Le "CINQUE FINESTRE" |
di Francesco Vannucchi |
Sono sempre stato un amante dello sport, ma, dopo il quadriennio di Accademia Militare e Scuola di Applicazione, ove l'attività ginnico-sportiva, cui veniva giustamente attribuita notevole importanza, era molto curata, non ho avuto la possibilità di praticarlo come avrei voluto e come il Regolamento di Disciplina (art. 57), allora vigente, prescriveva: "in tempo di pace è dovere del militare di... sviluppare le forze fisiche con opportuni esercizi".
Negli Istituti di formazione citati, oltre le attività di palestra centrate su esercizi a corpo libero e con gli attrezzi, venivano programmate e svolte attività di scherma, di equitazione, di atletica, di nuoto. In Accademia emergevo, soprattutto, in equitazione, facevo parte della ripresa speciale e avrei dovuto gareggiare nel cross country in occasione del MAK P 100; "avrei dovuto" perché, avendo partecipato alla visita all'Accademia Militare Olandese nel Mag. 1957, cioè poco prima del MAK P, al mio posto si allenò un collega, per cui al mio rientro, pur se con grande dispiacere, non me la sentii di togliergli la soddisfazione di fare la gara; il dispiacere per questa dolorosa rinuncia fu, solo lievemente, attenuato dalle parole del Cap. Alborino, che mi lodò e mi ringraziò per la generosità dimostrata. Alla Scuola di Applicazione, nel Dic. 1957, dovetti abbandonare l'equitazione per motivi fisici, fortunatamente poi risolti. A Torino, mentre me la cavavo bene, come sempre, nella normale attività ginnico sportiva e nel tennis, scoprii, con grande orgoglio, di avere una particolare attitudine per il mezzofondo ed il fondo e mi cimentai anche, nell'ambito del Corso, nei tornei di calcio, di pallavolo e di pallacanestro.
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Non avevo, invece, alcuna dimestichezza con gli sport alpini, che ho cominciato a praticare, con accettabile capacità, alla fine degli anni '80, grazie a maestri molto efficaci.
Nei Reggimenti di Artiglieria trovai che la sensibilizzazione per le attività sportive era alquanto carente; solo con il Col. Li Gobbi, Comandante, nel 1964, delle Batterie a Cavallo, esse ebbero un grande impulso, con la partecipazione della massa del personale. Fortunatamente, l'attività addestrativa molto intensa e le iniziative sportive assunte a basso livello, prevalentemente basate su sfide calcistiche tra le batterie, consentivano di tener tonificati i muscoli e di mantenere la forma fisica. Nel periodo trascorso a Milano ebbi, di nuovo, la felice opportunità di praticare l'equitazione ed il tennis.
Una, seppur marginale, ripresa dell'esercizio di alcune discipline sportive è stato possibile durante la frequenza della Scuola di Guerra, ma la mia passione è riesplosa allorché, trasferito nel 1972 allo Stato Maggiore dell'Esercito, ho avuto la fortuna di avere, quali colleghi nell'Uf. Programmazione e Bilancio Paolo Marchi e Gaetano Garsia: il primo mi portò a correre sulle strade di Roma e dintorni, facendomi tornare al vecchio amore per il fondo, pur a prezzo di grandi fatiche, il secondo mi fece scoprire le emozioni del paracadutismo, passando in pochi giorni dalle parole ai fatti: un breve indottrinamento sul comportamento prima e durante il lancio e, quindi, in una domenica del Novembre 1977, in condimeteo non proprio ideali, l'esame orale presso l'Aeroclub di Roma e, a seguire, il primo mio lancio da un CESNA; esso fu un atto in cui ho dovuto vincere la mia grande "apprensione", per non dire paura, perché non si è trattato di chiudere gli occhi e saltare, ma è stato necessario uscire sul predellino posto sotto l'ala dell'aereo, posizionarsi e, al segnale dell'amico Garsia, accompagnato da un sorriso incoraggiante, staccare.
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Fu una grande emozione, che mi attrasse sempre più verso questo sport, che allora fu una sfida contro me stesso e che, ancora oggi, conserva questo carattere di sfida. Immediatamente dopo, nella primavera del 1978, presi, presso la SMIPAR, a seguito di un breve corso, il brevetto militare al lancio con apertura automatica, che non ho mai lasciato scadere, effettuando ogni anno i lanci prescritti fino al luglio 1999, ultimo anno del mio servizio militare. |
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Dopo il Comando di Brigata, decisi di elevare il mio livello di paracadutista e seguii ogni domenica, presso il Centro di paracadutismo dell''ANPDI di Ponte Cagnano (SA), il corso per l'abilitazione al lancio con apertura comandata. Nel luglio 1992, feci il primo lancio di questo tipo senza DROG; il ricordo dell'emozione di quel lancio è indelebile, soprattutto perché, uscito dall'aereo a 4000 m., giunto alla quota di apertura a 1200 m., tirata la maniglia, il paracadute principale non si aprì; aprii, allora, l'ausiliario, per cui sono qui a raccontare questa avventura. Giunto a terra chiesi di poter fare subito un altro lancio e fui accontentato.
Tornando ai lanci militari, ricordo con particolare piacere quello effettuato, nell'Agosto 1993, con gli Ufficiali frequentatori della Scuola di Applicazione e quello del Novembre 1995 con alcuni Sottufficiali del 5° C.A..
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Il podismo sulle lunghe distanze divenne anche esso una costante della mia vita sportiva. Con Paolo Marchi ho partecipato a innumerevoli corse amatoriali, tra le quali mi piace ricordare la "Roma - Ostia" (la prima per me fu nel 1977 sulla distanza di 30 km) e la Maratona di S. Silvestro sulla classica distanza di 42 km. e 195 m., che si snodavano lungo suggestivi itinerari della città di Roma. Questo tipo di attività ebbe, negli anni '80, un forte impulso in ambito Esercito, con la costituzione di un settore sportivo amatoriale gestito direttamente dallo SME e con facoltà agli Enti militari di dare vita a proprie squadre. |
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Nel 1987, ho finalmente preso contatto con gli sport alpini. Ho imparato a sciare presso la Scuola Militare Alpina a Courmayeur, ove, nel breve volgere di quattro giorni, un maestro di sci mi insegnò le nozioni fondamentali, ponendomi in condizione di affrontare, seppur con "splendidi" capitomboli, tutte le piste della Val Veny; ciò, nonostante mi fossi crinato una costola fin dal primo giorno. Nello stesso periodo, ripresi le escursioni in montagna, in Val di Susa e in Val d'Aosta; per la cronaca, la mia prima escursione l'avevo fatta con Elio Carrara, raggiungendo la cima più alta delle Alpi Apuane (M.Pisanino, m.1945), in una domenica del luglio 1968: eravamo in "Arma diversa" presso il 68° Rgt.f., impegnato nelle esercitazioni estive in Garfagnana. |
Nei primi anni '90, ebbi il dispiacere di mancare, causa avverse condimeteo, la cima del M.Bianco; ebbi, però, la soddisfazione di raggiungere la cima del Mont Blanc de Tacul (m.4260) e, più volte, il Gran Paradiso (m.4000). Solo chi ama veramente la montagna sa cosa significhi raggiungere una cima oltre i 3000 m.; costa tanta fatica, ma dà tanta gioia, soprattutto per lo spettacolo di rara bellezza che da lassù si gode, lontano da tutto ciò che rende la terra -"quest'atomo opaco del male" come dice il poeta - invivibile; ogni cima fa sentire il senso dell'infinito, la presenza di Dio.
Nel periodo di Brescia (1987-89), città di alpini, ho percorso tutte le montagne delle valli circostanti, luoghi molto belli, che, a tutto oggi, fanno da splendida cornice ai ricordi accumulati nei due anni di Comando di Brigata; mi piace qui citare l'escursione fatta con gli alpini della sezione di Brescia fino alla Lobbia Alta dell'Adamello, in occasione della visita di Giovanni Paolo II°.
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Quando parlo di Brescia non posso non ricordare un amico sincero: si chiamava Vittorio Piotti, mio coetaneo, poeta e scultore in ferro, spirito libero, pratico e coraggioso; per me un Maestro. Era stato Ufficiale degli Alpini ed era un Alpino nel profondo dell'animo. Ho diviso con lui tante fatiche sui monti della Val Camonica, della Val Trompia, della Val Sabbia, delle Dolomiti di Brenta; su queste ultime, sotto la sua guida, ho fatto le mie prime arrampicate (Castelletto e Torre di Brenta). E' scomparso nel 2000, a seguito di incidente con il parapendio, lasciando in me un gran vuoto, un profondo dolore, insieme al ricordo di un uomo vero. |
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Durante il Comando del 5° C.A. (Nov.94-Apr.97), queste esperienze mi sono state molto utili, perché avevo alle dipendenze il Reparto Ricognizione a Lungo Raggio (RRLR), il cui addestramento riguardava tra l'altro, oltre che il paracadutismo, anche la sopravvivenza in tutti gli ambienti naturali: ho sempre partecipato alle loro esercitazioni in ambiente alpino e con loro ho raggiunto alcune cime dolomitiche, quali il Lagazuoi (m.2778), il Piz Boè (m.3160), la Marmolada (m.3343), ho preso confidenza con lo sci da fondo e ho fatto anche un assaggio dello sci alpinismo.
Qualche tempo prima, quale Comandante della Scuola di Applicazione (Dic.1992-Gen.1994), avevo rinfrescato la mia abilità di cavaliere e di tennista e avevo scoperto una nuova attività sportiva che esercito tuttora, qui a Roma, con continuità: si tratta dell'Aikido, affascinante arte marziale di origine giapponese.
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Andando in pensione, ho continuato a praticare, altresì, gli sport alpini sia quale sciatore sia quale alpinista. Nella versione alpinista sono molto orgoglioso delle escursioni fatte in questi anni con l'amico Mar. Gema, già del RRLR, che mi ha guidato sulle cime del S.Matteo (m.3678), dell'Adamello (m.3554) e di Lagoscuro (m.3166).
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Inoltre, mi ritrovo ogni anno in Val Seriana con Vincenzo Dobelli ed Elio Carrara e insieme ci divertiamo su e giù per le numerose cime che fanno ad essa corona. Nella versione sciatore, frequento, di solito, le piste di Val Racines (Vipiteno), in compagnia di un giovane Sottufficiale, mio collaboratore negli ultimi cinque anni del servizio attivo ed ora carissimo amico, il Mar. Luca Gazzetta. |
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Questa passione sportiva, che mi ha accompagnato nel corso della vita, non è stata fine a sé stessa, ma mi ha consentito di far sempre ben figurare le Unità alle mie dipendenze anche in questo settore, che, a mio parere, è prioritario quale base per la formazione del combattente ed il mantenimento dello status di combattente per tutti i livelli gerarchici, dal Soldato al Generale.
In breve, nell'8° gr.a. "Pasubio", inquadrato nella B.cor. "Vittorio Veneto", i miei artiglieri dominarono in quasi tutte le gare di Brigata, classificandosi ai primi posti; il successo fu il frutto di capillare organizzazione delle attività e di accurato governo del personale.
Nella Brigata "Brescia", questa mia passione trovò terreno fertile ed entusiasta; la squadra della Brigata raccolse tantissime volontarie adesioni tra gli Ufficiali, i Sottufficiali, i Soldati e ottenne diversi successi nelle gare militari di marcia e di orientering, nelle gare podistiche amatoriali, nei tornei di calcio a livello cittadino e provinciale. Meritevoli di menzione, la vittoria nella 18^ PRENIMEGA (Gara militare internazionale di marcia sulla distanza di 42 km.) nel 1989, il 2° posto nella stessa gara nel 1988, la vittoria nel 1989 nel Criterium della Brianza per squadre militari, sulla distanza di 50 km.. Inoltre, la squadra conquistò nel 1988 il record militare europeo della staffetta 24X1ora, ottenne, nella edizione 1989 di "VIVICITTA'", il "trofeo Città di Brescia" per aver portato al traguardo il maggior numero di atleti, vinse nel 1989 il campionato di calcio UISP della provincia di Brescia, oltre a due tornei cittadini. Al riguardo, mi piace evidenziare che le squadre partecipanti alle gare erano costituite da personale di tutte le unità della Brigata.


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Particolare rilievo ebbero le gare interne di Brigata, per pattuglie costituite da Ufficiali e Sottufficiali, che, allo slancio e al piacere dello sport, univano l'utile dell'addestramento al combattimento individuale e di team. Queste attività hanno avuto un rendimento elevatissimo perché hanno rappresentato proficui momenti di incontro e di aggregazione degli uomini e delle unità della Brigata, con note altamente positive per lo Spirito di Corpo; ciò ha influito positivamente sia sull'efficienza addestrativa e logistica, sia sull'impegno nelle attività sportive competitive, portando alla vittoria o ad onorevoli piazzamenti.
Nel 5° C.A., pur se disperso nell' ampio territorio del Triveneto, fu costituita una squadra sportiva di C.A., che si è cimentata in moltissime gare amatoriali; tra queste desidero ricordare quelle cui ho personalmente partecipato: nel 1997, la "Roma - Ostia" su 21 km. e, nel 1996, la "Stramilano" su 21 km., la "Su e Zo per i ponti di Venezia" su 21 km., la "Maratonina del Collio" su 18 km.. Quest'ultima gara fu indetta in occasione del 136° Anniversario del 5° C.A.: vi parteciparono anche squadre di altri Comandi, tra cui quella del 3°C.A., che volle così ricambiare la nostra partecipazione alla Stramilano.

La celebrazione di questo anniversario è stata attuata con manifestazioni e modalità analoghe a quelle del 135° (vds. 3^ finestra): la cerimonia solenne dell'Alza Bandiera e la resa degli Onori ai Caduti di tutte le guerre in Vittorio Veneto; la conferenza "Una pagina di storia del 5° C.A.. Il secondo ritorno di Trieste all'Italia", centrata sul ruolo del 5° C.A. in occasione della crisi internazionale esplosa nel 1954 tra l'Italia e la Jugoslavia, per il possesso dei territori italiani al confine orientale; i concerti delle Musiche d'Ordinanza "Gorizia", "Mantova", "Pozzuolo del Friuli" e della Fanfara "Ariete"; le usuali gare addestrative interne; la già citata maratonina "Collio 96". La celebrazione si concluse con il 2° Trofeo "Vittoria Alata" di Pentathlon Militare, vinto, come nel 1995, dal 5° C.A. sul 4° C.A. (ancora una volta 2° classificato) e sugli altri Alti Comandi Periferici partecipanti. Data l'importanza della gara a livello militare nazionale, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito volle essere presente alla giornata conclusiva e alle premiazioni; fu lui, naturalmente, a consegnare il Trofeo e le medaglie al vittorioso team del 5° C.A.
Ora sono in pensione e seguo un programma di attività che ha come riferimento principale lo sport, cui dedico gran parte del mio tempo libero.
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