Allocuzione del Comandante dell'Accademia Militare
Gen. D. Francesco Tarricone

Signori Ufficiali del 12° Corso,gentili Signore, Comandanti, Docenti e graditi ospiti, anche a nome di tutto il Quadro Permanente e degli Allievi, Vi porgo il più caloroso ed affettuoso bentornati all'Accademia Militare.
Sono orgoglioso ed onorato, e vi prego di credere che non sono affatto parole di circostanza, che la mia prima “uscita” ufficiale in veste di Comandante dell' Accademia, qui nel Cortile d'Onore, a due settimane esatte dalla assunzione del Comando, coincida con una celebrazione tanto significativa qual è, appunto, il 50° anniversario di ingresso nella nostra “Casa Madre”, che peraltro coincide con il 35° anniversario del mio ingresso in Accademia.
Consentitemi, innanzitutto di rivolgere un pensiero commosso a quanti non sono più tra noi, a tutti i Comandanti, i Colleghi, gli Insegnanti e i nostri cari che in questi 50 anni ci hanno lasciato, la cui memoria sarà fra poco onorata con la deposizione di una corona d'alloro.
Il ritrovarsi tra queste mura,dopo mezzo secolo dedicato al servizio della Nazione,costituisce, ne sono certo, un momento di grande commozione e al tempo stesso di riflessione : la memoria torna indietro alla ricerca dei ricordi più cari del periodo trascorso in Accademia e, di colpo, ci si accorge di quanto velocemente sia passato il tempo. Un momento in cui ognuno, in silenzio, riflette sulla propria vita, sulla propria carriera, per tracciare un bilancio di questi cinquant'anni in uniforme.
Ebbene, pur non essendo io la persona più indicata a farlo, sento di poter dire che il 12° Corso può ritenersi soddisfatto del proprio bilancio, soprattutto se si considera il momento storico del vostro ingresso in Accademia e l'arco temporale da voi attraversatola servizio della Patria e delle sue Istituzioni.
Senza dubbio avete dato tanto,avete dovuto affrontare, voi tutti e le vostre famiglie, sacrifici, disagi, momenti difficili che, nel corso della nostra carriera, inevitabilmente, tutti affrontiamo, ma ritengo che questo sia stato ampiamente ripagato dai momenti esaltanti vissuti e dalle soddisfazioni ricevute,
Il fatto stesso che oggi vi siate ritrovati qui, così numerosi, con le stesse emozioni e lo stesso entusiasmo del vostro primo giorno da Allievi, penso costituisca la più evidente conferma di questo positivo bilancio.
Ufficiali frequentatori,Allievi del 186° e del 187° Corso: oggi avete di fronte gli Ufficiali che hanno varcato il portone del Palazzo Ducale nel 1955, appena dieci anni dopo la fine del 2° Conflitto mondiale, in un'Italia ancora profondamente segnata,in un'Europa divisa dalla “Cortina di ferro”, con l'Alleanza Atlantica ad ovest ed il Patto di Varsavia ad est,quando intraprendere la vita militare era una scelta tutt'altro che semplice.
Era un periodo difficile, in cui la professione militare non godeva certo dell'odierna considerazione, ma era piuttosto distante, quasi “incompresa” dalla società civile.
Eppure quei ragazzi ( che, fra l'altro, sono stati i primi ad indossare l'uniforme storica che voi indossate o indosserete e che tutti abbiamo portato con orgoglio, quei ragazzi, dicevo) hanno fatto una scelta precisa, divenendo nel corso degli anni, come era solito dire un mio maestro all'inizio della mia carriera, “ i ragazzi della speranza e della ricostruzione ”, gli artefici dell'Esercito della NATO, un Esercito in potenza e di deterrenza, addestrato ed approntato nell'eventualità di un potenziale confronto bipolare che, per fortuna, non si è mai verificato.
Ma sono anche gli uomini che, successivamente, hanno “gettato le basi“ per la costruzione e lo sviluppo dell'Esercito di oggi, un Esercito moderno che, progressivamente impegnato in operazioni per il mantenimento della pace fuori dei confini nazionali, ha meritato considerazione e rispetto.
Un Esercito di professionisti, che ha visto scomparire la leva e ha salutato l'ingresso della componente femminile.
Un Esercito nuovo, dunque, che deve affrontare problemi nuovi e complessi, problemi che richiedono un diverso approccio in termini di addestramento, di innovazione tecnologica e di impiego dello strumento.
Per questo, negli anni, anche l'Accademia è cambiata, adeguando la formazione alle nuove esigenze, rinnovando profondamente i programmi di insegnamento, con l'introduzione di nuovi Corsi di laurea e assumendo la funzione di Scuola di Applicazione per i Sottotenenti dei Corsi di Sanità e del Corpo Ingegneri, una rappresentanza dei quali è schierata alla vostra sinistra.
Questa è l'Accademia di oggi. Un'Accademia che ha saputo rinnovarsi, ma sempre nella continuità dei valori e delle tradizioni che sono alla base del nostro mestiere.
Questa è l'Accademia che vi accoglie e vi dice “ Grazie, anziani del 12° Corso “, per averci trasmesso lo spirito, l'entusiasmo, la convinzione, l'energia e la vitalità per una professione che chiede molto, in termini di impegno e di rinunce, ma che ripaga moltissimo, soprattutto sul piano umano.
Tra di voi vedo maestri che tanto hanno insegnato alla mia generazione, e posso assicurarvi che noi tutti ve ne siamo profondamente grati. Non faccio nomi perché rischierei di dimenticare qualcuno.
Ognuno di voi ha la sua storia, fatta di impegno professionale, di responsabilità, di gratificazioni e, talvolta, di amarezze.
Ognuno di voi ha cercato di realizzare, sicuramente al meglio delle proprie possibilità, quel modello morale, spirituale e culturale che ancora oggi viene riproposto ai nostri Allievi, sicuramente aggiornato nelle forme, ma sostanzialmente immutato nei contenuti.
Allievi che oggi potranno ascoltare i vostri consigli, le vostre esperienze, mentre voi potrete verificare se quel modello, cui vi siete ispirati 50 anni fa in questi luoghi, ha retto alla prova della vita e costituisce ancora un punto di riferimento sicuro.
Ed ora torno a voi, Allievi e Ufficiali Allievi. Torno a voi per dirvi che, quando vi rivolgerete ai nostri Anziani, fatelo con la spontaneità e la disinvoltura dei vostri vent' anni, ma anche con grande rispetto e con la profonda considerazione che è dovuta a uomini che in 50 anni hanno per lo più donato, senza chiedere in cambio, affrontando sacrifici morali e materiali con la dignità e l'orgoglio di chi sa ancora anteporre i doveri ai diritti, uomini che con la loro grande esperienza possono dare ancora molto alla Istituzione.
Al termine di questa giornata, se avrete saputo leggere nei loro occhi, e ascoltare le loro storie, scoprirete che essi sono rimasti nello spirito i ragazzi di 50 anni fa e che, nonostante le prove della vita, conservano intatti la fede e l'entusiasmo del loro primo giorno.
A tal proposito, mi piace citare alcuni passi di un'allocuzione del Generale Douglas Mac Arthur, rivolta nel 1945 ai Cadetti di West Point. Diceva Mac Arthur :
Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia del nostro ideale aggrinzisce l'anima”.
Ebbene, in questo Cortile d'Onore, io vedo oggi solo giovani. Da una parte voi Allievi, senza rughe sulla pelle, nel pieno vigore dei vostri vent'anni, e con un ideale da coltivare e sviluppare. Dall'altra, i nostri colleghi del 12° Corso, forse con qualche ruga sulla pelle, ma senza grinze nell'anima, perché non hanno mai abbandonato il loro ideale,non hanno mai rinunciato ai loro sogni.
Concludo, augurando a tutti noi, appartenenti a Corsi successivi al 12°, di poter giungere al nostro Cinquantennale senza grinze nell'anima e con lo stesso spirito e lo stesso entusiasmo degli anziani del 12° Corso.
A Voi, invece, Signori Ufficiali del 12° Corso, e alle vostre famiglie, che in questi anni sono state sempre al vostro fianco, condividendo gioie e soddisfazioni, e talvolta anche amarezze e disagi, formulo il mio più caloroso e sincero “in bocca al lupo”, unitamente all'augurio di buona salute, che è il bene più prezioso, e tanta, tanta fortuna.
Viva il 12° Corso, viva l'Accademia Militare !

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