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"LE TRE RISPOSTE"
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Mi trovo nella seconda delle tre carrozze del treno della simpatica immagine che ci ha proposto l'amico Franzosi. Ho terminato l'ausiliaria nel 2001 e sono quindi nella riserva.
Sono in ottima compagnia ed ho due bravissimi figli che si sono inseriti bene nella vita senza problemi. Di questo ringrazio loro per la serietà e l'impegno e ringrazio il Buon Dio che mi ha dato una mano a superare le difficoltà iniziali.
Ho due bellissime nipotine e spero che ne arrivi qualche altro.
Quanto alla consapevolezza del lavoro svolto ed al nostro impegno per il mantenimento della pace durante la guerra fredda, il mio pensiero torna immediatamente al 1956: invasione dell'Ungheria.
Eravamo da poco entrati in Accademia. Il mio ricordo è lucidissimo: nei rari momenti di distensione presso la nostra sala-convegno Bar cercavo di tenermi aggiornato con le notizie dei giornali, con sentimenti di preoccupazione e di rabbia per quello che il mostro sovietico andava mettendo in atto in nome dei lavoratori di tutto il mondo che pretendeva di rappresentare!
Qualche anno dopo ci fu un momento che mi vide piccolo protagonista nell'impegno per il mantenimento della pace: ottobre 1963, crisi di Cuba tra USA e URSS, tra Kennedy e Krushchev. Essendo uno dei pochi tenenti effettivi del mio reggimento (5° Genio-Udine), fui comandato a rimanere in caserma per tre giorni come ufficiale di servizio al comando (oltre all'ufficiale di picchetto) per essere pronto nel caso che fossero arrivati ordini particolari dalle superiori autorità nelle ore non di ufficio.
Per fortuna la grave crisi fu risolta come tutti sappiamo. La guerra fredda non si trasformò in calda!
Abbiamo svolto il nostro compito ed abbiamo dato il nostro contributo per la pace.
Certo l'Italia non era e non è una grande potenza, ma nelle situazioni di gravi crisi internazionali conta anche molto la posizione morale che un Paese di 57 milioni di persone assume al di là del numero di carri armati che è in grado di schierare.
Sono dunque contento di avere dato il mio piccolo contributo, il mio granellino di sabbia, per il mantenimento della pace.
Certo gli italiani non la vedevano tutti allo stesso modo, una bella fetta della nostra opinione pubblica, anche qualificata, imbevuta di concetti che non stiamo qui ad analizzare, non era con noi! Ma qui si apre un altro discorso che non deve turbare la nostra ricorrenza che quest'anno celebriamo.
Se dovessi ricominciare da capo farei la stessa scelta?
E' una domanda all'apparenza molto difficile. Occorrerebbero delle precisazioni!
La domanda presuppone che mi metta nelle condizioni di allora (primavera del 1955) nei panni di quel ragazzo di provincia di allora?
Se mi trovassi nelle stesse condizioni spirituali, culturali, morali, familiari, ambientali, beh! Penso proprio che farei la stessa scelta. Sarei spinto dalla stessa tensione, farei gli stessi ragionamenti, partirei dalle stesse considerazioni e giungerei alle stesse conclusioni.
Ma non credo che questo sia lo spirito del quesito.
Penso piuttosto che la domanda desideri una risposta mediata sulla base dell'esperienza vissuta.
Ma anche in questo caso non ci vuole molto a rispondere: Si! Farei esattamente la stessa scelta.
Naturalmente saprei gestirmi meglio, affronterei le situazioni in modo diverso forse soffrirei meno e magari otterrei migliori risultati.
Ma se mi volto indietro e considero seriamente tutto l'arco della mia vita non posso che considerarmi soddisfatto. Anche se, bisogna ammettere, è stata duretta.
La carriera in un organismo molto grande offre una vastissima gamma di possibilità purtroppo non conosciute a priori, ti permette di conoscere uomini e mondi diversi in Patria e all'estero e fa crescere te e la tua famiglia in tanti modi.
Nessuna carriera nel 1955 poteva offrirmi di più almeno sul piano spirituale e morale. Nessuna attività poteva farti sentire più orgoglioso e consapevole di servire il proprio Paese nel modo in cui abbiamo sentito noi questo orgoglio.
Penso a quello che ho dato nell'addestrare i miei uomini, a quello che ho dato nelle varie situazioni di emergenza nelle quali si è trovato il nostro Paese; alluvione in Piemonte, a Firenze, terremoto in Friuli con le centinaia di prefabbricati costruiti e le relative chiavi consegnate a tante famiglie senza casa!
Penso a quello che ho imparato nei vari istituti di formazione compresa la Scuola di Guerra (con tutte le critiche che si possono fare), al Nato Defense College, all'incarico di Addetto Militare presso una nostra Ambasciata all'estero. I rapporti con il mondo diplomatico, con i corrispondenti stranieri, le lingue imparate!!
Tutte rose e fiori? No!
Una nota di amarezza mi coglie quando il pensiero va alle frequenti manifestazioni di scarsa stima e considerazione di cui spesso eravamo oggetto da parte di chi ci considerava una spesa inutile per il bilancio dello Stato.
Oggi le Forze Armate sono viste sotto una luce molto diversa. Dopo le numerose missioni in ambito internazionale che hanno consentito di mettere in luce le doti e le capacità delle nostre Forze Armate, il grande pubblico ha smesso di vederci come un organismo improduttivo, inefficiente, inutile ed in ritardo con i tempi. Basta vedere il linguaggio oggi usato dai politici di tutti i settori, quando si affrontano argomenti attinenti alla vita, all'efficienza ed all'impiego delle Forze Armate.
Oggi tutti i politici, fatta qualche piccola eccezione, vogliono dimostrare stima ai militari! Chi sa come mai.
Durante i miei 40 anni di servizio, anche chi sentiva il dovere di esprimere una modesta dose di stima e di apprezzamento, evitava di esporsi.
Indice
Principale
Intervista1
Intervista2
Intervista4
Intervista5
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