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Innanzi tutto il mio pensiero si leva, commosso, agli Amici che sono "andati avanti".
Io sono salito sulla carrozza dell'AUSILIARIA il 28.11.1999 e mi sono stabilito a Brescia, dove da alcuni anni gia' risiedevano i miei due figli.
Sono soddisfatto della mia sistemazione e soprattutto della compagnia di mia moglie Alfredina che mi sopporta dal 1963 e mi ha sempre seguito nelle varie sedi dove il servizio nei Carabinieri mi ha portato. A lei soprattutto va la mia gratitudine per quanto ha fatto e per cio' che ancora fara' nell'accompagnarmi, al "capolinea".
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Nel 1961 transitai nei Carabinieri, non certo per disamore verso la Gloriosa Arma di Fanteria, ma per seguire la via di mio Padre e nella convinzione di andare a svolgere un'attivita' piu' rispondente al mio carattere ed alla mia preparazione di base.
Nella veste di Carabiniere credo di avere - nel mio piccolo - concorso a fare rispettare le leggi ed al mantenimento dell'ordine, soprattutto all'interno del Paese. Penso, pero', per venire al quesito, di aver contribuito anche al mantenimento della pace mediante l'assolvimento di questi compiti istituzionali.
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Il terzo quesito mi mette in difficolta', forse perche' l'ipotesi di "ricominciare la vita" e' certamente affascinante ma altrettanto certamente priva, purtroppo, di basi realistiche (la "macchina del tempo" e', almeno finora, una mera invenzione fantascientifica!). Credo Cari colleghi del 12° Corso, che sarebbe piu' significativo chiederci se consiglieremmo oggi ai nostri figli (o addirittura ai nostri nipoti) di intraprendere la carriera militare.
Diro' - spero senza retorica - il mio pensiero.
I tempi sono profondamente cambiati dai giorni nostri. La nostra e' stata una scelta di vita consapevole ma anche romantica, sostenuta dal credo nel Valore Assoluto della PATRIA, alla difesa della quale ci siamo votati senza riserve, guardando all'esempio dei Tantissimi i cui Nomi riempiono le lapidi che rivestono le pareti dell'ingresso principale della nostra Accademia. Sapevamo, per di piu' (anche perche' ce l'hanno detto chiaramente i nostri Comandanti sin dal primo giorno) che la strada che avremmo percorso sarebbe stata piena di ostacoli, e non ci avrebbe certo portato alla ricchezza materiale.
I tempi sono certamente cambiati!
Ma i giovani di oggi, al di la dell'abbigliamento informale, sono veramente cambiati anch'essi?
Certo sono piu' scaltriti, piu' pratici e meno romantici di quanto eravamo noi. Ma l'esigenza di credere nei Valori, la sentono, e forte, anche loro ( parlo naturalmente di quelli SANI, che sono la maggioranza). Ne ho consapevolezza grazie ad alcune esperienze fatte nel corso della mia carriera, che mi hanno portato a stretto contatto con tantissimi giovani di oggi e che molto mi hanno arricchito.
Penso, in definitiva, che noi possiamo e dobbiamo ancora indicare senza ipocrisia ai nostri figli e nipoti quella militare come una vita di costante sacrificio il cui premio pił significativo consistera' non negli incerti successi in carriera ma nell'insostituibile soddisfazione della consapevolezza del DOVERE compiuto a favore e nell'interesse della Collettivita'.
I giovani, che con questi presupposti ideologici vorranno indossare le Stellette, opereranno una scelta matura e realistica privilegiando i propri valori spirituali.
Tra pochi giorni mio figlio sara' Sottotenente in s.p.e. dei Carabinieri.
Lamberto Disibio
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