
7 Luglio 2005
BARLUMI DI VERITACaro Lauro,
ho ricevuto il tuo ultimo libro CRISTIANI agiografie critiche e
lultimo racconto LA GENERAZIONE DEI NATI TRA LE GUERRE, che hanno scatenato la mia fantasia.
Complimenti e grazie, spero ne seguiranno altri.
Siamo, sembra, lunica generazione della storia che non ha mai fatto una guerra calda, e questo è un bel primato e vanto.
Il mio pensiero, leggendo il tuo libro, si dibatte nella critica di tutte le ipotesi sulle origini e sulla fine della creazione, ma negando o credendo, nella fede o nella ragione, quando la fede si ribella alla ragione, la ragione continuamente si rivolta contro la fede, con la medesima logica con cui questa si afferma.
Coloro che affermano che la scienza sfonderà un giorno il mistero della verità, non dicono nè quando nè come. Ci accorgiamo di non sapere spiegare col Dio della creazione linfinito vivente, perchè se egli lha creato, come concepire prima il vuoto e comprendere poi il momento e il perchè della creazione?
Per Gesù linfinito non esisteva, il mare segnava i confini della terra, gli astri erano luci nella notte, non poteva pensare che la terra fosse un astro tra gli astri, che in tutti i mondi si ripetesse il medesimo problema del bene e del male.
Il problema della vita era per lui la giustizia di Dio con luomo e delluomo con sè stesso, la sua passione erompeva da quellamore, che la vita non può soddisfare e che oltrepassa la morte.
Era il peccato che rendeva tragica la vita, una lunga fila di profeti aveva promesso la redenzione e poichè lumanità errava sotto la maledizione di Dio, e Dio pentito dellopera propria era rimasto solo, la redenzione promessa si doveva compiere nella riconciliazione delluomo con Dio.
Coloro che negano il Dio della creazione ne inventano un altro nel cosmo, credendosi poeti nel confonderlo con la vita, e nella natura immaginano le leggi di una umanità che vivrà qualche millennio, senza sapere da dove abbia cominciato e dove finirà.
Una idea di giustizia giudica ogni nostro atto, così vivamente che nessun sofisma può ingannarci: la nostra coscienza è un teatro e un foro, nel quale recitiamo il nostro dramma cedendo alle passioni o immolandole al dovere.
Lamore riaccende sempre la sua fiaccola in ogni anima nuova e una speranza risuscita dalle ceneri delle illusioni il desiderio della vita, come di una conquista che ci darà la padronanza del mistero e il segreto della felicità.
Anche noi amiamo per tutta la nostra esistenza, da giovani il nostro amore ha il sorriso dellalba, il fresco della rugiada, lincanto delleterna novità. P0i, quando la vita ci ha rapito nel proprio vortice, amiamo ancora con la violenza delle fiamme, e lamore rugge in noi come i torrenti, lacera e feconda, è bello come le bufere che sconvolgono i cieli e li spazzano per farne più puro il sereno, attraverso il quale gli occhi cercano laltissimo segreto.
Vecchi, già curvi richiamati dalla terra, amiamo sempre coll angoscia dellassetato che sente larsura chiudergli la gola, amiamo la giovinezza che non può amarci piu, ci sorride e deride.
Amiamo i figli, che già amano altrove, la patria nella quale la nostra opera si è perduta, la gloria che non saprebbe piu nemmeno scaldarci il sangue, la ricchezza inutile alla nostra impotenza.
Amiamo la vita fuggente e misteriosa con la frenesia del naufrago che le onde sferzano, il vento insulta e le stelle guardano indifferenti.
Possiamo essere e vantarci increduli, ma il dolore della incredulità cresce dalle domande per risolvere il mistero.
Perchè questa vita?
Perchè abbiamo un pensiero che si volge allinfinito?
Perchè noi effimeri abbiamo bisogno delleterno?
Tutto il nostro sforzo è nella conquista della potenza, vivi vogliamo un amore che superi la morte, morti una vita nella pienezza dello spirito.
La religione è ospizio ai credenti, gli increduli devono camminare senza riposo, cercando la meta mai trovata.
AL PROSSIMO LIBRO, PGF
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