LE MINE ECOLOGICHE
Prealpi bellunesi, maggio del 1966.
Il campo minato è una cintura di sicurezza che il reparto in difesa deve stendere con cura e buon anticipo intorno alle posizioni da proteggere.
Lo scopo è quello di imporre al nemico unultima difficoltà lungo la progressione, costringendolo ad attraversare unarea cosparsa di ordigni esplosivi nel momento cruciale delloffensiva.
Questo ritrovato, che i dotti chiamano ostacolo attivo, offre agli avversari la scomoda scelta di proseguire lazione esponendosi a rischi maggiori se vogliono assicurarsi il successo oppure di desistere dallimpresa se desiderano tornare a casa con la pelle intatta.
Nel primo caso, da considerare normale, il reparto attaccante, raggiunto il margine anteriore della zona minata, deve creare attraverso la stessa un corridoio, indispensabile per attraversare il tratto pericoloso senza calpestare le mine in esso celate.
Il problema sta nel realizzare detto passaggio, tenuto conto della vicinanza alle postazioni nemiche, pronte a rafforzare la presenza dellostacolo con raffiche di mitragliatrice.
Nel corso della storia, le tecniche di apertura si sono moltiplicate con risultati diversi.
Il sistema attualmente in voga invita gli attaccanti ad aprire il corridoio lanciando al di sopra del terreno minato, ortogonalmente al suo sviluppo, una corda esplosiva sufficientemente lunga.
La fune, chiamata pindaricamente vipera, viene vincolata ad un razzo portatile destinato a trasferire la testa del rettile oltre il margine posteriore dellostacolo lasciandone la coda al di qua di quello anteriore.
Ad atterraggio avvenuto, sarà sufficiente innescare lestremità del serpente rimasta a portata di mano per provocarne la detonazione, con lo scoppio per simpatia delle mine giacenti nelle vicinanze dellordigno.
Se tutto va liscio, il gioco è fatto.
A questo punto, basterà seguire il sentiero tracciato per terra dallesplosione con la certezza che lungo di esso non ci saranno più cariche attive.
Lattraversamento sarà meno pericoloso se eseguito di corsa veloce.
Questo nella realtà delle operazioni di guerra.
Nelladdestramento pacifico, vengono materializzati sulla superficie del suolo soltanto i margini del campo minato, per mostrare alle unità che eseguono lattacco come e dove provare la loro capacità di superarlo.
In parole povere, è consuetudine disegnare sul prato una coppia di strisce parallele, a forma di doppio anello, intorno alla sommità dell arciclassico colle.
Il contenuto del campo, che nella realtà costituisce la sostanza del dispositivo, viene lasciato alla fantasia.
Anche la vipera è sostituita da un cordone immaginario e i corridoi vengono materializzati a priori tracciandone i limiti sul terreno.
Le linee devono essere facilmente individuabili, in modo che gli attaccanti possano rendersi conto della loro presenza da distanza opportuna.
I passaggi, ampi poco più di mezzo metro e lunghi almeno un ettometro, vanno percorsi a velocità supersonica, tenuto conto delle costanti negative rappresentate dal pendio del terreno e dalla critica degli osservatori, di solito più penetrante del fuoco nemico.
Superato il margine posteriore, gli attaccanti, se saranno riusciti a evitare il collasso ipoglicemico, dovranno gettarsi a terra e proseguire strisciando verso lobiettivo facendo attenzione alle vipere in carne ed ossa, poco propense a lasciarsi soltanto immaginare.
Chiusa la parentesi dottrinale, dovuta a chi non è del mestiere, passiamo ai fatti.
E una splendida giornata di primavera.
La neve si è ritirata sulle cime più alte, le selve del Cansiglio sono screziate di verde novello, i prati offrono il meglio della policromia, il Piave mormora i suoi gloriosi ritornelli.
Salgo allosservatorio per dare il via alle gesta di addetto alladdestramento, dopo aver ultimato il comando di compagnia.
Oggi sarò gregario di un collega più anziano al quale il capo-ufficio, impegnato altrove, ha affidato lincombenza di presentare agli ospiti lesercitazione in programma domani.
Lattività è già in fermento.
Alcuni soldati stanno montando la tenda, altri spolverano sedie e tabelle. In profondità, i reparti in linea eseguono le ricognizioni preliminari.
Il mio nuovo maestro è un napoletano verace, esperto e smaliziato.
Pelle olivastra, capelli impomatati, occhio vispo, presenta tutti i geni dellimprenditore di Forcella, abilissimo nellintrecciare i doveri del servizio con lattività folcloristica vesuviana.
La truppa lo ha battezzato San Gennaro, per la sua devozione ai riti campani e lestro con cui riesce a cavarsela nelle situazioni difficili.
Lavoreremo insieme, in perfetto accordo, dice salutandomi con trasporto, tu, fresco di studi, curerai la parte tattica, io me la vedrò con la logistica. Alla fine divideremo equamente elogi e vituperi.
Mi pongo a sua completa disposizione e stendiamo insieme il programma della giornata.
Prima di tornare alle sue occupazioni, San Gennaro mi raccomanda di far tracciare sulle posizioni nemiche i margini del campo minato e dei corridoi limitando le spese, evitando danni al terreno e garantendo comunque al risultato un aspetto significativo ed efficace.
Ricordati che il superamento dellostacolo sarà il tema principale dellappuntamento.
Pronunciata la promessa di impegnarmi a fondo, mi sposto in un angolo solitario e addento il problema per esaminarne aspetti e difficoltà.
Chiedo sostegno alle reminiscenze scolastiche ma con magra fortuna. Così, esaurita la sterile incursione fra le sfere della scienza, ripiego verso soluzioni pedestri.
In pratica, devo semplicemente far disegnare sul terreno verde una composizione di linee di colore contrastante, meglio se bianco, visibili a 300 metri di distanza, della lunghezza complessiva di un chilometro abbondante.
Tutto qui.
Tempo e braccia non mancano, devo solo trovare il materiale più adatto.
La vernice è troppo costosa e, peggio, inquinerebbe il prato.
Anche il ricorso a rulli di nastro o pezzi di stoffa tagliati a fette sarebbe oltre portata per il nostro borsellino.
Farina e segatura sono biodegradabili ma non vanno bene per motivi di volatilità. Sulla prima peserebbero, peraltro, remore di carattere etico.
La calce in polvere potrebbe essere più adatta in quanto economica e di facile posa. In caso di pioggia però i guasti alla geometria delle linee sarebbero irreparabili. Inoltre, la presenza dellerba, dei sassi e delle irregolarità del terreno renderebbe la stesura delle strisce abbastanza precaria.
Bandierine o picchetti non offrirebbero allallineamento la dovuta continuità.
Rami e foglie risulterebbero poco visibili.
Al termine delle elucubrazioni, propendo per la calce e torno dal principale per sottoporgli i frutti acerbi delle mie ricerche.
Mi squadra con il ghigno della faina di fronte al pollo.
Bravo, hai pensato a tutto ma non a quella soluzione che, in questa circostanza, calza perfettamente al nostro caso. Prova a rifletterci ancora un attimo.
Non saprei proprio cosa inventare, mi rimetto ai tuoi suggerimenti.
La risposta mi trapassa come una pallottola vagante : la carta igienica !!! Bianca, regolare, sottile, economica, facile da stendere, non inquinante, di effetto sicuro.
Una tempesta di sentimenti contrastanti si scatena nel mio intimo ma la supero in fretta, anche se con fatica, e mi allontano di nuovo per smaltire il colpo e procedere allesecuzione.
Armato di carta topografica, matita, righello e spirito di rassegnazione, ricavo che tre centinaia di rotoli dovrebbero bastare, tenuto conto delle inevitabili perdite e della necessità di disporre di una riserva strategica per chiudere falle o rimpiazzare deterioramenti notturni.
Non potendo contare su fonti interne di approvvigionamento (allepoca, nei gabinetti della truppa, si usavano ancora i rettangoli di giornale), passo allazione rivolgendomi al libero commercio e, nel giro di unora, le modeste scorte esistenti nel circondario vengono fagocitate.
In tutta la vallata dilaga la notizia che nella guarnigione militare deve essere scoppiata unepidemia di colera o, quanto meno, di violenta dissenteria.
Per i giorni a seguire, tra la popolazione locale, si impenneranno le richieste di stampa quotidiana, anche per chi non sa leggere o non ama dedicare la sua attenzione a passatempi culturali e la vendita dei settimanali segnerà un vistoso incremento, nonostante il rotocalco male si adatti al doppio uso richiesto.
Dopo lesaurimento dei giornali, gli orti si spoglieranno delle foglie più grandi.
Nei paesi colpiti dalla calamità la vicenda passerà alla storia.
Concentrato il bottino a piè dopera, attivo un team di specialisti e do inizio alle operazioni di posa fra lilarità dei soldati, la sorpresa dei valligiani, e i commenti, a volte volgari, di qualche passante.
Quando il tramonto imporpora il cielo, al culmine di un pomeriggio di lavoro indefesso, il popolo può ammirare con giustificato stupore una collina baciata dalla fortuna che sfoggia, sotto il sole calante e sopra il velluto del prato, un invidiabile collana a due giri.
Per evitare inconvenienti alla stabilità del sistema, ho provveduto a far fissare la carta al terreno con uno spillone di legno ogni dieci passi, realizzando unimpuntura da un mastro materassaio.
A sera inoltrata, mi ritiro soddisfatto.
Mi risveglio di buon ora e guardo allinsù, in tempo per inquadrare una nuvola nera che si aggira minacciosa proprio sulla verticale della vulnerabile altura.
Convoco i lavoratori e mi precipito sul luogo.
I campi minati sono a posto.
La nube, fortunatamente passeggera, non ha voluto infierire contro le mie ansiose prospettive, è passata sopra le mine senza provocare disastri e sta rotolando verso altri bersagli.
Le strisce necessitano solo di qualche ritocco e i miei fiduciari partono al galoppo per sostituire quei segmenti che nottetempo si sono troppo inumiditi o siano stati mutilati da qualche cercatore di funghi, tanto meravigliato quanto felice di aver trovato un supporto provvidenziale in un frangente di emergenza.
Allosservatorio San Gennaro è già in azione.
Questa mattina ho dovuto salire quassù in anticipo e, per ingannare lattesa, mi sono preso la libertà di darti una mano. Vieni a vedere cosa ho preparato mentre ancora ti cullavi nel mondo dei sogni.
Con la falcata elastica dellatleta chiamato al podio, mi precede sul bordo dello spiazzo.
Vedi qualcosa che ieri non cera ?
Osservo con attenzione il terreno sottostante e mi accorgo che il prato è cosparso di grossi cespugli che il giorno prima mancavano.
Non sono spuntati per effetto della luna crescente, li ho fatti sistemare io alle luci dellalba da una squadra di uomini fidati. Gli assaltatori li troveranno utilissimi per defilarsi al nemico.
Obietto che in questo modo i fanti avranno un compito troppo facilitato e lipotetica controparte, dallalto, li vedrebbe lo stesso.
Scuote la testa con il sorriso del titolare di cattedra rivolto al tirocinante zuccone.
Limportante è che i soldati si nascondano allocchio di chi li osserva da qui, per loro lavversario non sarà su quel colle ma davanti a questa tenda.
Lidea mi convince poco ma la accetto senza discutere.
Mi prende sottobraccio per manifestare la sua soddisfazione.
Muoviamoci ! Fra dieci minuti sarà qui il comandante della Fanteria Divisionale e gli dovremo conferire unaccoglienza adeguata.
Per chi non lo sapesse, detto sovrintendente è un generale di brigata, inserito nella scala gerarchica dei personaggi importanti senza avere a disposizione lunità corrispondente al suo grado.
Può essere paragonato a un ministro senza portafoglio.
Nel caso specifico, lo conosco poco.
E un uomo corpulento e pesante, ombroso in apparenza ma buono nellanimo.
Gode fama di buongustaio e di ottima forchetta.
Di lui si racconta che una volta, invitato a prendere posto su uno sgabello per assistere ad una manovra, ne abbia chiesto un secondo dal momento che possedeva, per testuali parole, due chiappe e non una soltanto.
Deve essere una persona gioviale e, quando di buon umore, grossolanamente spiritosa.
Di lui si dice, ancora, che verso la fine di un lauto pranzo protrattosi nel tardo pomeriggio, si sia alzato da tavola scusandosi perché costretto ad allontanarsi in fretta : doveva presentarsi per tempo ad una cena di nozze.
Chi lo conosce a fondo garantisce che per conquistarlo basta offrirgli qualcosa da mangiare.
Nemmeno il comandante della Fanteria è sfuggito alla cruda legge del soprannome : tutti lo chiamano Provolone, sia per la desinenza del termine che fa pensare a qualcosa di grosso, sia per la passione dedicata dal soggetto all omonimo prodotto caseario.
Non appena il voluminoso superiore, scortato dai suoi fiduciari, si affaccia sullultimo scalino, San Gennaro lo accoglie con premure da maitre d hotel e lo conduce allinterno della tenda dove mani sapienti stanno celebrando il connubio fra laroma del caffè e la fragranza dei dolcetti artigianali.
Il generalone si lecca i baffi e, concluso il piacevole approccio, viene invitato a deporre le sue masse posteriori nella cavità di una generosa poltrona di vimini, accuratamente predisposta fra i tabelloni illustrativi e lo scenario aperto sul terreno dazione.
Il mio astuto compare prende posto al suo fianco, gli altri negli immediati dintorni.
Lesercitazione si sviluppa con i ritmi consueti.
I fanti lasciano la base di partenza, si sgranano in formazione, saltano come gazzelle fra siepi e fossati, scompaiono come camaleonti fra le protesi rigogliose che un miracolo inatteso ha fatto sbocciare sul loro cammino.
Quando le squadre avanzate raggiungono il campo minato, la mia attenzione, in precedenza vagante, torna alla realtà.
Provolone agguanta il binocolo.
Il momento è solenne ma un destino sleale ci mette la zampa.
Il passaggio degli uomini lungo i corridoi ne straccia i limiti per parecchi tratti e un venticello malizioso, che proprio adesso ha deciso di farsi sentire, solleva dal suolo numerosi spezzoni di carta crespata costringendoli a volteggiare impudicamente nellaria.
Il comandante della Fanteria prima sorride, poi si fa serio, infine dà segno di agitata indignazione infliggendo alle canne della poltrona un tormento supplementare e, dopo un acceso consulto con i seguaci, invita uno di essi a riempire sotto dettatura una rovente pagina di appunti.
Nel cielo, la nuvola nera inverte la rotta per avvisarmi che la battaglia è perduta.
Non così San Gennaro che, sfruttando la distrazione del superiore, si allontana in punta di piedi, mi sfiora sussurrando a denti stretti che lo scontro non è ancora concluso e scompare verso le retrovie.
Quando il versatile amico riemerge per tornare al fronte, una gomitata tra le costole mi riporta allottimismo.
Ed ecco il prodigio.
Nel momento in cui il trombettiere diffonde il segnale di chiusura, entra in azione la Guardia Imperiale : due camerieri usciti dal nulla porgono allospite un canestro traboccante di prelibatezze campagnole e una caraffa gonfia di vino frizzante.
Sul viso del generale torna il sereno e, fra un tramezzino e laltro, gli ultimi brandelli del mio capolavoro planano furtivamente nella fossa delloblio, seguiti a ruota da una pagina di taccuino accartocciata.
Congedato lospite, il figlio di Partenope, con un sorriso allultimo molare, mi ragguaglia riferendo che lespediente della carta igienica è stato giudicato fantasioso per la concezione, rivedibile per la messa in atto.
A lui la prima metà del verdetto, a me la seconda, come da accordi stabiliti.
Salomone non avrebbe fatto di meglio.