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I FANTASMI SURGELATI
Frontiera orientale, gennaio del 1965.
Questa sera si esce, comunica il caporale di giornata alla compagnia, non per andare a morose ma per l addestramento notturno.
La voce mi giunge dal cortile dove gli uomini sono adunati.
Li vedo dalla finestra. Battono i piedi per terra e si soffiano sulle dita per combattere il freddo che, da qualche settimana, è il loro nemico più agguerrito.
Per la maggior parte provengono dalle calde terre del sud e non sanno di cosa sia capace linverno alle nostre latitudini.
Le belle colline friulane sono strette nella morsa di Orione e la serata tattica in programma giunge proprio nel giorno in cui il termometro è sceso ai valori più bassi.
Consumata la cena, anticipata per loccasione allora della merenda, ci si prepara ad uscire.
Maglia di lana, pigiama sotto la tuta, scarponi imbevuti di grasso.
Mentre sto completando i controlli allequipaggiamento, ricomincia a nevicare.
Qualcuno mugugna, altri appaiono spaventati, molti si abbandonano allo stupore o alleuforia.
Alla fine, tutti sono allineati davanti allingresso della caserma, pronti a partire.Il comandante di battaglione mi attende al cancello.
Braccia conserte, espressione protocollare, atteggiamento fiscale.
E un individuo dalla personalità complessa, o forse solo complessata, col quale, per opposizione di carattere e divergenza di idee, non riesco ad andare daccordo.
Ci sopportiamo a vicenda, lui con lintento di ridurmi alla stregua di un robot fatto per soggiacergli, io deciso a resistere dedicandogli soltanto una fredda, dovuta obbedienza.
A peggioramento della situazione, luomo è privo di elasticità e non apprezza quella visione umoristica dei frangenti alla quale, per contro, io mi aggrappo per garantirmi la sopravvivenza interiore.
Quando parla il suo labbro superiore si storta dandogli laspetto di un criceto che abbia tra i denti un bruscolo del quale non riesca a liberarsi.
Più sopra, due occhi piccoli e scuri ricordano davvero quelli di un roditore.
Ancora più in alto, un imponente cranio pelato, luccicante come una boccia di cristallo, regge in equilibrio instabile un basco microscopico. Lo zucchetto del papa, a confronto, può vantare laderenza di un semovente sullautostrada.
La sproporzione fra le dimensioni della testa e quelle del corpo, unita a palesi problemi di artropatia, impongono alla sua andatura una barcollante precarietà.
I fanti gli hanno appioppato un soprannome malvagio ma azzeccato : Birillo.
Le ricordo che questa sera avremo la visita del nuovo comandante di reggimento mi dice senza preamboli, cominci subito ad agitarsi per fare le cose nel migliore dei modi. Verrò a controllarla, ci vedremo più tardi.
Quello di processare intenzioni inesistenti è il suo hobby preferito, così come uninguaribile soggezione nei riguardi dei superiori mette a nudo il suo tallone di Achille.
Dalla maturata posizione di dissidente subordinato, gli confermo garbatamente di non condividere i suoi timori e torno alle mie occupazioni.
Mentre il crepuscolo tenta invano di stendere un velo scuro sulla campagna imbiancata, ci mettiamo in movimento.
Prati e colline sonnecchiano sotto la coltre di neve che li ricopre e formano con case, siepi, strade e macchie boscose, un bizzarro mosaico di chiaroscuro.
Dal cielo cinereo cadono fiocchi voluminosi che volteggiano nellaria prima di depositarsi per aumentare lo spessore di un manto immacolato che pare avviato a cancellare ogni cosa.
Le impronte degli scarponi, appena stampate sul terreno, spariscono con sorprendente velocità.
Dopo un ora di cammino, percorso nell osservanza di un silenzio quasi religioso, giungiamo a destinazione, affascinati dall aspetto fiabesco del paesaggio e ancora prigionieri di quelle fantasticherie contemplative che la nevicata stimola e favorisce.
Si lasciano gli zaini, ci si scrolla di dosso la neve rimasta sulle spalle, si asciugano con cura le parti metalliche delle armi.
Concluse queste semplici operazioni, chiamo gli uomini intorno a me, per rifare lappello e impartire le ultime raccomandazioni.
Ci sono parecchi assenti e i ranghi della compagnia sono ridotti.
Il rigore stagionale ha riempito linfermeria e molti ragazzi sono impiegati nei servizi di presidio.
So che Birillo mi chiederà un resoconto dettagliato sugli indisponibili e sono pronto a presentarglielo, preciso e completo. Tutti giustificati.
I presenti sono cinquantotto, ripartiti su due plotoni, ciascuno agli ordini di un sottotenente.
Nellattesa dellarrivo dei superiori sistemo il reparto sopra un muricciolo ghiacciato, unico elemento solido cui potersi appoggiare.
Gli uomini mi guardano fiduciosi attendendo pazienti che lesercitazione possa iniziare al più presto, così da potersi anche concludere con altrettanta rapidità.
Quello che interessa a loro è tutto qui.
I fiocchi di neve si stanno diradando e, comunque, non li esaltano più. All entusiasmo dei primi minuti sono subentrati il freddo e il fastidio.
Poco distante da noi, è stata eretta una tenda destinata ai visitatori e, per questo, inaccessibile alla truppa. Al suo fianco, robuste badilate hanno ricavato un parcheggio collegato alla strada da un tratto carreggiabile. Per il momento vi sosta soltanto un anziana campagnola generosamente devoluta dal comando di battaglione ai bisogni logistici della compagnia.
Davanti alla tenda, sotto unesile tettoia protesa in avanti, cè un tavolo appoggiato precariamente al terreno ghiacciato. Dai pali che sostengono il telo pendono una lampada a spirito consunta dagli anni e un più moderno riflettore portatile al neon.
Sono le uniche sorgenti di luce a disposizione non di chi dovrà agire sul campo, ovviamente chiamato ad esibirsi nelloscurità, ma di coloro che verranno a vederci. Non serviranno per illuminare i nostri volti infreddoliti ma le bevande corroboranti che saranno offerte ai nostri giudicatori. Lo testimonia un soldato-barista, assopito in un angolo della tana nellattesa di trasformarsi in portatore di cornucopia.
Il mio piano di battaglia è già pronto : i due plotoni si alterneranno per compiere, uno dopo laltro, la stessa manovra di attacco contro un ipotetica postazione nemica segnalata sulla cima della classica collina.
Questa sera verrà da noi il nuovo comandante del reggimento.
Non lo conosco ancora direttamente.
Da informazioni di corridoio, risulta essere un individuo eccentrico e raffinato, affetto da due pallini : cura morbosa delluniforme e devozione al noblesse oblige.
Nessuno può permettersi una stelletta annerita, una mostrina storta, cravatte o calzature di origine non controllata.
Nessuno può eguagliarlo nel sollevare una coppa di champagne, baciare la mano a una contessa, sputare il nocciolo di unoliva, reggere fra le dita una stilografica di marca.
La sua figura è alta e sottile, quasi allampanata. Cammina rigido e impettito, anche se la schiena denuncia lincrinatura del primitivo aplomb sotto il peso della cinquantina.
Questo lidentikit che sono riuscito a costruire.
La stradicciola che conduce alla tenda è buia e deserta, la neve continua a cadere, con fiocchi più piccoli e pungenti.
I volti dei soldati diventano sempre più pallidi, le orecchie più viola.
Un caporale guarda con rassegnazione il fondo del gavettino da cui ha succhiato le ultime tracce del caffè distribuito prima della partenza.
Due fari, oscillanti per le asperità del percorso, segnalano un vip in avvicinamento e poco dopo il cofano fumante della vettura è fermo al mio fianco : il primo ospite è a destinazione.
E Birillo, nervoso più del solito in quanto sa che sta per giungere il compilatore della sua scheda valutativa.
Indossa un pesante maglione, militare per il colore ma non per la foggia, il cui colletto trabocca sopra quello della giacca a vento. Sotto il copricapo porta un paraorecchie felpato ed enormi guanti di lana ricoprono le sue mani rendendone le forme sproporzionate.
Una sciarpa color mattone fa capolino sotto la giubba.
Mi ricorda Amundsen sulla banchisa ma non glielo posso confidare.
Dove sono i plotoni ? chiede con voce gutturale, pur vedendo gli uomini schierati a pochi passi di distanza.
Le domande retoriche sono una sua prerogativa.
Gli presento la compagnia e mentre i soldati scattano sullattenti, il brusco movimento collettivo rende il turbinio della neve più vorticoso.
Mi invita a seguirlo sotto la tenda, con i miei subalterni.
Alla luce del riflettore il suo volto è terreo e i suoi occhi da topo appaiono velati da una patina di umore gelato.
Gli illustro la situazione della forza denunciando la mancanza del terzo plotone.
Annuisce con disinteresse dando prova di essere tormentato da altri fattori di preoccupazione : il freddo e il colonnello.
Il primo gli ha già imposto la sua presenza, anche se i paludamenti sopra descritti fanno quello che possono per alleviargli le sofferenze, il secondo sarà qui tra poco e ci punterà addosso gli strali della sua meticolosità.
Nel frattempo, in armonia con le sue migliori abitudini, il mio intirizzito superiore diretto decide di attaccarmi e trova subito lespediente per farlo in maniera penetrante.
Gli servirà per ingannare lattesa, placare il nervosismo, dimenticare le torture climatiche, o forse per non apparire inferiore al boss in arrivo.
Brandito il faro al neon, lo indirizza verso i soldati e li illumina uno dopo laltro costringendoli a stringere le palpebre per non essere abbagliati. Poi mi apostrofa con grinta pungente : e lei pensa che questi ragazzi, così equipaggiati, possano mimetizzarsi per bene sul terreno innevato ?
La e sottolineata allinizio della domanda mi ha già fatto intendere che la sua risposta è tuttaltro che positiva.
Gli comunico che, prima di iniziare lattacco, provvederemo a completare il mascheramento con fango, arbusti e stracci portati al seguito per frastagliare il profilo del combattente, secondo i dettami di norma.
Sbuffa come una locomotiva in salita e risponde, ancora più seccato : mi riferisco alle tute. Non ci siamo affatto ! Nel panorama il colore predominante è il bianco, lo vedrebbe anche un cieco. Pertanto i soldati devono essere vestiti di bianco, lo capirebbe anche un somaro.
Dalla nuova posizione di equino non vedente, controbatto che solo gli alpini dispongono di tute bianche e che detto capo di corredo non è reperibile per i reparti di fanteria, a favore dei quali e a magra consolazione dei miei soldati ormai in via di congelamento, linverno ha durata più breve.
Mi interrompe stizzito : lo so benissimo, così come so altrettanto bene che lei, caro il mio ragazzo, manca di fantasia.
Farò una cura di fosforo, signore.
La finisca con le battute idiote e si dia da fare per trovare una soluzione. Il tempo stringe e voglio che il comandante trovi la compagnia perfettamente a posto.
Cosa posso fare ? Gli domando con sincera rassegnazione, curioso di apprendere quale espediente potrebbe suggerirmi lui, visto che, in buona fede, non saprei cosa inventare per candeggiare sessanta tute in pochi minuti.
La risposta non si fa attendere e se sul piano delletica mi rivolta le viscere, su quello dell inventiva mi infligge una sonora sconfitta.
Faccia distribuire a ciascuno dei suoi soldati un lenzuolo, un asciugatoio da bagno o qualunque altro indumento adatto a rimpiazzare la tuta da neve. Per sua fortuna, il colonnello ha comunicato che tarderà di mezzora e il tempo per sistemarsi non le manca.
Ciò detto, gira i tacchi e si allontana lasciando unimpronta indelebile sul prato innevato e convinto di lasciarne una più profonda negli annali del battaglione.
Cerco gli occhi dei miei sottotenenti e mi accorgo che i loro stanno cercando i miei.
Sono due ragazzi svegli e mi è sufficiente un cenno del capo per metterli in azione.
So che mentre il primo impugnerà la radio per avvisare il magazziniere di accatastare allingresso della caserma sessanta lenzuola illibate, il secondo si precipiterà a prelevarle attribuendo al nostro sconquassato automezzo i connotati della formula uno.
Ventidue minuti più tardi, sessanta ombre spettrali si presentano al mio cospetto.
Le teste, grosse e tondeggianti per lelmetto sottostante, sono tutte spaventosamente uniformi, le linee dei volti si perdono confuse nellombra e gli scarponi, inghiottiti dalla neve, rendono le inquietanti creature prive di piedi.
I miei poveri marmittoni sembrano proprio fantasmi in carne ed ossa.
Soffocando un sorriso concedo l OK e, con la mia benedizione, due schiere di anime bianche, evanescenti e identiche fra loro, si avviano in fila indiana verso il loro destino, sullo sfondo nebbioso di un cielo di piombo.
Dante deve aver visto qualcosa di simile nel vestibolo di Malebolge.
Li guardo svanire allinterno del bosco e qualcosa di pungente si insinua tra le mie cavità gastriche. Cosa mi tocca fare !
E se, invece, il mio eclettico maestro avesse ragione ?
Magari, in un reale episodio di guerra, quelle lenzuola potrebbero risultare provvidenziali per scatenare il panico fra le formazioni nemiche e salvarci la pelle senza fatica.
Larrivo del comandante di reggimento interrompe le mie meditazioni.
Birillo, abile come un trasformista circense, sfronda il corredo degli optionals più appariscenti e gli corre incontro, livido ma in perfetta ordinanza.
Mentre lospite augusto infila i suoi due metri di statura sotto la tenda, noto che la sua uniforme è perfetta, dal fregio sul berretto ai lacci delle scarpe.
Come la penserà sulle lenzuola ?
L interrogativo mi preme anche se posso già prevedere che, in caso di risposta affermativa, Birillo offrirà lampia fronte alla corona dalloro e, contrariamente, saprà scaricare ogni responsabilità sulle mie spalle.
Esauriti i convenevoli, il mio machiavellico principale fa servire al capo, sopra un vassoio dargento, una chicchera di porcellana da cui si sprigiona laroma di un pregiato infuso orientale.
Il comandante ammira loggetto prezioso reggendolo delicatamente tra le dita inguantate, annusa, sorseggia e restituisce la tazza con gesto elegante.
Il bersaglio è stato centrato.
Il piccolo esercito di spettri è pronto sulla start line, in attesa del razzo che segnali linizio del movimento.
Per premere il grilletto mi serve però il via da parte dei due superiori che, per il momento, sembrano interessati ad altri argomenti.
Nella zona del fossato, dove gli uomini stanno acquattati, nulla lascia trasparire la loro presenza.
Il mascheramento funziona. Birillo aveva ragione, devo ammetterlo.
I fiocchi di neve hanno ceduto il passo a minuscoli cristalli di ghiaccio.
La temperatura sta ancora scendendo.
Guardo la collina e penso che un nemico arroccato lassù non potrebbe stare meglio di noi. La guerra è proprio il colmo dellassurdità.
Litinerario tattico che ho assegnato ai plotoni impone, nella parte iniziale, lattraversamento di un tratto boscoso dove predominano il rovo e la robinia.
Prevedo quello che sarà lo stato delle lenzuola al rientro e immagino gli improperi che sentiremo dal magazziniere allatto della riconsegna dei materiali.
Inutile parlare a Birillo di questo problema. Mi direbbe che non lo riguarda, che la logistica è affare dei comandanti di compagnia, che affogo in un bicchier dacqua e non ha tempo da perdere per simili sciocchezze.
Sotto la tenda la conversazione continua, corroborata da una seconda tazza di tè.
A un tratto sento che il comandante di reggimento invita quello di battaglione a chiamarmi. Non lo fa direttamente perché la gradinata gerarchica non ammette che vengano saltati scalini, né in salita, né in discesa. Nemmeno, e qui sta il difficile, quando gli interessati sono a contatto.
Corro da loro subodorando altri guai.
Buona sera, capitano. Quanto impiegherà ciascun plotone a compiere lazione ? Domanda il colonnello con aria distaccata.
Circa venti minuti, signore.
Allora, per vederli tutti e tre, ci vorrà unora.
Il calcolo non fa una grinza, tuttavia devo opporre che i reparti sono soltanto due e quindi saranno sufficienti quaranta minuti.
Fa un salto, come avesse calpestato una tarantola, e grida : lei vuole scherzare, giovanotto. Fino a prova contraria una compagnia ha tre plotoni e tanti ce ne devono essere.
Cerco conforto mostrandogli la tabella della situazione e attendendo il sostegno di Birillo, forte del fatto che abbia già accettato lassenza della terza unità. Dubito però che il mio volubile datore di lavoro sarà disposto a farmi da avvocato difensore, pur avendo a disposizione prove inconfutabili.
Qualcosa mi dice che presto alla neve si aggiungerà la burrasca e il sospetto non tarda a mutarsi in certezza.
Birillo mi strappa di mano il rapportino e, come lo vedesse per la prima volta, esclama : effettivamente molti di questi assenti potevano essere ricuperati, capitano. Mi sono fidato troppo di lei. Si presenti domattina nel mio ufficio ed esamineremo insieme la situazione. Vedrà che ci potevano benissimo essere tre plotoni schierati questa sera, anche se non a pieno organico.
Lo sproloquio mi sta disgustando ma incasso senza reagire.
Per rincarare la dose, il grande capo, con aria minacciosa, conclude aggiungendo : lesercitazione è rimandata a domani sera, stessa ora, stesse modalità, con la compagnia al completo.
Poi, senza degnarci di un arrivederci, sale in macchina, sbatte la portiera e se ne va.
Subito dopo, per farmi capire da quale parte lo devo considerare, e forse anche per nascondere la coda di paglia che gli pende sotto i pantaloni, Birillo mi abbandona a sua volta, senza un saluto.
Le mie corde interne si fanno più fredde dei ghiaccioli che mi brillano sul bavero.
Vado a ricuperare i plotoni e, imponendomi una faccia di circostanza, comunico loro che il comandante del reggimento è stato chiamato durgenza dal generale e lesercitazione è rinviata.
Lentusiasmo dei ragazzi, già messo a dura prova dalla lunga attesa, dal gelo e dalla mascherata del travestimento, cola a picco.
Torniamo in caserma ammutoliti, a testa bassa.
Non nevica più.
I nostri passi seguono le tracce fresche della campagnola che ci ha preceduti, carica del violato candore di quegli stravaganti mantelli che lasceranno nel ricordo di ognuno un segno indelebile.
Dopo che gli uomini si sono ritirati nelle camerate e lultima luce si è spenta, esco per recarmi al mio alloggio.
Le stelle brillano e una grossa mezzaluna, appesa alla volta del cielo come una lanterna veneziana, diffonde allintorno una luce soprannaturale.
Lo scenario è suggestivo : in alto la serenata dopo la neve, in basso la quiete dopo la tempesta.
Emanuele Kant diceva che soltanto due cose al mondo possono colmare lanimo umano di infinito stupore : il firmamento sopra di noi e la coscienza dentro di noi.
Con un pensiero deferente per lillustre filosofo, allungo il passo e vado a dormire.