Per chi lavorano i Capi di Stato Maggiore?
Giovanni Bernardi, 27 giugno 2005
Dopo la designazione a capo di stato maggiore dell'Esercito del generale Filiberto Cecchi (sarà in carica dal 23 luglio), il 25 giugno il Corriere della Sera ha titolato: "Fraticelli sostituito a tempo di record
". Nell'articolo, a firma Marco Nese, viene fatto notare che il Ministro Martino non ha concesso la normale proroga nell'incarico e che "non ha voluto mantenere un minuto in più in servizio un generale che, il 6 giugno scorso, con una clamorosa intervista al Corriere della Sera, aveva espresso la sua opinione sul futuro delle forze armate e in particolare dell'Esercito". Il ministero della Difesa, alle 13:00 circa del 25 giugno ha diramato questo comunicato.
Prive di ogni fondamento le illazioni sul rinnovo della carica del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Il Generale Giulio FRATICELLI, chiarisce una nota del Ministero della Difesa, lascerà l'incarico il prossimo 22 luglio, alla scadenza del mandato biennale previsto per legge. Il Generale terminerà il servizio alle soglie del sessantacinquesimo anno di età, avendo così maturato un periodo del tutto eccezionale di richiamo dopo il raggiungimento dei limiti di età di 63 anni, da lui compiuti il 26 agosto 2003. Nessuna correlazione, dunque, con presunte contrarietà del Ministro della Difesa, Onorevole Antonio Martino che, anche ieri in occasione della nomina del nuovo Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Filiberto CECCHI, ha voluto esprimere parole di grande stima ed apprezzamento nei confronti dell'operato del Generale FRATICELLI.
Com'è anche scritto nel pezzo a firma PdD e pubblicato il 24 giugno, il generale Fraticelli termina il mandato il 22 luglio. Più che normale, quindi, che la designazione del suo successore sia stata fatta un mese prima. Il generale dei Marines James L. Jones, attuale Supreme Allied Commander Europe (Saceur) fu designato dal presidente degli Stati Uniti nell'agosto del 2002 e assunse l'incarico di comandante supremo in Europa nel gennaio 2003.
Cinque mesi per un comandante supremo (per il quale occorre però il gradimento delle nazioni alleate) e un mese per un capo di stato maggiore nazionale. Il mese di anticipo nella nomina del successore di Fraticelli può essere addirittura considerato un tempo breve, vista anche la necessità di un affiancamento sia per l'incarico di comandante del Coi sia per l'incarico di Capo di Sme.
Gli amanti della dietrologia si potranno invece chiedere come mai il generale Fraticelli abbia parlato pro armamenti terrestri e contro armamenti navali e aerei poco più di un mese prima del suo avvicendamento. La risposta si potrà avere se e quando gli sarà assegnata la poltrona di presidente di Oto Melara, così come gira voce da alcuni mesi.
Non è una novità, del resto, il fatto che un ex capo di stato maggiore venga nominato presidente di una società che opera nel campo degli armamenti. Presidente di Selenia Communication è l'ammiraglio Guido Venturoni (ex capo di stato maggiore della Difesa ed ex presidente del Comitato militare della Nato). Presidente di Orizzonte Sistemi Navali è l'ammiraglio Umberto Guarnieri (ex capo di SM della Marina). All'ammiraglio Marcello De Donno (ex capo di SM della Marina) è stata data la poltrona di presidente di Agusta (oltre a quella di presidente della Lega Navale). Il generale Mario Arpino (ex capo di SM dell'Aeronautica) presiede Vitrociset.
Considerato quindi che la distribuzione delle poltrone è sbilanciata a favore degli ammiragli (uno solo è generale dell'Aeronautica), si potrebbe concludere che era il momento di affidare una industria nazionale di armamenti a un ex Capo dell'Esercito. Se quindi si mostreranno fondate le voci di corridoio che vogliono Fraticelli a Oto Melara e ne avverrà la nomina, si può ipotizzare che la ormai nota intervista fatta al Corriere rientri in una strategia pro Oto Melara, messa in atto prima della cessazione dall'incarico attuale. Se invece Fraticelli non sarà nominato presidente di Oto Melara, i casi sono tre: o la voce era falsa o le esternazioni del generale erano dovute a un clamoroso errore di strategia o erano dettate dal fatto di avere saputo che la poltrona non gli sarebbe stata più affidata.
Ma non è nemmeno qui il punto focale della questione, che invece pone un altro interrogativo: perché agli ex capi di stato maggiore vengono affidate presidenze di società che operano nel campo degli armamenti? Chi pensa bene può affermare che l'incarico di presidente di una società di prestigio, come quelle che rientrano nel gruppo Finmeccanica, richiede la capacità di intrattenere relazioni internazionali anche ad altissimo livello. E i capi di SM questa capacità l'hanno maturata durante la carriera e nello stesso incarico finale.
Chi pensa male, invece, può insinuare che la presidenza sia una specie di "premio di fedeltà" dato dal governo al Capo che si è ben comportato e che addirittura possa essere messo "a contratto" all'inizio del mandato. Non è bello pensare che questa ipotesi sia verosimile, perché sminuirebbe le figure di ufficiali delle forze armate che hanno offerto la loro vita per il servizio alla Nazione.
Forse, però, si potrebbero evitare tutte le illazioni se, invece di una poltrona di presidente, agli ex capi di SM fosse dato l'incarico di membro di un Comitato degli ex capi di stato maggiore (da costituire), che avrebbe il compito di riunirsi periodicamente e pubblicare una volta all'anno un documento che indichi la via da seguire nello sviluppo delle forze armate italiane. Questa soluzione consentirebbe alla Difesa di avvalersi ancora di persone con un bagaglio culturale e di esperienza di altissimo livello, eviterebbe ai malpensanti di fare ipotesi di "contratti di buona condotta" ed eviterebbe che gli appartenenti alle forze armate si possano chiedere: "Per chi lavora il mio capo di stato maggiore, per me o per l'industria che andrà a presiedere?"