Articolo di Andrea Purgatori

"La sorpresa, quando riguarda un governo, non puo' essere descritta soltanto in termini di persone spaventate. Si tratti di Pearl Harbor o del Muro di Berlino, la sorpresa e' tutto cio' che riguarda l'incapacita' stessa di un governo nell'averla anticipata con efficacia".

Parole di Thomas Schelling, docente di Politica internazionale e della sicurezza a Harvard, scelte dalla National Commission del Congresso per aprire l'ultima relazione sullo stato della lotta al terrorismo negli Stati Uniti.
Parole che da ieri hanno un peso insostenibile per tutti gli uomini dell'intelligence piu' potente del mondo, incapaci di aver impedito il catastrofico attacco al cuore dell'America.

Sono sotto accusa, il Federal Bureau of Investigation (Fbi), la Central Intelligence Agency (Cia), la National Security Agency (Nsa), tutte le agenzie coinvolte nella ricerca d'informazioni e nelle attività di spionaggio e controspionaggio finalizzate a neutralizzare ogni potenziale minaccia alla sicurezza interna.
Ma soprattutto, questo afferma inequivocabilmente il documento finale della commissione parlamentare, la loro organizzazione compartimentata, omertosa, litigiosa, instabile, superficiale e arrogante. In sintesi, inadeguata a svolgere un lavoro di prevenzione contro i nemici invisibili del Paese, col risultato che adesso e' sotto gli occhi sgomenti di tutto il mondo.

Tutti i precedenti vengono schiacciati, cancellati da cio' che ieri e' accaduto a New York e Washington. Ma i precedenti fanno la storia di cio' che sarebbe potuto essere e non e' stato.
Sono il pane degli analisti e di chi elabora gli scenari cui l'intelligence adatta i propri comportamenti. E in questo caso fanno la storia di una catena di strane decisioni, forse di errori, certamente danno la sensazione di una strategia politico-operativa spesso improvvisata che ha nuociuto sul piano dei risultati e dell'immagine degli Stati Uniti.
La serrata dell'ambasciata di Roma, storia dello scorso Natale, fu decisa senza spiegazioni ne' comunicazioni alle nostre autorita' (e l'Italia e' tra i piu' fedeli alleati). Salvo rimontare a posteriori un balletto di fax e di telex che, invece di salvare la faccia ai servizi americani creo' un senso di completa sfiducia nei confronti dei colleghi di Sismi e Sisde.
In quel caso, fu spiegato ufficiosamente, il pericolo rappresentato da un possibile attentato che avrebbe dovuto portare la firma dello sceicco saudita osama Bin Laden era un'emergenza cui occorreva rispondere in tempo reale e senza troppi cerimoniali.
E l'ambasciata fu chiusa, appunto.

Stessa faccenda, e' storia recente, di fine agosto, per le rappresentanze diplomatiche in Bulgaria e Romania. Anche in questi casi, i servizi americani avevano collegato l'allarme alla minaccia dei gruppi legati a Bin Laden. Ma nessun elemento ufficiale ha mai spiegato i tre provvedimenti e se davvero la mano di Bin Laden e' dietro gli attacchi di ieri, allora si puo' ipotizzare che Fbi, Nsa e Cia siano cadute in una perfetta trama di depistaggio.

"La priorita' numero uno e' prevenire gli attacchi terroristici", dice il documento della National Commission on Terrorism. Che in testa all'elenco delle misure urgenti indicate all'amministrazione, mette quattro punti:

  1. I1 sistema di reclutamento delle fonti Cia "Le restrizioni per il reclutamento di informatori di dubbia provenienza non devono piu' essere applicate nel caso di fonti per combattere il terrorismo".
  2. L'autorita' investigativa del Fbi: "Il ministro della Giustizia deve garantire che il Fbi eserciti pienamente tutta la propria autorita' in materia d'indagine su gruppi o singoli individui sospettati di terrorismo, e sulla sorveglianza elettronica".
  3. La disponibilita' finanziaria: "I fondi necessari a Cia, Fbi e Nsa per combattere il terrorismo devono avere massima priorita', per assicurare la continuazione di importanti attivita' operative e per colmare il divario tecnologico che mette in pericolo la loro capacita' di raccogliere e utilizzare le comunicazioni tra terroristi".
  4. La gestione delle informazioni: "I1 Fbi deve creare una rete di ufficiali di collegamento per rendere capillare il serbatoio di informazioni che sono state raccolte".

Spietata la radiografia della National Commission on Terrorism, che accusa le attuali procedure burocratiche in vigore di "inviare agli agenti Cia sul campo l'evidente messaggio secondo cui reclutare fonti d'informazione clandestine sul terrorismo vada in teoria incoraggiato ma scoraggiato nella pratica". Di fatto sconfessando una circolare datata 1995, che metteva in guardia gli agenti Cia da1 raccogliere notizie su attivita' terroristiche da chi era stato coinvolto in violazioni dei diritti umani.

Critiche alle leggi in vigore anche per le disfunzioni all'interno del Fbi, responsabile dell'antiterrorismo negli Stati Uniti ma che "soffre, a causa di ostacoli burocratici e culturali nella raccolta di informazioni". Soprattutto a causa della scarsa chiarezza nella definizione dei limiti d'indagine, che mette gli agenti in una condizione di paralisi se non di rifiuto a mettere sotto controllo sospetti terroristi per timore di doverne poi rispondere personalmente in sede giudiziaria.

Critiche infine all'inadeguatezza dei mezzi a disposizione delle agenzie. Per la rete d'ascolto della Nsa, una volta l'orecchio piu' esteso e piu' sensibile del mondo, addirittura un gap tecnologico "che le sta facendo perdere la capacita' di scoprire e struttare i moderni sistemi di comunicazione utilizzati dai terroristi".

Critiche dure, giustificate dai fatti. Lo dimostrano i due attentati contro le ambasciate americane in Africa del 1998, lo dimostra il barchino imbottito d'esplosivo lanciato contro la pancia di una unita' della US Navy nel porto di Aden.
Osama Bin Laden o no in tutti e tre questi casi i terroristi sono stati in grado di organizzarsi e di comunicare, sfuggendo agli agenti sul campo, a tutti i centri d'ascolto e a tutti i satelliti del sistema d'intellipence Cia-Fbi-Nsa.

Ma fu così negli anni passati anche a Beirut (ambasciata), a Berlino (discoteca), a Lockerbie (un Jumbo). Nella storia dell'intelligence Usa, la verita' e' che piu' che i successi si contano gli errori. E quello di ieri segna la disfatta.

Ma non e' solo questione d'intelligence. Nel rapporto viene messa in dubbio l'efficacia della stessa politica estera degli Stati Uniti, rispetto alla minaccia terroristica. Due esempi: Iran e Siria.

"Il sostegno dell'Iran al terrorlsmo contro interessi americani rimane una seria preoccupazione per la sicurezza nazionale.
Gli sforzi degli Stati Uniti per dare un segnale di sostegno alla politica riformista dell'Iran potrebbero essere scambiati in quel Paese o da alleati degli americani per segnali di debolezza rispetto alla questione della lotta al terrorismo
" afferma il rapporto dei Congresso. Quanto alla posizione del regime di Damasco, poche lapidarie parole: "La Siria non ha cessato il proprio sostegno al terrorismo".

Infine, quasi una predizione, un capitolo del rapporto dedicato a "Prepararsi a prevenire un attacco terroristico di dimensioni catastrofiche". Questione di coordinamento tra Dipartimenti che non risulta all'altezza e capacita' complessiva del governo di rispondere a questa eventualita' che viene definita "inadeguata".

Il Congresso si era preoccupato solo di tre possibili tipologie d'attacco sul territorio americano con conseguenze su vasta scala: con armi chimiche batteriologiche o nucleari. Nessuno aveva immaginato che sarebbero stati quattro commando suicidi, determinatissimi e superaddestrati (quasi certamente con dei piloti al seguito) a mettere in ginocchio l'America.
In meno di un'ora. "ogni sorpresa, scrive Thomas Schelling, prevede un gap d'intellipence. Ma anche intelligence che, come una collana di perle fin troppo preziose da indossare, chissa' perche' sembra anche troppo delicata da passare a chi ne avrebbe bisogno".

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