Le "CINQUE FINESTRE" |
di Francesco Vannucchi |
Nel corso della propria carriera un Ufficiale dell'Esercito può trovarsi ad operare con altre Armi e Specialità o in ambiente Interforze, può comandare Grandi Unità elementari o complesse, può servire in strutture di Comando dell'Alleanza Atlantica. Tutto ciò può dare occasione di esperienze particolari, che poi restano tra i ricordi significativi.
La mia Arma di origine è l'Artiglieria. Durante la Scuola di Guerra (92° Corso di SM), ho approfondito la conoscenza dell'Arma base, delle altre Armi "dotte" e dei servizi logistici, nonché ho appreso le nozioni fondamentali d'impiego della Marina e dell'Aeronautica. Del periodo presso questo Istituto, ricordo soprattutto le esperienze professionali vissute in Arma diversa al termine del 1° e 2° anno di corso, rispettivamente, nei ranghi del 68° Rgt.f. e dell'8° Rgt.b.; presso quest'ultimo, ebbi anche la fortuna di operare come Ufficiale OA del III° btg.b., prendendo parte, in tale incarico, al periodo addestrativo del Rgt. a Capo Teulada, che si concluse con una indimenticabile esercitazione finale a fuoco di Rgpt. tat., condotta con tutti i crismi e con eccezionale realismo. L'8° era allora comandato dal Col. Pontieri, che ho tanto ammirato, nel mese di Arma diversa, per la sua capacità di essere ovunque fossero i suoi bersaglieri, compresa la tradizionale corsa giornaliera, cui nessuno doveva sottrarsi dal più giovane al più anziano. E' stato per me un grande esempio di Comandante, che ho costantemente tenuto presente.
Dopo l'esperimento di SM nella D.f. "Legnano", ho frequentato il 18° Corso ISMI, prendendo, così, confidenza con l'ambiente interforze. Il corso si rivelò interessante e stimolante, sia per il tipo di esercitazioni svolte con lavoro di gruppo, sia per le visite in Italia a Enti delle tre F.A. e all'estero ad organi della Comunità Europea.
Un'esperienza del tutto nuova nel periodo fu la giornata addestrativa trascorsa, al largo di Taranto, su un Sommergibile tradizionale, che operò in immersione, costituendo obiettivo di ricerca di alcune navi di superficie. Seguii le attività con interesse e mi resi conto che, almeno con i mezzi di allora, l'individuazione di un sommergibile in immersione non doveva essere cosa facile; ciò che mi colpì fu l'elevatissimo Spirito di Corpo dell'equipaggio, l'orgoglio dell'essere sommergibilisti, la volontà di assolvere al meglio il compito loro affidato. Nel grado di Colonnello, ho assolto l'incarico di Vice Comandante della B. mot. "Aosta", inserendomi, di conseguenza, nella realtà addestrativa ed operativa di una G.U. el., il che mi consentì di acquisire una esperienza preziosa per il mio futuro di Comandante. Di rilievo, in questo periodo, l'esperienza operativa tratta dalla costituzione nell'isola di Pantelleria, di un presidio militare permanente, a livello di compagnia, con compiti di presenza, controllo del territorio, osservazione e intervento contro sbarchi dal mare. Il successivo incarico di comando fu quello di Comandante della B. mec. "Brescia", ove , forte dell'esperienza maturata nel passato, potei spaziare a giro d'orizzonte nella mia azione di comando, pretendendo efficienza ed organizzazione minuta delle attività in ogni settore, con particolare riguardo a quello logistico che è la base dell'efficienza operativa, scopo precipuo della nostra attività in tempo di pace per poter essere in grado di affrontare tempestivamente e con successo ogni tipo di emergenza, di pace o di guerra. Essere efficienti significa impiegare bene le risorse che il Paese pone annualmente a disposizione dell'Esercito, garantendo un rapporto costo/efficacia favorevole, significa meritare la fiducia e l'affetto sempre dimostrati dalla popolazione verso l'Esercito, significa onorare coloro che, servendo nei ranghi della "Brescia", sono stati gli artefici delle grandi, antiche, nobili tradizioni della Brigata, nata nel 1848 con la 1^ Guerra di indipendenza.
La celebrazione del 140° della costituzione della Brigata ha rappresentato, dal mio punto di vista, un'importante esperienza, che mi ha consentito di valutare sia l'attaccamento dei cittadini bresciani alla loro Brigata sia l'efficienza dei Comandi di Brigata e di btg./gr. nella direzione, organizzazione, condotta e controllo delle attività addestrative, nonché della logistica (movimento, accasermamento, igiene, sanità, ecc.). La cerimonia, poi, è stata una efficace dimostrazione del livello di addestramento conseguito dai singoli e dai complessi nelle varie attività svolte.
Altre operazioni interessanti di questo periodo, che ricordo con particolare piacere, sono le gare di pattuglia. Convinto come sono che l'addestramento di pattuglia è il più completo nella preparazione del combattente e che, di per sé, la gara attiva sentimenti di emulazione, spirito di corpo, cameratismo in tutto il personale, che gareggi o meno, ho periodicamente indetto gare di pattuglia per Ufficiali e Sottufficiali del Comando di Brigata e delle Unità dipendenti: un modo per ricordare ai Quadri che "combattenti" non erano soltanto i giovani Ufficiali e Sottufficiali ed i Soldati di leva, ma tutti coloro che indossavano le stellette, senza distinzione di età. Appunto per questo, quale Comandante di Brigata, partecipavo per dare l'esempio così da incentivare la partecipazione spontanea del personale; non solo, partecipavo quale Comandante della pattuglia del Comando di Brigata con la volontà di vincere, volontà che animava anche i componenti della mia pattuglia, per cui la nostra vittoria era diventata la regola, perché frutto di allenamenti sistematici. Indissi l'ultima di queste gare nell'ultimo mese del mio comando con la denominazione di "Criterium 48° Comandante", aggiungendo alla marcia, all'orientamento e agli esercizi di topografia, il tiro con la carabina cal.22 e il lancio di precisione della bomba a mano: la pattuglia doveva giungere al completo, pena la squalifica, fino all'ultimo punto di controllo, dopo il quale, fino al traguardo, ogni componente poteva dare il massimo e staccare gli altri. Ogni Unità doveva presentare una sola pattuglia formata dai migliori elementi. La pattuglia del Comandante, come era ormai denominata quella del Comando di Brigata, era costituita, oltre che da me, dal Magg. Provenzano, dal Mar. Tauro, dal Mar. Satriano, dal Mar. Nicoletti ed era la squadra da battere, ma nessuno riuscì nell'impresa; personalmente diedi un grosso contributo alla vittoria, con il miglior tempo nella marcia (1° al traguardo con il Mar. Nicoletti) e con il miglior punteggio nel lancio della bomba a mano (1°assoluto). Forse per questo è per me un bellissimo ricordo.
Ma le mie vittorie nelle gare di pattuglia non si esaurirono con quella appena raccontata e ne farò cenno più avanti, quando parlerò del periodo trascorso al Comando del 5° C.A..
Nell'intervallo tra i due comandi di G.U., ho avuto la fortuna di comandare la Scuola di Applicazione, custodendone la Bandiera di Guerra, decorata di Medaglia d'Argento al Valor Militare, purtroppo per un solo anno, dal 5 Dic. 1992 all'11 Gen. 1994. "L'esperienza vissuta alla Scuola ", sono le parole dell'O.d.G. n.5, ultimo del mio Comando, "è già tra i ricordi più belli così come tutti i precedenti periodi di Comando, rispetto ai quali essa è stata ancor più esaltante per le responsabilità morali che derivano dal dover garantire la formazione degli Ufficiali effettivi dell'Esercito non solo sotto l'aspetto culturale, ma anche sotto gli imprescindibili aspetti morale e spirituale: i giovani Ufficiali che escono da questa Scuola, per inserirsi nella realtà operativa dell'Esercito, non possono non aver connaturato in loro il senso del Dovere, dell'Onore, della Patria, che, soli, consentono di essere Comandanti sagaci ed onesti, autorevoli e solleciti verso i propri uomini, disinteressati e protesi soltanto al bene dell'Italia e dell'Esercito; queste qualità determinano, infatti, quella tensione morale che rende il Comandante capace di essere tale in ogni circostanza, nel lavoro di tutti i giorni o in situazioni di rischio, con la forza dell'esempio che significa coraggio, spirito di sacrificio, fede incrollabile nei valori ideali della Patria. Ufficiali frequentatori, ho trascorso a vostro stretto contatto una pagina importante della mia vita; ho cercato di trasmettervi quanto di meglio ho io stesso nel cuore e ho ricevuto da voi la soddisfazione di veder procedere i singoli Corsi -171° "FEDE", 172° "CARATTERE", Corsi del Corpo Tecnico- pressoché compatti al conseguimento sicuro dei successivi traguardi che l'iter di formazione ha posto". Qualche mese prima (Luglio 1993) nella Cerimonia di Chiusura dell'Anno Accademico 1992-93, eseguita in notturna nella suggestiva atmosfera del Palazzo dell'Arsenale, avevo salutato il 170° Corso "AUDACIA", che lasciava definitivamente la Scuola al termine del 5° anno di corso, istituito per consentire di concludere l'iter di formazione con il conseguimento della laurea. Il 170°Corso, grazie alla proficua collaborazione stabilita con gli Atenei torinesi, artefice il bravissimo Col. Bussolini, in assoluto il mio migliore collaboratore, prematuramente scomparso, aveva concluso gli studi con risultati soddisfacenti: l'Esercito festeggiò, così, a fine giugno '93, data che resta nella storia della Scuola, i primi laureati nelle Varie Armi. La mia azione di Comando mirò, in primo luogo, a garantire la centralità dell'Ufficiale Allievo nel quadro degli scopi della Scuola, a ripristinare talune rigorose regole di comportamento desuete, a pretendere autocontrollo formale ed incisivi impulsi educativi, centrati sul rispetto della personalità, sulla giustizia e sulla parità di trattamento dei giovani frequentatori, inculcando loro senso del Dovere, spirito di sacrificio, consapevolezza delle proprie responsabilità. Questi, infatti, stante i pesanti programmi degli studi universitari, tendevano a trascurare gli studi e le attività pratiche tecnico militari, con innegabili conseguenze negative sul loro futuro di Comandanti, destinati a formare, a loro volta, altri giovani. In questo caso, lo scopo dell'addestramento per pattuglia, oltre che quello di far uscire periodicamente dalle aule in aperta campagna i nostri giovani e i loro Comandanti, era soprattutto quello di approfondire la preparazione tecnico militare in settori importanti, quali la concezione e l'organizzazione delle attività, l'atteggiamento tattico, lo sfruttamento del terreno, le tecniche di orientamento, la difesa NBC, la topografia; il concetto di gara aveva lo scopo di incentivare, attraverso la naturale volontà di vincere, l'impegno dei singoli , individuale e nel lavoro di team. Ho seguito sul terreno tali attività, i cui frutti sono stati eccellenti.
Nella esperienza fatta nel Comando del 5° C.A., ho un mare di bei ricordi e pochi meno belli. Tra i più interessanti cito le complesse esercitazioni al CAUC, "ICHNUSA 95" e "BRALLISTERIS 96", cui parteciparono complessi di forze di tutte le unità del 5° C.A., rivelandosi realistiche e ben condotte,
|
|
|
l'esercitazione NATO "Dynamic Mix 96", effettuata nell'area del Cellina-Meduna, le attività specifiche dei lagunari e del Rep. Ric. a Lungo Raggio (RRLR), le immancabili gare di pattuglia. Pur avendo molto da raccontare, tralascio per ragioni di spazio le esercitazioni tradizionali. |
|
|
Con il Reggimento Lagunari, ho partecipato ad una esercitazione di sbarco a Capo Teulada, pilotando un LVTP, ed a una attività subacquea con respiratore al largo del citato Capo; è stata la prima vera immersione della mia vita; dopo qualche difficoltà nell'uso del boccaglio, con spiacevoli "bevute", "custodito" da un Sottufficiale dei lagunari, ho potuto ammirare la bellezza dei fondali dell'Isola Rossa, ricchi di fauna marina. |
Con il RRLR ho avuto molte occasione di operare in ambiente alpino, allorché il personale effettuava, prevalentemente nel periodo invernale, le esercitazioni di sopravvivenza: ad esse non sono mai mancato. Con gli uomini del Reparto, sempre accompagnato dal Comandante, Cap. Mastrotto, ho raggiunto alcune cime dolomitiche, quali il Lagazuoi, la Marmolada e il Piz Boè
|
|
|
|
e, oltre a mantenermi a livello nello sci alpino, ho preso confidenza con lo sci da fondo (quante cadute!) e ho fatto un molto limitato assaggio dello sci alpinismo. Esperienze indimenticabili. Anche nel 5° C.A. curai l'addestramento di pattuglia per i Quadri con gli stessi criteri già sperimentati alla Brigata "Brescia", con gli stessi favorevoli risultati nella conoscenza reciproca, nell'amalgama e nello spirito di corpo delle unità. Alle gare di pattuglia fu attribuita una più spiccata fisionomia tattica, a cominciare dal mascheramento e dall'equipaggiamento individuale e con l'aggiunta di attività per la difesa NBC, tra le quali l'indossamento della maschera nel tempo di 9 secondi. Superato lo sbigottimento iniziale, soprattutto da parte dei Quadri più anziani, la maggior parte del personale si impegnò a fondo e le gare, indette con frequenza non superiore al semestre (non meno di due volte l'anno), assunsero impegno e tono agonistico sempre più elevati.
|
Anche nel C.A. la pattuglia del Comandante, costituita, oltre che da me, da 2 Ufficiali e 4 Sottufficiali del Reparto Comando del C.A. (Cap.Cusimano, S.Ten. Capitanio, Mar. Refi, Mar. Nardelli, Mar. Schember, Mar. Gazzetta) divenne quella da battere. Mi piace qui ricordare l'ultima gara, indetta in vista del termine del mio Comando ed effettuata sull'Altopiano del Cansiglio il 3 Aprile 1997; come nelle precedenti occasioni, la pattuglia del 64° Comandante del 5°C.A. dominò la gara, dimostrando una netta superiorità sulle pattuglie dei Comandi e delle Unità dipendenti. |
|
Infine, approdo ad AFSOUTH ed entro in contatto con le Forze Armate dei paesi NATO e di quelli dell'Est europeo, geograficamente collocati nell'area di responsabilità di AFSOUTH. Sono convinto che questa sia stata l'esperienza professionale di più elevato profilo: peccato sia giunta al termine della mia carriera. Di particolare interesse, il compito, che mi fu affidato dal SACEUR (Gen. Clark), nel Lug. 1998, di seguire personalmente le esercitazioni di Partnership for Peace (PfP), esaminarne le modalità di preparazione, organizzazione, condotta e proporre eventuali correttivi per elevarne il rendimento e per perfezionarne le modalità di valutazione finale dei paesi partecipanti. Il SACEUR apprezzò molto il lavoro fatto, che fu citato, tra le altre attività da me svolte quale DEPUTY CINCSOUTH, nella motivazione con cui mi fu attribuita la "USA Legion of Merit degree of Commander". L'attività di maggior rilievo professionale è stata quella collegata all'ultima crisi balcanica; mi riferisco, in particolare, ai provvedimenti posti in atto, in ambito NATO, per mantenere sotto controllo l'evoluzione della critica situazione determinatasi in Kosovo nel 1998, nonché alla condotta delle successive operazioni belliche e post belliche nel 1999. Nel chiudere questa 4^ "finestra", desidero fare un cenno a tre esperienze particolari che, tra le tante fatte, mi piace raccontare. La prima consiste in una giornata trascorsa su un sommergibile statunitense, che, dopo la visita a bordo, svolse un'attività dimostrativa delle sue possibilità di manovra, del tutto inimmaginabili da un profano. La seconda fu la visita negli USA-North Caroline ad una base dei Marines, ove assistetti su invito del Comandante del Corpo, ad una esercitazione (CAPEX 99); ero già stato tra i Marines, nel corso dell'esercitazione "Dynamic Mix 98", a Capo Teulada e in Turchia, e, nelle due occasioni avevo avuto modo di seguirli e di provare personalmente le loro armi e i loro mezzi: è nata per essi una grande ammirazione. Infine, il volo di circa un'ora su un F16 USA, base di Aviano, dopo la fine della guerra in Kosovo. Prima del volo ebbi un addestramento specifico sull'aereo, con particolare riguardo alle modalità per l'abbandono del mezzo in volo, in caso di incidente. Durante il volo, il pilota mi illustrò, mostrandomele praticamente, le modalità di puntamento dei bersagli, fece tutte le possibili evoluzioni e mi fece sperimentare personalmente la manovrabilità dell'aereo, dettandomi le manovre da fare, tra cui un tonneau. Non sono esperienze indimenticabili?
Ritengo che concludere il servizio in AFSOUTH sia stato il miglior epilogo possibile della mia vita militare.
|
RITORNA... |
COPERTINA |