Articolo di Pietro Veronese

Se per I'America e' una nuova Pearl Harbor, per la Cia e' Caporetto.
All'indomani dell'attacco su Manhattan e sul Pentagono, i servizi d'informazione sono in rotta, crollati come le torri gemelle. Nessun preallarme, nessuna segnalazione. Gli Stati Uniti in ginocchio e loro non si sono accorti di nulla. Passate le dieci, quando i due monoliti di acciaio, cemento e cristallo del World Trade Center erano gia' polverizzati il direttore della multimiliardaria Central Intelligence Agency stava ancora "cercando di raccogliere ogni tipo di informazione a disposizione che possa gettare qualche luce sulla situazione".
In questa frase confusa del portavoce Mark Mansfield c'e' tutto lo smarrimento, l'ammissione di sconfitta dell'intelligence pių potente del mondo.
Il capo della Cia non ha potuto nemmeno lavorare alla sua scrivania, ai piani alti del mitico edificio di Langley, Virginia, perche' come tutti gli altri funzionari dell'amministrazione ha dovuto evacuare in fretta e furia i1 palazzo, per ragioni di sicurezza.
Adesso la Cia ha un nuovo compito. Non quello di identificare e rintracciare i colpevoli, che compete piuttosto allo Fbi. Il suo direttore George Tenet, un newyorkese di nomina clintoniana, deve invece collaborare col vicepresidente Dick Cheney e con Condoleeza Rice, consigliere per la Sicurezza nazionale, nella gestione delI'emergenza e soprattutto nella preparazione della risposta americana.
Chi colpire, dove, in che modo?



Dopo il duplice attentato dell'agosto '98 contro le ambasciate Usa a Nairobi e Dar es Salam, fu proprio l'agenzia di Langleya a segnalare, come possibile obiettivo della rappresaglia, la fabbrica farmaceutica Al Shifa di Khartoum, in Sudan che secondo le sue informazioni preparava in realta' componenti per armi chimiche destinati all'Iraq. La fabbrica fu puntualmente rasa al suolo da una salva di missili Tomahawk, ma la storia delle armi chimiche non fu mai dimostrata. Anzi: tutto sembro' indicare che si trattava di una bufala.
Gli Stati Uniti si sono sempre opposti alla formazione della commissione d'inchiesta Onu reclamata dal Sudan e la storia e' finita cosė. Ma l'attendibilita' della Cia ne e' uscita severamente scossa.

In casi del genere, quando si tratta di difendere un servizio di Intelligence per il mancato allarme alla vigilia di un attacco terroristico, I'argomento e' sempre lo stesso.
"Ne abbiamo sventati tanti, non possiamo scoprirli tutti"; "riceviamo tante segnazioni, non possiam prenderle tutte per buone".
Ma qui si tratta di Bin Laden, nemico pubblico numero dell'America; e a quanto pare lo stesso Bin Laden aveva provveduto, in tempi recenti, a fa suonare i campanelli d'allarme, preannunciando azioni clamorose.
Lo aveva riferito Ia tv satellitare in lingua arab Mbc. Dal loro santuario in Afghanistan, gli uomini di Bin Laden parlavano di un'imminete "grande sorpresa", "un duro colpo contro gli interessi americani nel mondo".

Un'altra segnalazione vien da Abdel Bari Atwan, direttore del quotidiano in lingua araba di Londra al-Quds al-Arabi.

Secondo Atwan c'era stato un preavviso molto chiaro dagli uomini vicini a Bin Laden, circa tre settimane fa. Un "attacco senza precedenti" - "very, very big", ha detto Atwan, per punire1'America, colpevole di essere schierata dalla parte di Israele.
Non era granche' ma era qualcosa. Comunque non e' servito a nulla. I servizi d'informazione americani, i piu' costosi, i piu' corposi del mondo, dotati del sistema d'intercettazione piu' sofisticato del pianeta (Echelon, il grande orecchio elettronico satellitare in grado di intercettare qualunque telefonata) sono stati colti completamente di sorpresa.
Una sola giustificazione, forse: i servizi di sicurezza Usa temevano si una clamorosa azione terroristica, ma tutta la loro attenzione era puntata sulle prossime oimpiadi invernali in programma per il 2002 a Salt Lake City, nello Utah.
Non si aspettavano che l'armata delI'ombra avrebbe colpito in maniera cosi spaventosa un qualunque martedi, in piena Manhattan, con un piano da incubo.
Adesso e' troppo tardi.

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