anche quest'anno, 2006, si è festeggiato in tutta Italia l'anniversario della Liberazione. Festa che dovrebbe essere di tutti gli italiani, per ricordare, con doveroso senso di gratitudine, coloro che, in momenti difficili, fecero la scelta molto coraggiosa di percorrere una strada disseminata di sofferenze e di morte, per il bene dell'Italia. A questi uomini - i padri della Resistenza - tutti gli italiani devono la riconoscenza per averci consegnato una Italia libera.
Purtroppo, ho dovuto constatare che dopo ben 61 anni dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale, le manifestazioni commemorative hanno evidenziato le profonde spaccature che ancora oggi dividono gli italiani. Gli avvenimenti connessi alla Liberazione, sebbene così lontani nel tempo, vengono discussi con passione e con le lenti deformanti della politica. E questa logica rischia di perpetuare nel tempo solo faziosità, mancanza di obiettività e divisioni insanabili nel popolo italiano.
E' mia opinione che ormai è giunto il momento di fare una seria riflessione intorno a questi avvenimenti e di provare ad interpretarli unicamente in chiave storica e con il giusto rispetto che si deve, in ogni caso, a tutti i morti, a prescindere dalla parte nella quale si sono trovati a combattere.
Il Gruppo Leone di San Marco - Marina Militare, annovera fra i suoi soci gli uomini che militano o che hanno militato nei reparti del San Marco di oggi, ma anche di ieri: nel Reggimento che ha combattuto a fianco degli Alleati, ma anche nella Divisione San Marco della Repubblica Sociale Italiana. Questa scelta può apparire, ai molti, poco opportuna e al di fuori degli abituali schemi di suddivisione di parte: noi e loro. I soci del Gruppo, invece, svincolati da qualsiasi appartenenza politica, fin dall'inizio, hanno dato vita ad una profonda riflessione sulle vicende che hanno caratterizzato il Secondo Conflitto Mondiale ed in particolare la fase della Liberazione. Le conclusioni sono sostanzialmente tre.
La prima si riferisce all'esigenza di conciliazione e di pacificazione di cui il popolo italiano sente l'esigenza, soprattutto per avvenimenti così lontani nel tempo.
La seconda riguarda l'opportunità di leggere questi avvenimenti alla luce della loro verità storica. La storia per definizione è la descrizione obiettiva degli eventi del passato, pertanto bisogna prendere atto che essa ci dice che non vi è alcun dubbio su chi ha vinto la guerra e chi, invece, ne è uscito sconfitto. Ma per onestà intellettuale dobbiamo ammettere che se le vicende belliche avessero avuto una diversa conclusione, oggi ci troveremmo a parlare degli stessi argomenti, ma a parti invertite. Inoltre, tutti noi dovremmo fare un esercizio mentale e metterci idealmente nei panni di chi si è trovato nella grande confusione politica-militare dell'8 settembre del 1943. Con quali criteri i nostri combattenti, privi di informazioni e, soprattutto in mancanza di direttive militari, potevano valutare qual'era la scelta giusta da fare? ed i giovani, educati nel clima del ventennio fascista? Oggi, col senno di poi, è fin troppo facile esprimere dei giudizi approssimati ed ergersi a giudici, attribuendo condanne di buoni e cattivi. L'8 settembre è stato una pagina di storia molto triste per tutti: per l'Italia, per il popolo italiano, per le Forze Armate, per le Istituzioni dello Stato, per la politica e per i singoli cittadini! Sarebbe opportuno non trascinarci nel tempo questa tragica pagina della nostra Patria!
La terza conclusione, che tutti noi del Gruppo Leone di San Marco riteniamo la più importante, è quella che attiene al valore della morte. Tutti i nostri caduti meritano indistintamente, e con uguale intensità, il nostro rispetto, la nostra gratitudine e la nostra umana pietà. Non ha alcuna importanza se si sono sacrificati per una causa che la storia, successivamente, ha giudicato giusta o sbagliata. Tutti i nostri morti, da qualunque parte si sono trovati a combattere, credevano, in buona fede, di operare nell'interesse dell'Italia; nessuno ha mai combattuto contro la propria Patria. E questa è una verità storica incon-testabile.
La cerimonia con cui il San Marco ha voluto celebrare il 25 aprile 2006 presso il cimitero militare di Altare, dove sono sepolti i caduti della Divisione San Marco della RSI, ma anche partigiani e militari alleati e tedeschi, aveva proprio questo significato di fondo: affermare che tutti i morti per la Patria meritano lo stesso rispetto e pietà. Questo era il pensiero che aveva animato anche colui che, nel momento in cui la lotta fratricida infuriava, aveva realizzato questo cimitero.
La cerimonia ha visto una larga partecipazione e questo ci fa intendere che il nostro concetto ecumenico di morte è largamente condiviso dai cittadini.
A coloro che amano dividere i morti in buoni e cattivi consiglierei di recarsi al cimitero di Altare e di dedicare un solo minuto di raccoglimento e di riflessione, in perfetta solitudine, di fronte alle croci tutte bianche e tutte uguali e consiglierei anche di leggere qualche nome e la loro data di nascita e di morte. Sono certo che dopo quel minuto saranno degli uomini diversi!
Nicola Signore
12° Corso dell'Accademia Militare di Modena
già vice comandante del Battaglione San Marco
Altare, 26 aprile 2006