A CURA DI PETRUS
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Questa pagina vuole essere un centro di discussione in cui tutti possano esprimere la propria opinione.
Come nel quadro accanto, una famiglia si riunisce per conversare, così deve essere per noi.
Potete proporre quesiti, fare domande, segnalare situazioni più o meno gravi, rispondere alle domande che vengono poste, ecc.
Può essere trattato qualunque argomento, ma, purtroppo, sono necessarie alcune limitazioni. Sono escluse:
- questioni commerciali (cioè potete cercare di regalare un vostro cagnolino, ma non proporre vostri prodotti);
- questioni politiche in quanto esistono gruppi di discussione molto più adatti a questo scopo;
- questioni che riguardano il sesso, per le stesse ragioni dell'alinea precedente.
Inoltre è assolutamente indispensabile che rispettiate la "Netiquette".
Dove potete repererire la Netiquette? I siti sono innumerevoli. Comunque se non volete fare la fatica di cercarla,
cliccate quì.
Gli
inserimenti vanno effettuarli tramite e-mail indirizzate a pierobon@interfree.it
e con l'accortezza di far iniziare l'oggetto con le parole "La stanza".
Si prega inoltre di contenere la lunghezza del messaggio in meno di 40/50 righe.
Ad esempio:
Uno degli argomenti che molti del 12° corso hanno a cuore, riguarda l'oganizzazione
del Cinquantennale che si celebrerà tra pochi anni.
Esprimete un vostro parere! Di ogni cosa che proporrete, certamente, sarà tenuto conto.
Per il momento, data l'importanza che riveste il volume "Annuale del Corso",
ritengo opportuno che tutti preparino una o più foto da inserirvi.
Mi raccomando, partecipate numerosi. La pagina è aperta a tutti, di qualunque provenienza ed estrazione.
Un'ultima cosa: per chi volesse sapere titolo e autore del quadro iniziale:
Il titolo è "Riunione famigliare" e l'autore è Jean Frederic Bazile.
A VOI LA PAROLA...
Sono intervenuti:
Per favore, cliccate sul nome che vi interessa.
Roma, 26/2/2002
PER "LA STANZA" DI PETRUS
Caro Petrus,
complimenti per "la stanza": ti attivo subito con un quesito che fa molto discutere.
Per anticipare al 2004 l'abolizione della leva e per trovare i volontari
necessari all'Esercito Italiano, si parla di arruolare gli extracomuntari
e dopo tre anni concedere loro la cittadinanza italiana.
Si vorrebbe costituire al piu' presto una prima Brigata di albanesi.
Personalmente sono decisamente contrario: la giudico una soluzione pericolosa
e immorale, degna di un paese senza chiarezza di obiettivi e senza storia.
I Carabinieri sanno benissimo come si trovano i volontari italiani e come
si addestrano: perché non si affida a loro il compito di farlo?
Sono una Forza Armata estremamente efficiente.
Che cosa ne pensi?
Con i più cordiali ringraziamenti e saluti
Pier Giorgio Franzosi
Caro Pier Giorgio,
dato che sono stato chiamato ad esprimere la mia opinione, cercherò di farlo il più succintamente possibile.
Ritengo che il servizio di leva sia una cosa molto utile per i ragazzi perché
rafforza loro il carattere e li fa sentire maggiormente cittadini italiani.
E' vero che molti non riescono a sopportarne lo stress e perdono, a loro
giudizio, del tempo prezioso. Ma basterebbe escludere i più deboli di carattere
e considerare che anche le tasse sottraggono qualcosa. Se fosse giusto non
dover sottrarre del tempo a loro, a maggior ragione non ci dovrebbero essere
tasse.
La ferma volontaria non attrae i ragazzi perché non assicura un avvenire.
Trascorso il tempo della ferma, i ragazzi si ritrovano nella situazione di
partenza, magari avendo imparato qualcosa, ma non abbastanza per avere un
posto di lavoro sicuro.
Ricorrendo a cittadini stranieri si otterranno dei reparti, magari addestrati,
se le cose saranno fatte bene, ma pur sempre costituiti da gente che non
si sente italiana, che riterrà importante solo il guadagno, quindi facile
preda di persone desiderose di potere e decise a sopraffarre la democrazia.
Un cordiale saluto.
Petrus
Da parte del Dott. Francesco Badoer:
Seguo il sito www.collezioni-f.it dall'ottobre del 2000 e, piu' che collaborato, ho risposto alla prima intervista.
Oltre al mio intervento, avevo inviato a Franzosi una mia nota, con allegata
la fotografia del 182° corso, schierato in Piazza Unita' di Tarvisio, indicando
che tra quegli allievi si sarebbe potuto trovare l'allieva da prendere quale
mascotte del 12° corso, come proposto da Piergiorgio nelle prime interviste.
Tuttavia poi sono rimasto un po' deluso, perché ho notato che le risposte
date dai colleghi sono, piu' o meno, una trentina. Poche!
Mi e' giunta circa sei mesi fa la comunicazione, che nel 2005 avverra' la
celebrazione del cinquantennale del 12° corso. L'amico Franzosi propone 3
domande.
La prima e': "Come sara' la cerimonia ?"
Io mi domando se si puo' fare ancora una cerimonia in un periodo in cui sara'
soppresso l'Esercito di leva. Infatti, la data prevista e' il primo gennaio
2006, ma si parla gia' di anticipare al 2004.
La seconda domanda e': "Quali temi trattare nel discorso ufficiale?"
Ormai i temi da trattare non sono che quelli del fallimento di un progetto
di esercito di volontari, i quali, invece di aumentare per raggiungere il
numero di effettivi programmato, vanno vertiginosamente calando assieme al
numero delle richieste femminili.
Ormai si parla di un esercito di extracomunitari, cioe' del caos o meglio
di una Babele, vista la diversita' di lingue, usi, costumi, mentalita' e
religione che vi sono tra i diversi popoli della terra (Turchi, Curdi, Albanesi,
Marocchini, Kossovari, Slavi, Montenegrini, Macedoni, Indiani, Iracheni e
chi piu' ne ha, piu' ne metta) che affluirebbero e andrebbero a far parte
delle forze armate Italiane. A tale proposito consiglio di leggere a pag.
7 del giornale mensile (marzo 2002) dell'Alpino.
L'ultima domanda e': "Che messaggi trasmettere ai giovani cadetti?"
A questa si puo' rispondere, facendo ai giovani cadetti molti auguri e consigliando
loro di imparare le lingue, se vogliono svolgere bene la loro azione di comando,
e auspicando che le guerre non avvengano all'interno delle forze armate italiane.
Mi soffermo ora sulle tre nuove rubriche.
Quella "Come eravamo" la conosco e penso di avere già raccolto quanto finora
pubblicato. Da parte mia avrei alcune fotografie, in particolare del campo
estivo di Fiumalbo e del MacP100 (pranzo), ma non possedendo uno scanner,
non posso per ora inviare nulla.
Però le ho gia' raccolte e consegnate a mio figlio, che provvedera' a scannerizzarle a Padova, dove dispone di tale strumento.
Penso la prossima settimana di poterle inviare per e-mail.
Per la seconda rubrica non posso essere di aiuto, perché non sono artigliere, ma alpino.
Infine sulla "Stanza per discutere" ho alcune perplessita', perché oggi
in Italia non si puo' certamente esprimere liberamente il proprio pensiero.
A questo proposito mi viene alla mente un articolo (nella rubrica: forum
politico-militare) con cui il generale Calligaris chiudeva amaramente il
suo sito, e seguiva: "Purtroppo scompare una voce libera e intelligente."
I piu' cordiali saluti ed un forte abbraccio.
Francesco Badoer
Caro Piergiorgio,
Questa volta il servizio
postale non ha alcuna colpa, perché io ti avevo inviato una lettera tramite
e-mail, con allegato la copia di un articolo del Messaggero Veneto. Ritenevo
interessante l'argomento, perché il titolo e' "I cadetti studiano la Montagna"
e perché probabilmente tra quei cadetti c'era la mascotte che avevi indicato
nel notiziario del 12° Corso.
I cadetti del 182° Corso erano alloggiati nella Caserma "La Marmora" che
aveva chiuso i battenti gia' nel 1997, per trasferimento dell'"8° Reggimento-Alpini"e
Btg Gemona a Cividale.
In un primo tempo la Caserma avrebbe dovuto ospitare un battaglione misto:
Italiano, Sloveno e Ungherese. Poi servì per alloggiare gli allievi Marescialli
per il periodo estivo, i cadetti di Modena in settembre, altri reparti saltuariamente
nell'arco dell'anno.
Del resto e' la sorte che e' toccata a tutte le Caserme delle Valli della
zona: due a Chiusaforte, tre a Pontebba, quando non sono state abbandonate
come Ugovizza, Paularo, Moggio o adibite a ricovero albanesi, come quella
di Paluzza.
Caserme che sicuramente conosci, anche perché se ben ricordo, ma non l'anno,
ti ho visto da queste parti quale istruttore-accompagnatore, quand'eri colonnello,
dei frequentanti un corso di scuola di guerra.
Ti spedisco nuovamente via e-mail l'articolo e la nota che avevo allegato.
Mi riservo di scriverti in un secondo tempo sulle altre questioni di cui fai cenno nella tua lettera.
Un forte abbraccio.
Francesco
Riceviamo da Domenico Pastrore:
Caro Pier Giorgio,
giorni addietro ho partecipato alla cerimomia del giuramento degli artiglieri del rgt. di
Foggia conclusasi con la preghiera del soldato, letta dal cappellano militare. Con
somma sorpresa ho rilevato una piccola, ma per me molto significativa, correzione al
testo che eravamo abituati a recitare. Ed è questo il motivo della presente.
Ora i soldati non invocano più lo sguardo benigno di Dio perché servono in armi l'Italia, ma perché servono l'Italia.
Infatti il nuovo testo recita così: "Signore Iddio, che hai
costituito di molti popoli........., guarda benigno noi che abbiamo lasciato le nostre
case per servire l'Italia....".
Lì per lì ho creduto che fosse stata una distrazione del
Cappellano.
Terminata la cerimonia ho chiesto delucidazioni allo stesso. E sai cosa mi
ha risposto!!! Il testo delle preghiere dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica
sono state modificate anni addietro dall'Ordinario Mil. facendo scomparire ogni
riferimento alle armi. Ma la sorpresa e la rabbia è aumentata quando, sempre dal
Cappellano, ho appreso che su esplicita e risentita richiesta degli SS.MM. di Marina e
Aeronautica è stato ripristinato il testo originario, il nostro S.M. non ha profferito
parola ( no comment ).
Cosa ne pensi?
Preciso che la parte interessata , riportata in corsivo, l'ho presa dal sito dell'Ordinario Militare.
Cari saluti Domenico Pastore
Ho trovato la versione vecchia della "Preghiera del soldato" in
http://web.infinito.it/utenti/i/interface/Esercito.html
e, la versione nuova in:
http://www.unuciavezzano.it/p_soldato.htm
Potete fare il confronto.
Forse la modifica apportata è dovuta al fatto che ora il soldato ha ulteriori compiti oltre a servire in armi l'Italia, quali soccorrere le polazioni o per missioni di pace.
Certo è che ora, con questa versione, sembrerebbe che l'esercito non abbia più armi ed il compito di difendere la Patria sia passato in secondo ordine.
Ritengo che l'adattamento apportato non sia dei più felici.
Petrus