Il terremoto e il Battaglione L'Aquila
di Lorenzo Audisio

Caro Pier Giorgio,

la Pasqua quest'anno ci ha portato il terremoto, e senza nulla togliere alla morte e alla resurrezione di Gesù, lo sconcerto e il dolore sono stati grandi per questo evento che ha portato tanta distruzione e dolore in una terra alla quale noi siamo legati da tanti ricordi, e nella quale abbiamo vissuto uno dei periodi più belli della nostra carriera militare.
Ricordo le marce, i campi le ascensioni e tutte le belle giornate trascorse con quei nostri generosi Alpini di Abruzzo, molti dei quali avranno certamente subito il dramma della tremenda scossa.
Ho  pensato a tutti loro (diverse migliaia in tutto il nostro periodo) e ho fortemente sperato che la sorte sia stata benigna con tutti loro.
Ho avuto notizie e poi ho parlato soltanto con il nostro Vice di allora, il bravissimo Giordano, il quale pur con qualche maceria attorno se l'è cavata con tutta la sua famiglia, lo stesso la famiglia della figlia residente all'Aquila.
Sono passati più di 30 anni e doveva essere il terremoto a ricordarmelo perchè a me non sembravano così tanti gli anni trascorsi da allora.
Però molti nomi di località mi sono arrivati come nuovi, come se non li avessi mai sentiti: Paganica, Pizzoli, Lucoli, S. Stefano di Sessanio e molti altri.
Lentamente tornavano alla memoria incessantemente ripetuti dai telegiornali e dagli altri servizi televisivi, ma non avevo più idea di dove fossero. Sono andato sulla carta topografica e li ho trovati ma non avevo immagini dei posti. Le immagini che tornavano lentamente alla memoria erano di luoghi senza nome e non si legavano a quelli del terremoto.
Questi gli scherzi della nostra mente.
Per questo appena posso tornerò da quelle parti e sul bell'Altipiano delle Rocche, dove pare che i danni siano stati meno gravi.
Ora ti saluto augurandomi di trovarti in buone condizioni. Un abbraccio Lorenzo 

CINQUANTENNALE DELLA STELLETTA

Lorenzo Audisio addio a Torino Lorenzo Audisio addio a Torino

Data 11/01/09
Oggetto
Internet per 12° Corso

Caro Pier Goirgio,

accolgo con entusiasmo il tuo invito a ritornare sul nostro Corso.
Al momento tuttavia non ho le idee ben chiare su quali potrebbero essere i campi da esplorare.
Prova ad aiutarmi.
Ho saputo ieri, o ieri l'altro dall'amico Ferdy, che quel famoso CD che riguadava il tuo bellissimo libro on line sarebbe stato completato e che Conte, in qualità di Vice C.C. voleva parlare con te in merito. Io non l'ho visto e non so nemmeno come sia stato impostato, quindi anche volendo non potrei esprimermi.
A te il parere definitivo visto che è tutta roba tua. Ultimamente sono entrato nel "nostro" sito e sono andato a rivedermi la bella sintesi che tu hai voluto dedicarmi, cosa per la quale ti sono sempre grato, ed ho notato che manca un pezzo che prima c'era e che riguarda proprio il Cinquantennale di Modena, cui avevo anche allegato una bella fotografia di Renzo Fanfani mentre diceva la messa. Puoi dare un occhiata?.
(Mi piacerebbe che il pezzo, quello che si riferisce proprio alla giornata della ricorrenza - perchè ne scrissi uno anche "aspettando il Cinquantennale" e che tu pubblicasti - facesse parte della sintesi della mia collaborazione). Scusa questo ritorno su di me che mi pare un pò narcisistico, ma tant'è...chi è senza peccato scagli la prima pietra!.

Un abbraccio e ...teniamo duro.
Lorenzo.

PS. Il mondo è pieno di furfantelli. Quanti ne abbiamo visti nel corso della nostra carriera?. Qualcuno poi non molla mai! Ciao

ADDIO A TORINO

Arrivammo a Torino nel Settembre del 1957. Dopo i due anni di Accademia Militare trascorsi in quel di Modena, fantastica città che raramente avemmo occasione di visitare per le ragioni che tutti sappiamo, noi del 12° Corso dovevamo frequentare per altri due anni i corsi della Scuola di Applicazione nella città di Torino, moderna e piena di vita e dalle grandi tradizioni militari. Una continuazione degli studi per completare la nostra preparazione di Ufficiali in servizio permanente. A Modena ci eravamo guadagnati la Stelletta,, ora eravamo Ufficiali Allievi, e quel che più conta potevamo vivere nella città senza obblighi di pernottamento o di “ritirata” Fu questo l'aspetto decisivo degli anni che seguirono, unito a quello non trascurabile di ricevere uno stipendio mensile che - se si escludono gli ultimi giorni del mese - ci consentiva di vivere decentemente. E allora avanti con entusiasmo e fiducia nel nostro avvenire. Che voleva dire sì studiare come ci era richiesto ma anche immergersi nella vita cittadina, passeggiare in lungo e in largo per la città , incontrare, fare amicizie, cercare la ragazza del cuore. Sotto questo aspetto eravamo determinati a recuperare il tempo perduto (che tale ci appariva il biennio modenese). Mentre mi aggiravo per le vie ordinate del centro alla ricerca di una stanza dove sistemarmi, non immaginavo che quel periodo sarebbe stato così ricco di esperienze e di emozioni. Forse perché eravamo troppo giovani per prendere seriamente tutte le cose, ed avevamo molte energie da consumare. Oggi sono passati cinquanta anni e sono qui per ricordare. Incominciamo dagli incubi scolastici, gli interrogatori a periodica scadenza, e lo sfogliare affannoso dei testi nei giorni immediatamente precedenti. Non c'era tempo né testa per una pianificazione ordinata degli studi, anche se ognuno aveva le sue ambizioni, la graduatorie ecc.. Per alcune materie provavamo un autentico terrore: richiedevano una concentrazione e un applicazione che spesso non potevamo più dare. Meccanica razionale ad esempio e la teoria della lubrificazione. Dannate loro per quanto tempo ci abbiamo perso e penato!. Il palazzo dell'arsenale era immenso, con grandi scale e scaloni, loggiati e corridoi, e poi una serie infinita di passaggi/ labirinto con aulette sparse un po' ovunque, che mettevano a dura prova le nostre capacità di orientamento tra una lezione e l'altra. Si trotterellava scendendo e salendo e pensando più a quanto era successo nella giornata precedente nelle nostre ore di libertà, che a quello che ci aspettava.
La grande sala mensa era un brulichio di voci confuse e un po' eccitate dopo cinque ore di lezione. La sera vi arrivavamo di corsa alle otto in punto, una specie di controllo giornaliero per contenere i desideri della nostra fantasia nel recupero del tempo perduto. Ricordo i pochi secondi di frenetico armeggiare nella mia stanzetta per cambiarmi d'abito, passare dal civile al militare, e quel camminare per non correre per non arrivare tardi al “gong” della cena. Le uscite addestrative settimanali erano per lo più piacevoli, una specie di leggera ricreazione rispetto alle pesanti ore di lezioni in aula. Ma anche lì si combatteva con il presente per non cadere nei problemi del giorno prima. Mi è rimasta particolarmente impressa una esposizione di ordini perfetta del mio amico Angelo Fonio, poi Tenente e Capitano insieme a me negli Alpini di Pieve di Cadore, e poi una mattina di maggio trascorsa sotto i ciliegi nel tepore della primavera piemontese, defilati alla vista dei “superiori” a parlare dei nostri tormenti (amorosi e non) e della nostra vita.
Non mancarono i campi estivi che svolgemmo nella zona di Dronero, con viaggi impossibili per un poligono impossibile, discese rischiose su automezzi non proprio perfetti, fino a quando uno di questi andò fuori strada infilandosi in un prato, per fortuna senza danni E altri episodio ameni e non che hanno costellato la nostra vita di quel periodo.
Il resto è moltissimo ma non possiamo raccontarlo tutto né la memoria ci aiuterebbe più di tanto.Rimane netta la sensazione di un “paradiso perduto”. Una cosa che hai avuto nella vita, che hai avuto la fortuna di avere, e che non è mai più tornata.
Per me non mancò la tragedia e il dolore: persi mia madre, con un fratello e una sorella più giovani di me e un padre rimasto solo a combattere, con quel figlio lontano che cercava di dimenticare, spinto dal vento della vita. Mi aiutò molto la fidanzatina di allora che, come molti di noi, avevo incontrato nell'ospitale città. Per passeggiare sotto i portici o lungo i viali alberati, con i grandi ippocastani che riempivano aiuole e marciapiedi di foglie gialle all'inizio dell'autunno, proprio come diceva una famosa canzone di quei tempi. O per andare al cinema, una delle mete preferite per ovvi motivi, e anche perchè andava molto. Sale sempre gremite e accoglienti con i primi grandi film di Hollywood e molta gente in piedi ad aspettare il posto. Non ricordo di esserci più andato con tanto entusiasmo. Fidanzate e fidanzatine che a volte non siamo riusciti a lasciare e che ci hanno accompagnato per il resto della nostra vita e della nostra carriera , o che sono sparite nel nulla ma che ci piace tanto ricordare. La vita correva così. Studio frenetico quando non potevi farne a meno, cinema e passeggiate, tormenti e qualche festa al mitico circolo di Corso Vinzaglio. Ogni giorno c'era qualcosa di nuovo per i tuoi venti anni. Gli amici erano l'aspetto più bello. Amici per studiare insieme, come Giorgio Napolitano, pioniere motorizzato in 600 con possibilità di gite a quattro ad Avigliana e sulle colline dei dintorni, o per programmare le vacanze, come Fernando Ferretti già compagno di Nunziatella, o Sandro Pelino per giocherellare insieme, o Pier Giorgio Franzosi , compagno di tante serate gioiose e poi di vita alpina , che tanto ha contribuito a che tentassi di ricordare i nostri trascorsi giovanili. Potrei aggiungerne molti altri, e altri ancora che non ci sono più. “Sono andati avanti”, diciamo noi. Forse un giorno li incontreremo ancora da qualche parte. O ra che sono passati cinquanta anni vorremmo ricordare insieme quel momento magico della nostra vita senza eccessive emozioni, tranquillamente chiacchierando e camminando per i corridoi e i loggiati, o nel cortile ora troppo grande e silenzioso. Ma d'improvviso mi assale un'angoscia imprevista, come se avessi timore di confrontarmi con quel passato, di ricordare quei sogni. Quelli soprattutto che non si sono avverati. Il timore che tutto potrebbe sembrare un po' forzato e la gioia dell'incontro nascondere la tristezza che hai nel cuore. Potrei vedermi troppo vecchio e un po' patetico con l'età che irrompe tra le rughe , di fronte a quei visi giovanissimi e puliti dei nostri successori. I quali ci guarderanno con curiosità, ma senza entusiasmo, perché i “vecchietti” come noi non interessano loro. Essi guardano, con ragione, al loro futuro. Per tutto questo potrei sentire un nodo alla gola e un gran desiderio di piangere. Può accadere. Per questo non andrò a Torino. Soffro per gli amici che non vedrò. Ma vi cercherò altrove, lo prometto. Per ora addio a Torino.

Audisio

Lorenzo Audisio addio a Torino

Lorenzo Audisio addio a Torino

Lorenzo Audisio addio a Torino




Caro Pier Giorgio,

sono andato a rivedermi la prima parte del libro, ed ho visto chiaramente il nesso che lega il tutto. I nostri anziani come primi maestri di naja –nonnismo volgare e prevaricatore a parte – e su lungo la tradizione dei grandi condottieri del passato, come Napoleone maestro di strategia e Garibaldi maestro di tattica. E’ chiaro quindi il collegamento con quei due grandi – i loro testamenti sono documenti di eccezionale interesse che non conoscevo – al cui insegnamento e al cui patrimonio ideale si sono ispirate molte generazioni di uomini in uniforme (solo l’antipretismo accanito di Garibaldi oggi forse non reggerebbe). Tutto ciò non poteva apparire nella sommaria descrizione delle varie voci fatta da Vannucchi. Per quanto riguarda il resto (Gladio e Piano SOLO in particolare), è vero che in qualche modo tutti noi li abbiamo vissuti nel corso della nostra vita militare, ma è anche vero che sono stati argomenti oggetto di distorte interpretazioni e soprattutto di grandi strumentalizzazioni, cosa che potrebbe verificarsi ancora. Di qui una certa prudenza da parte del Comitato ( presso il quale io ho svolto essenzialmente un compito di collegamento) Ad ogni buon conto tu hai creato questo bellissimo libro con grande passione e capacità e tu lo devi pubblicare come ritieni più opportuno.

Vorrei tornare un attimo sul tuo “Congedo dal 12° corso”. Ho adottato l’espressione “mi è piaciuto moltissimo” nella mia ultima lettera, espressione che ritengo assolutamente insufficiente e un po’ sviante. Il tuo Congedo mi ha colpito profondamente e profondamente mi ha commosso. Mi è sembrato un tuo ultimo addio come se aleggiassero attorno a te cupi presentimenti. Orbene io voglio rigettare questo tuo momentaneo pessimismo e prego –alla mia maniera- perché tu abbia forza e vita ancora a lungo, e che ancora a lungo tu possa dare vita al 12° con il tuo lavoro (perché caro Pier Giorgio, il 12° in questi ultimi anni è esistito ed è vissuto come corso soprattutto grazie al tuo lavoro). Ti voglio anche dire poi che mi sono molto identificato in esso. Anche io ho avuto “la tragedia del dubbio” e soprattutto i “segni del dolore” in occasione della perdita dei miei due figli, dolore che ora sommesso ora più acuto, porto sempre con me. Anche io non ho trovato risposte (ma la ricerca continua).

Teniamo duro, secondo l’antica usanza: le fiaccole possono attendere. Un abbraccio. Lorenzo

PS. Per tua verifica: “sogni” o “segni” del dolore? (33° riga)


Caro Lorenzo,
PS, hai ragione, "I SEGNI DEL DOLORE" ,la parola giusta. C'è un errore che devo correggere, non i SOGNI. E' il tormento della mia sclerosi multipla. Ti capisco e ti spiegherò meglio il mio stato d'animo on-line, ciao, PG

Date: 01 Jun 2005, 10:58:53 AM

Caro Lorenzo,
la tua lettera mi ha commosso, vorrei pubblicarla con la mia risposta. Per quanto riguarda GLADIO ecc. è giusto quello che dici, perciò vorrei far precedere quei tre capitoli da un inquadramento storico tecnico e non politico: l'ho trovato in un bell'articolo molto tecnico di MARIO SARDO "LA DOPPIA OPZIONE ZERO E LA RISPOSTA FLESSIBILE" che dimostra la pericolosità della situazione strategica della NATO e la necessità di difenderci dal predominio so vietico. Fi gurati che io nel mio piccolo avevo inventato alla SCUOLA DI GUERRA la STRATEGIA DELLE ISOLE DI RESISTENZA che poi il Gen Zavattaro adottò al 4°CA facendo fare il censimento delle risorse locali nelle vallate alpine decentrate.
In verità noi eravamo in grande pericolo e in questi giorni sono usciti i preparativi per atomiche su Venezia e Vienna - pazzesco ma vero-tutto documentato, non fantasie.
Noi abbiamo vissuto in questa realtà, perchè non parlarne? Il nostro non è un giornale da giocherelloni ma un diario di ricordi veri di persone responsabili che hanno avuto il grande merito di non fare precipitare la situazione, e io ne sono orgoglioso, anche se molti vogliono ignorare e dimenticare.
Poi se non vogliono Napoleone parliamo anche di GIULIO CESARE, se non vogliono Garibaldi parliamo anche di PATTON e altri, sono opinioni tutte rispettabili, è la nostra professione, ma non limitiamoci alle banalità.
TENIAMO DURO, CIAO PG




Caro Pier Giorgio,
questa mattina ci siamo riuniti per esaminare alcuni degli aspetti organizzativi del nostro “cinquantennale”.
La maggior parte del tempo è poi trascorsa nell’esame del nostro libro, nel senso che Franco Vannucchi seguendo l’indice generale illustrava di massima i vari capitoli.
Alcuni nuovi argomenti inseriti nella prima parte, tipo il “piano SOLO”, Gladio, Napoleone a S. Elena, Garibaldi a Caprera e guerra psicologica, hanno destato qualche perplessità in quanto poco attinenti alla nostra storia, quella del 12° intendo.
Discussione abbastanza animata in merito di cui ti parlerà in dettaglio Vannucchi, che segue in particolare il problema, proponendoti eventuali varianti.
Imbò ha portato il segnalibro con la poesia di Galzigna su un lato e la presentazione dello stesso sull’altro, quella che a suo tempo io avevo preparato.
Per quel che me ne intendo mi è sembrato graficamente pregevole (sul lato poesia la facciata dell’Accademia in alto e chepì e spadino in basso, sul lato Galzigna la sua foto a guidare la sua presentazione).
Per il resto normali aspetti organizzativi.
Ho visto il tuo “congedo dal 12° Corso” e mi è piaciuto moltissimo.
Ultima cosa: alcuni membri del comitato hanno espresso il desiderio di visionare il CD nel prossimo futuro, ma non so quando ciò potrà avvenire.
Per ora è tutto.
Spero di sentirti presto.
Un abbraccio
Lorenzo.

Caro Lorenzo,
grazie per la lettera.
Quei capitoli, piano SOLO ecc. io li ho vissuti e sofferti, quindi nessuno puo' dire che non interessano il Corso, anzi non parlarne sarebbe una grave manchevolezza.
Garibaldi e Napoleone sono i due piu' grandi generali della storia, se non interessano a qualche scatoletta mi dispiace, per me sono i due piu' grandi maestri militari.
Nemmeno il Capo SME alla RIVISTA MILITARE riusciva a farmi modificare gli articoli, sara' bene chiarire che io non ho padroni ma soltanto amici con cui definire i programmi, e tengo molto al tuo parere.
Se qualcuno non è in grado di leggere il sito sarà bene che si aggiorni oppure che si faccia stampare i testi.
Grazie di cuore di tutto, a presto
PG




Caro Pier Giorgio,
lontano da Roma come si suole di questi tempi per sottrarsi alla calura della città, non ho potuto mandarti il tradizionale saluto di Ferragosto. Supplisco ora con questo che chiamerei di mezza estate, sperando di trovarti in buone condizioni di spirito e di salute. Penso spesso al lavoro gigantesco che hai portato e porti avanti e alla riconoscenza che il 12° Corso ti deve per il risveglio di idee e di sentimenti che hai suscitato in tutti noi. Ci vediamo a Modena?. Mi auguro proprio di si. Un abbraccio. Lorenzo

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