LA RISURREZIONE


Colline toscane, mezz’ora dopo.

Mi risveglio madido di sudore, l’aria è pesante e mi duole la testa.
Il fantasma dei ricordi è sparito con diligente puntualità.
Prima di uscire devo fotografare di nuovo il mondo oscuro che mi circonda per memorizzarne gli aspetti più deterrenti, secondo i consigli ricevuti.

La mia adiposa dirimpettaia, emettendo un lungo sospiro di sollievo, si svincola dall’abbraccio della poltrona e lascia cadere dalle sue circonferenze parecchi decimetri cubi di fluidi salmastri, sufficienti a indirizzare un’ondata di acque occulte verso le mie caviglie.
Vorrei gridare “si salvi chi può” ma il regolamento lo vieta.

Su un altro fronte, uno spirito allampanato, collocabile al museo degli orrori come reperto per amatori, tende al cielo le braccia nodose con i pugni serrati, non so se per contestazione o controllo dei rotismi articolari.

Alla mia destra, un satanasso dall’aria severa manovra una strana macchina a stantuffo che irrora i piedi dei peccatori con un liquido maleodorante.
Forse le anime si purificano a partire dall’estremità più bassa o, più realisticamente, così si prevengono le verruche o si tampona il moltiplicarsi di certe creature microscopiche che, complici le tenebre e la promiscuità, amano cambiare padrone.

All’ Inferno il via-vai è pressoché continuo.
Chi entra sfoggia un camicione candido e terso, chi esce lo mostra inzuppato e scurito.
I lineamenti delle persone non si distinguono, i volti non si vedono, l’età è indecifrabile.
Giustamente, dal momento che le anime non hanno più legami con l’anagrafe.
Il sesso degli individui può essere soltanto intuito, attraverso l’esame di pochi, ricercati particolari : statura, lunghezza dei sandali, fuoruscita dal cappuccio di barba o capelli.
Nei casi più difficili si valuta il prevalere, sotto la tela, degli spigoli o delle curve.
Dentro alla bianca uniforme gli uomini si muovono con impaccio mentre le donne mostrano verso l’indumento maggiore famigliarità.
Se consideriamo che le anime vere sono asessuate, possiamo dedurre che all’Inferno vero debba mancare anche questo passatempo.

Al mio fianco, una signora al limite dell’astinenza si lascia scappare qualche parola con la vicina ma una diavolessa, uscita dall’ombra, interviene a troncare il colloquio.
La stessa tutrice dell’ordine infernale, avvenente come un’arpia, corre subito dopo a sedare con estremo rigore gli spiriti bollenti di un dannato che, sollevatosi il camicione sopra il ginocchio per far prendere aria ai suoi attributi più intimi, espone i medesimi a pubblico spettacolo.
Il pudore esige rispetto anche all’Inferno.

Esistono davvero le diavolesse ?
Il dubbio mi aggredisce con energia.
Per secoli si è discusso sul sesso degli angeli e le opinioni più autorevoli si sono accordate sulla soluzione di compromesso.
Pittori e scultori di ogni epoca hanno dato vita, per non sbilanciarsi, alla versione “unisex”, sagomandola su base maschile, rafforzata dal genere del sostantivo ma indebolita dalla sovrapposizione di un’abbondante dose di effeminatezza.
L’angelo è maschio di nome ma non di fatto.
In ogni suo ritratto, le differenze somatiche principali sono sempre opportunamente velate e quelle secondarie annullate da una tradizione accomodante che ha indotto l’arte figurativa a proporre queste creature sempre adolescenti, aggirando brillantemente l’ostacolo delle spalle quadrate o del seno prominente.
L’angelo è un uomo dalle sembianze femminili.
Di conseguenza, l’ “angela” non esiste ma traspare a rendere il personaggio più gentile e delicato e porre così in risalto le sue doti di fondo.

Il diavolo, al contrario, è maschio in tutto e per tutto.
Lo troviamo, in ogni raffigurazione, abbondantemente dotato di guance irsute, petto villoso, muscolatura robusta e coppia di bocce sotto la coda.
E’ uomo, con accentuati gli attributi peggiori della categoria, soprattutto per carenza di garbo e delicatezza.
Per questo una versione femminile del demonio non è stata mai immaginata.
Nessun autore ha mai fatto accenno alla possibile sua esistenza, nemmeno Dante. E lui l’Inferno lo ha esplorato da cima a fondo.
Sono sempre stato per l’uguaglianza fra i sessi e la discriminazione non mi convince.
Le diavolesse esistono, come le poliziotte e le conduttrici di autobus.
E oggi ne ho vista una.

Basta !
Devo uscire da questa fucina di supplizio.
L’orologio conferma che il tempo è scaduto e con un sospiro di sollievo mi precipito verso il budello d’uscita, impaziente di “riveder le stelle”.
Al di fuori, incontro altre anime tornate allo stato corporeo e tutto si ripresenta come prima.
Unica differenza : puzziamo di zolfo.
Non c’è da meravigliarsi, siamo reduci dall’Inferno !

La bastonata finale arriva con l’idromassaggio.
Credevo che sottoporsi a questo trattamento significasse abbandonarsi alle carezze di una geisha dalle chiome fluenti, fra le bollicine profumate di un’eccitante piscina cosparsa di fiori di loto.
Niente di più sbagliato.
Un sadico samurai con i capelli a spazzola mi spedisce in un loculo a tenuta stagna e, prima che io possa riavermi dalla sorpresa, con l’entusiasmo di un vigile del fuoco appena arruolato, mi scarica addosso il getto travolgente di una lancia idrica mettendo a durissima prova l’elasticità delle mie costole.

Lessato dalla sauna e disossato dall’idromassaggio, ricompongo i miei resti e corro ad abbracciare la libertà.
Il mio cervello ha bisogno di zuccheri.

Alle nove del mattino la sala della prima colazione brulica di ospiti eterogenei : dalla nobildonna ingioiellata alla casalinga coi bigodini, dall’esercente in pigiama al generale in giacca e cravatta.
Ce n’è per tutti i gusti.
Transalpine paffute si avventano sulla pancetta vanificando gli sforzi dei massaggiatori, scugnizzi nostrani fanno strage di biscotti per addolcire le tonsille in attesa dell’aerosol.
Finalmente un po’ di allegria.

Il saggio amico mi porge una tazzina fumante.
“Come è andata ?”
“Bene, la situazione è ribaltata. Adesso il fisico è fiacco ma il morale è alle stelle. Nella grotta ho sofferto ma ho imparato che il trapasso va affrontato con fermezza, che non bisogna chiudersi in se stessi e che il fascino dei ricordi è più ingannevole della fata Morgana”.
“Puoi veleggiare tranquillo verso il pensionamento”.
“Il termine non mi è simpatico”.
“Però è più sincero di quelli coniati dalla bizzarra fantasia militare per conservare, in via illusoria, un legame che, sul piano sostanziale, è nettamente reciso”.
“Preferisco dire lo stesso che sarò in ausiliaria. Mi sono fermato al grado di colonnello e mi sento ancora giovane”.
“Se rimpiangi una mancata carriera, ti accorgerai che, a sipario abbassato e ad un’ età ancora relativamente tenera, la tua posizione è di privilegio. L’affermazione, paradossale al primo impulso, rispecchia in effetti una realtà che, dopo averti penalizzato, ti conforta : chi scivola giù dal primo piano atterra meno violentemente di chi precipita dal tetto e resta meno traumatizzato. Ricordati che anche le medaglie più lucenti hanno un rovescio”.
Lo guardo fisso nelle pupille.
Ancora una volta devo dargli ragione.

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