
Vincenzo Dobelli
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Prologo
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Caro Pier Giorgio,
per aderire alla tua gradita richiesta di concorso alla raccolta di fotografie e spunti letterari commemorativi del nostro passato in uniforme, ti invio alcune memorie tratte dal mio carniere personale.
Lascio lufficialità della prima pagina a coloro che, sbarcati da una carriera brillante, possono proporti articoli emergenti.
A me basta un angolo della cronaca.
Frugando nel bagaglio dei ricordi, ho messo da parte quelli seri o troppo ricorrenti per spolverare i meno usuali trovando in alcuni di essi lo spunto non per nuotare contro corrente ma per offrire al lettore qualche minuto di ricreazione anziché abbandonarlo alle spire della banalità.
Gli aneddoti sono riferiti al periodo iniziale della nostra carriera quando, ancora giovani e inesperti, proiettati in un ambiente sconosciuto, enigmatico e ricco di retaggi postbellici, abbiamo avuto occasione di registrare fatterelli tragicomici o vivere situazioni singolari, a volte sbalorditive per ragazzi alle prime armi.
Non disponendo di documenti fotografici adeguati, ho deciso di ricorrere alle vignette.
In disegno però sono sempre stato una bestia, così ho dovuto chiedere soccorso a mia figlia Anna che, per la grafica umoristica, ha la mano felice.
Garantisco che tutti gli avvenimenti riportati nelle pagine a seguire sono realmente accaduti e che anche i particolari più sottili corrispondono ad assoluta verità.
Ovvi motivi di riservatezza hanno suggerito, dove necessario, di velare lidentità dei personaggi e variare la collocazione dei fatti nel tempo e nei luoghi.
Il mio biglietto di presentazione porta la data del 4 novembre 1956 ed è rappresentato dalla fotografia che esprime a me stesso una duplice particolarità : quella di fermo immagine sullillusione dei ventanni e quella di documento romantico per lo sventurato cadetto che, trasformato in manichino occasionale, fu esposto per un interminabile pomeriggio a presentare al pubblico la rinnovata uniforme storica.
Quel giorno fui gettato in pasto, senza possibilità di fuga o difesa, al sorriso nostalgico di veterani irriducibili, alla palpazione dei tessuti da parte di materne mani femminili, alle battute salaci di coetanei militesenti, alle occhiate furtive di qualche fanciulla, alla commossa ammirazione dei famigliari.
Quel giorno è rimasto fra i miei ricordi più vivi.
Per questo ho deciso di riservargli il privilegio del frontespizio, al termine di un mezzo secolo volato via troppo in fretta.
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