Le "CINQUE FINESTRE"

di Francesco Vannucchi

I RICORDI PIU' SIGNIFICATIVI DI FRANCESCO VANNUCCHI
"UN'INCANCELLABILE DELUSIONE"
(2^ Finestra)


    A partire dagli anni '60, seguendo con crescente attenzione le vicende interne dell'Italia, ebbi la sensazione di un generalizzato atteggiamento negativo, nei riguardi dell'Esercito, da parte del mondo politico e, conseguentemente, di intellettuali e mass media. Non riuscivo a capire, inizialmente, le ragioni di ciò; pensavo, infatti, che i politici e il loro seguito avrebbero dovuto mostrare gratitudine verso l'Istituzione militare, che, superate le conseguenze della sconfitta, inquadrata dal 1949 nell'Alleanza Atlantica, ammodernata praticamente a costo zero per l'Italia, grazie agli aiuti statunitensi, si addestrava senza sosta e vigilava notte e giorno per farsi trovare sempre pronta a rispondere tempestivamente ed efficacemente al possibile attacco del minaccioso ed incombente Patto di Varsavia, garantendo così lo sviluppo ed il progresso civile ed economico della Patria nella sicurezza.

    Mi resi conto, in tempi successivi, di far parte della non so quanto folta schiera di italiani che credono nei valori della Patria, della Bandiera, dello Stato, quali beni comuni da servire con onestà di intenti e da difendere, se necessario, con le armi. Mi resi conto che i partiti del cosiddetto arco costituzionale non possedevano questi valori e mi fu chiaro allora che, nell'Italia in cui operavo, non era il merito che determinava il successo, ma il colore politico ed altre "virtù": al regime fascista era, nella pratica, succeduto -dopo il periodo di De Gasperi, con cui si esaurì il buon governo della democrazia cristiana- un altro regime, costituito da una classe politica il cui senso dello Stato e il cui concetto di servizio a favore di tutta la collettività nazionale, a giudicare dai fatti, hanno lasciato molto a desiderare. L'Italia del dopoguerra è stato l'unico paese occidentale governato ininterrottamente per oltre 30 anni dalle stesse forze politiche di centro sinistra, praticamente senza opposizione, essendo la destra missina "democraticamente" ignorata e vilipesa, nonostante i milioni di voti a suo favore, ed il partito comunista, nonostante i suoi molti "peccati" , altrettanto "democraticamente", associato, seppur ufficiosamente, nelle attività di governo. In tutti questi anni, fino ad oggi, si è verificato un costante peggioramento della qualità della vita dei comuni cittadini a fronte di un arrogante e progressivo aumento della ricchezza/privilegi di politici (nazionali, regionali, provinciali, comunali e loro seguito), magistrati, manager pubblici, alti burocrati, grandi imprenditori, ecc.; per fare un esempio, basti considerare che, a partire dagli anni '70, anche in piena emergenza economica, i detentori del potere (nel senso più ampio), mentre imponevano sacrifici ai cittadini, anche ai più poveri, sono andati aumentando periodicamente (cosa che avviene ancora oggi) le loro già sovrabbondanti e, senza alcun dubbio, immeritate (a fronte dei risultati) retribuzioni, avvantaggiandosi, in aggiunta, di ingiustificati privilegi; non risulta che l'opposizione si sia mai opposta (quindi?) e che i sindacati, sedicenti difensori delle classi più deboli, siano mai scesi in piazza per denunciare e combattere queste evidenti manifestazioni di ingiustizia sociale e di sottosviluppo mentale (quindi?). Si spiega solo così, con il disinteresse per la "cosa pubblica", l'apparente paradosso dei governi italiani di centro sinistra, che, pur avendo governato il "paese" ininterrottamente fino alla fine degli anni '90, hanno mantenuto intatti i privilegi delle classi dominanti e non hanno prodotto né equità, né giustizia, né eguaglianza nell'ambito della società italiana.

    Esiste, al riguardo, la testimonianza del compianto Montanelli (Corriere della Sera, 23/11/97 "Addio Italia, Patria perduta", pag.31), uomo libero da condizionamenti: dopo gli anni del miracolo economico "...fummo cronisti della rapida degenerazione della democrazia in partitocrazia. In questo sistema abbiamo visto corrompersi tutto, a cominciare dallo Stato. ...anche la magistratura è stata contaminata dal potere politico... E' questo che spiega l'impunità con cui le forze politiche poterono compiere la loro opera di corruzione, che non consisteva soltanto nel prelievo dei pedaggi...le famose tangenti...ma anche nell'annessione e addomesticamento di tutti quegli organi di controllo...che alla corruzione avrebbero dovuto porre un freno...I due milioni di miliardi e passa del debito pubblico non si possono spiegare che come il frutto di complicità tra classe politica e classe amministrativa...La cultura italiana è nata alla mensa del principe... Scomparsi quelli di una volta, il loro posto è stato preso dai... partiti. E questo spiega la cosiddetta "organicità" dell'intellettuale italiano, sempre schierato dalla parte verso cui soffia il vento...".

    Sempre riferendosi a questo periodo, sulla Rivista Militare del Set.1996 si osservava che "Elites culturali e politiche attaccarono alle radici i riferimenti e i valori militari, con finalità per lo più strumentali...Sul versante dei mass media, si affermò una tradizione culturale...che evitò accuratamente di nominare la parola Patria. L'esigenza di comunicare la Difesa venne di fatto rimossa, venne ostacolata la libera circolazione delle idee...rigide norme di riservatezza ridussero fortemente lo spazio di manovra alla pubblicistica militare. I responsabili politici della Difesa concepirono l'informazione soltanto come... momento di visibilità personale".

    E' noto che il rapporto con i mass media è sempre stato difficile sia per il loro conformismo e appiattimento sul potere politico sia per un voluto disinteresse ed una generalizzata disinformazione circa l'attività del mondo militare che conta, cioè quello delle unità operative, sia per le loro esigenze tipiche di ricercare lo scoop e di fare notizia, spesso senza l'indispensabile equilibrio nelle valutazioni a caldo (vds. Caso Somalia) e prediligendo una chiave di lettura dei fatti sul filo conduttore delle "mitiche" tensioni del mondo militare.

    Vi sono stati, ad onor del vero, anche alcuni giornalisti, che, con onestà intellettuale, hanno posto nella giusta luce il problema militare, evidenziando l'importanza delle F.A. quale indispensabile strumento della difesa dell'Italia e della sua politica estera, così come è negli altri paesi dell'Europa occidentale, denunciando, altresì, non solo l'insufficienza degli stanziamenti di bilancio, ma anche le conseguenze ancora più gravi di taluni provvedimenti legislativi sulla efficienza e sulla compattezza dello strumento militare. Voci, purtroppo, in minoranza, rimaste inascoltate.

    Del resto, in un ambiente politico in cui, archiviati i governi centristi, si era entrati nell'era degli esecutivi di centro sinistra e, a seguire, del compromesso storico e del consociativismo, dominati da partiti privi ideologicamente del concetto di Patria, non ci si poteva attendere altro che la svalutazione dei simboli legati alla Bandiera, all'Onore, al Dovere: prime tra tutti le F.A.. Di conseguenza, la conservazione dei patrii valori, la funzionalità dello Stato, la moralità pubblica, obiettivi fondamentali di governanti onesti e motivati all'interesse della "res pubblica", hanno subito conseguenze negative terribili. I valori ideali e morali sono stati combattuti e derisi. La classe politica ha impedito ogni equilibrato sviluppo delle F.A. e ha inferto duri colpi alla loro operatività, intento concretamente verificabile nei provvedimenti legislativi emanati, nella formazione annuale dei bilanci della difesa, nei conseguenti aborti della relativa programmazione e dei successivi Modelli di Difesa. Tra i più distruttivi provvedimenti legislativi, ne ricordo due: la regolamentazione sull'orario di servizio e sullo straordinario varata a fine anni '90, le cui conseguenze negative subirono l'effetto moltiplicatore dell'assoluta insufficienza dei fondi necessari per fronteggiare le nuove esigenze, e la legge del 1992 sull'obiezione di coscienza, che, in pratica, annullava l'obbligo costituzionale della difesa della Patria per i cittadini, trasformando un diritto individuale motivato all'obiezione in una libera scelta tra due alternative. Nella sostanza, veniva abolito l'obbligo della leva, privando così l'Italia del modello di difesa vigente, senza che ne fosse prima apprestato un altro.

    Che dire, inoltre, della considerazione data alle feste nazionali? No Comment!

    Non solo, ma anche l'Italia, nel suo complesso, soffre, ancora oggi, del malgoverno di questa classe politica, che, allorché venne spazzata via (purtroppo solo parzialmente), nei primi anni '90, dall'azione congiunta del voto popolare, del prepotente affermarsi della Lega, delle indagini giudiziarie, lasciò l'Italia in una disastrosa situazione politica, sociale, economica; ciò, quale conseguenza di quella "solidarietà nazionale" -ad uso e nell'interesse esclusivo dei ceti dominanti- che ha generato questo disastro con il populismo e la demagogia di riforme che hanno scardinato l'equilibrio economico, hanno lasciato spadroneggiare la criminalità riducendo ai minimi termini la sicurezza dei comuni cittadini, hanno trasformato la giustizia in ingiustizia con l'eccesso di garantismo e di attenzioni nei riguardi dei rei e con i troppi privilegi concessi ai magistrati, hanno distrutto il buon senso sociale, il merito e, quindi, la volontà di ben operare da parte dei cittadini, hanno lasciato colpevolmente decadere i fondamenti morali del vivere civile, quindi, l'educazione civica, hanno permesso gravi danni all'ambiente naturale, hanno fatto perdere ogni dignità alle Istituzioni e, quindi, ogni fiducia in esse, senza risolvere alcuno dei problemi che affliggono ancora oggi l'Italia, pur avendo lasciato sulle spalle del popolo italiano un debito pubblico di oltre due milioni di miliardi di Lire italiane.

    E' proprio vero, come affermò André Malraux, che "non si fa politica con la morale, ma non si fa meglio senza".

    La vita e lo sviluppo delle F.A., nell'ambiente nazionale che ho descritto, sono stati, quindi, ricchi di difficoltà. Alla fine degli anni '90, ha cominciato a delinearsi, fortunatamente, un'inversione di tendenza, grazie all'attuale Presidente della Repubblica. Mi piace qui citare Sergio Romano, che, in occasione del ripristino della parata militare in Via dei Fori Imperiali, nel 54° Anniversario della Repubblica, voluto appunto dal Presidente Azelio Ciampi, fedele interprete dei sentimenti degli italiani, sintetizzò così le malefatte della politica nei riguardi delle F.A. (Corriere della Sera, 3 Giu. 2000); "Abbiamo a lungo trascurato le Forze Armate e permesso che l'obiezione di coscienza, una scelta rispettabile se meditata e disinteressata, divenisse più ammirevole e virtuosa del servizio militare; abbiamo raccontato per molti anni una storia a rovescio, in cui le disfatte erano più importanti delle vittorie e la Patria era sempre inevitabilmente ingrata; abbiamo coltivato e incoraggiato una sorta di autolesionismo nazionale; abbiamo tollerato che le Forze Armate, la Polizia e i Carabinieri divenissero organismi burocratici e sindacalizzati, in cui la disciplina militare e gli orari di servizio possono essere materia di ricorsi ai tribunali amministrativi".

    Nel 1989 crolla il muro di Berlino e, subito dopo, cadono le illusioni di un'era di pace, che la fine della "guerra fredda" aveva fatto nascere. La fine del bipolarismo genera un mondo molto instabile, caratterizzato da rischi diffusi e gravi motivi di insicurezza (nazionalismi, estremismi politici, religiosi ed etnici, proliferazione di armi di distruzione di massa, masse migratorie dovute alla povertà, ecc.), che hanno dato luogo a focolai di guerra e richiesto interventi militari nel quadro NATO. Le F.A. italiane vengono impegnate ininterrottamente fuori dai confini nazionali (Golfo persico, Kurdistan iracheno, Albania, Mozambico, Somalia, Bosnia, Kossovo) e in Patria (Forza Paris, Vespri siciliani, Riace, Partenope, Testuggine, Salento), ma non cambia l'atteggiamento della classe politica, purtroppo costituita, in gran parte, dagli stessi uomini della prima repubblica; infatti, a fine anni '90, l'ennesimo "nuovo modello di difesa" ne fa le spese, subendo una riduzione non motivata di ben il 20% del personale dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, già attestato su livelli troppo ridotti rispetto alle prevedibili esigenze.

    A fine 1999, io sono colpito dai limiti di età e sono costretto, finalmente, a lasciare il servizio attivo.

    Più volte nel passato ero stato tentato di anticipare la mia uscita, ma diversi fattori, soprattutto di ordine morale, mi avevano trattenuto; cito, di seguito, quelli che, a mio avviso, sono stati i più importanti.

  • La passione per una professione o, meglio, per una missione che continuo a ritenere nobile e degna di ogni uomo che ponga al primo posto l'amore per la Patria, l'orgoglio di garantirne il prestigio e la sicurezza, l'onestà di intenti.

  • La consapevolezza di poter sempre contare su una quasi totalità di colleghi e collaboratori ricchi di Senso del Dovere, Senso dello Stato, Spirito di Servizio, nonostante i guasti della politica. Sono lieto di aver servito la Patria in una Istituzione in cui i valori di solidarietà e di cameratismo non sono solo parole, ma concrete espressioni dell'impegno collettivo, sempre rivolto al bene della collettività nazionale.

  • La gioia di una vita vissuta con i giovani, ricchi di ideali veri e capaci di dare il meglio di sé stessi in ogni circostanza, operando, nella stragrande maggioranza, con entusiasmo, convinzione, disponibilità e capacità. Essi, pur nel sacrificio che la vita militare richiede, specie nei reparti operativi, hanno sempre dimostrato di apprezzare il rapporto di collaborazione con i rispettivi Comandanti, nonché l'esperienza militare, considerata da essi sostanzialmente positiva.

  • La costante fiducia ed il consenso della maggioranza dei cittadini italiani di ogni ceto sociale, constatati direttamente sempre ed ovunque nelle frequenti occasioni di incontro. E' questa l'opinione pubblica che per noi conta.

    Quanto sopra, in uno con la costante speranza di un cambiamento del panorama politico, che forse è arrivato, ma che, fino ad oggi, 1°Set. 2003, non ha dato quei frutti di buon governo che da circa un quarantennio ogni italiano onesto attende invano; appaiono, infatti, sempre di moda i concetti erronei del "potere come abuso", della "furbizia come virtù", dell' "onestà come stupidità" e, contestualmente, appaiono lontane quelle irrinunciabili riforme promesse, in sede di campagna elettorale, dagli attuali governanti.

    Non vorrei essere accusato di pessimismo, ma la presenza anche nel centro destra di personaggi del passato regime consociativo, portatori di quella deleteria mentalità, purtroppo tanto diffusa in Italia, che fa anteporre l'interesse del clan e/o individuale a quello nazionale, fa temere che il famoso "contratto" con gli italiani possa essere disatteso e che l'attuale governo fallisca sul terreno della solidarietà, dell'equità, della giustizia sociale, dell'eguaglianza, come è avvenuto paradossalmente per il centro sinistra. Ciò che duole, infatti, è che anche in questo governo si vedono cose e situazioni già viste nei precedenti 40 anni.

    Ad evitare una nuova incancellabile delusione, è consigliabile non farsi illusioni!



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