L’ANIMA INTERNAZIONALE

di Fernando Ferretti

Il 12° Corso si è contraddistinto anche per i numerosi e delicati incarichi di responsabilità e di prestigio ricoperti da molti dei suoi componenti. Di ciò siamo fieri, consci che la macchina dell’Esercito e delle Forze Armate, oltre che il sistema Paese nel suo complesso, hanno operato ed hanno fatto passi avanti anche per merito nostro.
Tra gli incarichi di rilievo di cui sopra rientrano a pieno titolo quelli svolti all’estero. Diversi nostri colleghi sono stati impegnati in missioni di lunga durata in ogni parte del pianeta. Si può di conseguenza affermare che il 12° è stato certamente un Corso “globale” e che il suo spirito ha aleggiato anche in lontane contrade, indipendentemente dalle avventurose peripezie di cui si è reso protagonista il nostro Gianni Carnevale nel corso dei molteplici viaggi all’estero di “Overland”.
Vale la pena nell’occasione di evidenziare che gli incarichi all’estero richiedono alcuni requisiti particolari. Per rappresentare bene il Paese, infatti, non basta essere professionalmente preparati, ma occorre anche disporre di spiccate doti diplomatiche, sapersi relazionare con gli interlocutori e muoversi con disinvoltura nei vari strati sociali, anche ad alto livello e talvolta in ambiente ostile. Da soli non sarebbe possibile farcela. Ecco perché uno dei principali requisiti per un ufficiale destinato all’estero, specie come Addetto Militare, è quello di avere al proprio fianco una persona all’altezza del compito. La moglie, infatti, partecipa a pieno titolo -forse unico caso nella carriera- nell’assolvimento dei compiti del marito, che spesso deve a lei parte del proprio successo. Queste righe vogliono anche rappresentare un aperto riconoscimento alle solerti e premurose consorti, che hanno condiviso le nostre vicissitudini, determinando spesso, per le attività svolte e per l’impegno profuso, il corso positivo delle stesse.
Il 12° Corso, dicevamo, è stato presente in molti Paesi ed in quasi tutti i Continenti: siamo riusciti a metter piede anche in Antartide! Vogliamo qui citare i colleghi impegnati ed i relativi posti di assegnazione, scusandoci nel contempo se ci è capitato di omettere qualche nome e/o qualche missione. Sarà benaccetta ogni segnalazione contenente elementi di aggiornamento, in maniera da provvedere con sollecitudine alle opportune integrazioni e/o “errata corrige”.
L’elencazione che segue riporta i dati essenziali relativamente ai componenti del 12° Corso impegnati all’estero: il numero progressivo che precede ciascun nominativo trova riscontro visivo nella cartina/schema esplicativo sotto riportato.


HO COMANDATO (PER UN GIORNO) UNA BRIGATA
MECCANIZZATA UNGHERESE

di Fernando Ferretti

Nell’aprile 1992 ho svolto una “visita valutativa” ad una brigata meccanizzata ungherese, nel quadro del documento “VIENNA 1992”, firmato dai 52 Paesi della CSCE (Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa). Tale documento prevedeva la possibilità di recarsi presso le unità di altri Paesi per “valutare” se le informazioni fornite dagli stessi sulle proprie forze armate convenzionali (numero di personale e principali armamenti) corrispondessero alla realtà.
Il documento “Vienna 1992” stabiliva che le visite valutative venissero effettuate da un nucleo composto da due membri più un eventuale interprete e durassero 12 ore.
L’unità ungherese prescelta era la 37^ brigata di fanteria meccanizzata “Savaria” in SZOMBATHELY, cittadina situata nella parte nord occidentale dell’Ungheria, a circa 20 km dal confine con l’Austria.
Ricevetti questo incarico con molta soddisfazione. Il mio precedente incarico di Addetto Militare a Budapest da 1980 al 1983, pur se svolto in tempi ben diversi, aveva creato in me un vincolo molto stretto con questa nobile ed orgogliosa nazione, vicina all’Italia per storia, cultura e taluni aspetti del carattere dei suoi abitanti. Isola nel mondo slavo, l’Ungheria ha saputo mantenere la propria individualità pur attraverso travagli e sofferenze, che hanno lasciato il segno nell’animo degli ungheresi, ma non ne hanno spento l’orgoglio, il desiderio di distinguersi, l’amore per la vita, l’inventiva ed il coraggio.
Il pensiero di trovarmi dopo 10 anni in una situazione così nuova mi riempiva di curiosità mista ad apprensione. Il “ritorno” nei luoghi dove si è vissuti intensamente è sempre un rischio: la delusione o l’indifferenza possono facilmente subentrare ad una forte aspettativa.
Provavo queste ed altre sensazioni mentre l’aereo mi portava a Budapest. A ricevermi c’era il direttore del CIVA ungherese, Col. FORGACS. L’accoglienza, estremamente cordiale, ed il successivo giro per Budapest hanno subito messo in chiaro come l’atmosfera fosse del tutto cambiata: non più diffidenza ma sincera dimostrazione di amicizia.
La mattina successiva raggiungemmo la sede della brigata in SZOMBATHELY. L’ingresso in caserma è stato uno dei momenti più interessanti dal punto di vista psicologico. Dieci anni prima le caserme erano da me considerate dei tabù, alle quali bisognava avvicinarsi furtivamente, passarvi vicino con l’autovettura con targa diplomatica con andatura veloce, guardarvi dentro con occhiate fuggevoli e circospette, allontanarsi ad alta velocità. Quella sensazione di timore era ancora in me ben presente. Il varcare il portone d’ingresso ha certamente comportato il superamento psicologico di una naturale forza di repulsione: possibile che potessi entrare senza problemi?
In realtà, non solo potevo farlo, ma ero accolto con tutti gli onori e con tutti gli atteggiamenti “reverenziali” dovuti agli ispettori. I tempi erano proprio cambiati. Prima, se mi avessero visto girare per quei paraggi, mi avrebbero respinto seccamente. Ora mi accoglievano con ogni riguardo. La sensazione, da sgomenta, incominciò ad essere piacevole.
L’impressione sulla caserma è stata subito positiva: ampi spazi, molto verde, aiuole e vialetti curati, pulizia ed ordine dappertutto. L’incontro con il comandante è stato particolarmente cordiale. Ottima figura di Comandante quella del Col. FRANK. Preparato, sicuro di sé, orgoglioso del proprio incarico, ha dato subito l’impressione di tenere il reparto in mano, di avere un naturale ascendente sui subordinati nonché di avere una lunga esperienza di comando e di militanza tra le truppe.
Effettuato il previsto “briefing” – chiaro, esauriente, aperto – è iniziata l’attività vera e propria di controllo. Bisognava cioè verificare che i dati sui mezzi e sugli armamenti segnalati a suo tempo e confermati in sede di “briefing” corrispondessero alla realtà. Trattandosi di una sola caserma e dato l’ordine dei parcheggi, il controllo, pienamente positivo, ha comportato l’impiego di non più di tre ore. Restavano disponibili ben nove ore per avere una sensazione circa l’adeguatezza del numero del personale segnalato.
E’ a questo punto che è iniziata la mia attività di Comandante di Brigata. Presa confidenza con l’ambiente ho iniziato, cioè, a “ispezionare” il reparto, proprio come se ne fossi io il Comandante, con un’azione “intrusiva” man mano crescente. Mi aspettavo che da un momento all’altro il Capo del nucleo scorta mi fermasse e mi richiamasse ai limiti del mio compito. Ma ciò non è avvenuto ed il “gioco”, tacitamente accettato, è continuato fino al termine dell’ispezione. Ho così visitato tutti gli angoli della caserma, interrogato i soldati, controllato l’addestramento degli stessi e la preparazione dei quadri, verificato la tenuta delle armi e dell’equipaggiamento, assaggiato persino il rancio, proprio come fa un Comandante che ispeziona una propria Brigata.
In sede di saluto, nel complimentarmi con il comandante ed i Quadri per l’efficienza e la disciplina del reparto nonché per la preparazione del personale, ho caldamente ringraziato per la disponibilità dimostrata, che andava ben oltre la lettera e lo spirito del documento di “VIENNA 1992”. Ma ho soprattutto ringraziato della soddisfazione concessami di aver per un giorno comandato una Brigata ungherese, cosa che – per motivi vari e con grande rincrescimento – non mi era stato possibile fare con una Brigata italiana.
Aggiungo un ultimo particolare. Il giorno dopo sulla stampa l’ispezione da me condotta ha trovato ampio risalto e con termini oltremodo elogiativi. Ulteriore soddisfazione e conferma che lo “spirito” con cui l’attività si era svolta era stata del tutto condivisa dalla controparte.


Fernando Ferretti



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