C'ERA UNA VOLTA IL CORPO TECNICO
Alla fine degli anni 90, quando anche gli ultimi di noi stavano per lasciare il servizio attivo è giunta puntuale e del resto attesa, l'ennesima ristrutturazione delle Forze Armate. Considerato dai propugnatori un evento epocale di fine secolo, è stata particolarmente dura da smaltire ed ha comportato per l'Esercito Italiano una riduzione di circa il 30% della forza.
La riduzione, resa necessaria per contenere entro limiti sopportabili i costi di una compagine militare sempre più professionalizzata, è stata caratterizzata da una copiosa serie di modifiche strutturali. Forse non c'è stato organismo od Ufficio militare che non abbia subito modifiche nella funzionalità, nella dipendenza e che non abbia cambiato indirizzo, recapito telefonico e, (perché no?) anche arredamento! Per un periodo abbastanza lungo si è quindi verificata una perdita totale dei riferimenti e dei normali rapporti funzionali. Se potessero parlare, avrebbero molto da dire le nostre carte personali (fascicoli matricolari ed amministrativi), dei lunghi e tortuosi percorsi cui si sono dovuti sottoporre prima di trovare pace, si fa per dire, in qualche archivio di ex Comando Regione (o Comiliter) di buona memoria. C'è da sperare che nessuno abbia mai più necessità di consultarle, perché sarebbe proprio una bella impresa!
Gli aspetti più pittoreschi di questa rivoluzione copernicana in miniatura, non potevano certo sfuggire all'osservazione di Piergiorgio Franzosi, che ne ha parlato molto nelle rubriche del Suo Sito Internet.
Così, nel corso del 2000, ha preso vita anche una rubrica intitolata C'era una volta il Corpo Tecnico, riunendo molti scritti di illustri esponenti del settore di provata esperienza.
A me Piergiorgio ha rivolto l'invito ad esprimere qualche considerazione sugli effetti prodotti dalla ristrutturazione delle Forze Armate in questo delicato settore.
Essendo stato coinvolto direttamente nell'operazione di maquillage organico che ha cambiato, non solo il nome, ma anche la struttura funzionale del Corpo, non potevo certo sottrarmi all'invito.
Ho tentato più volte di mettere insieme le mie idee sull'argomento, ma mi sono sempre fermato per il timore di non essere abbastanza sereno ed obiettivo.
Adesso che sono trascorsi ormai più di sei anni, che hanno portato a superare molti preconcetti, penso sia giunti il momento di uscire allo scoperto, dicendo la mia! L'amico Franzosi, con il Suo fiuto infallibile, aveva centrato il mio punto debole e mi aveva proposto un tema provocatorio che mi avrebbe indotto certamente a sputare il rospo, confessando il mio rimpianto per il Corpo Tecnico che c'era una volta, e magari a svelare qualche retroscena della mia strana decisione di lasciare il Servizio attivo con circa tre anni di anticipo rispetto ai naturali limiti di età.
Ecco come sono andate le cose:
Nell'aprile del 1997 il Corpo Tecnico dell'Esercito era giunto vicino a raggiungere una situazione ottimale, e quindi invidiabile.
Aveva un organico di 531 Ufficiali in Servizio Permanente (anche se la forza effettiva era sempre rimasta al di sotto delle 400 unità) e, con il concorso annuale di circa 200 Ufficiali di complemento laureati, si riusciva a far fronte onorevolmente alle sempre crescenti esigenze organiche, inevitabilmente legate all'evoluzione tecnologica degli armamenti.
Con l'adozione del reclutamento dall'Accademia e con la prospettiva di un miglior tasso di alimentazione, grazie anche all'apporto della componente femminile, sarebbe stato possibile, in tempi brevi, farsi carico anche delle esigenze connesse con la branca delle Infrastrutture (Direzioni del Genio) e con gli aspetti più spiccatamente tecnici del mantenimento (ingegneria logistica) oltre che con le attività di cooperazione internazionale.
Qualche economia di personale sarebbe anche stata ottenuta grazie alla razionalizzazione dell'area industriale della Difesa e con l'unificazione dei Centri Tecnici in un unico Istituto, dipendente dal Comando del Corpo ed il conseguente alleggerimento dei Reparti Tecnici del Comando stesso.
Il Corpo disponeva di una struttura di vertice più che soddisfacente, comprendente la Segreteria , un Ufficio del Capo ed i due Reparti Tecnici appena citati.
Erano finalmente cadute le pregiudiziali alla possibile attribuzione dell'incarico di Direttore Generale di una Direzione Generale Tecnica anche agli Ufficiali del Corpo Tecnico. La complicazione dovuta alla necessità, sancita per legge, di incaricare un altro Generale delle funzioni di Capo del Corpo quando il Generale Ispettore fosse stato impiegato come Direttore Generale, non comportava particolari difficoltà dato che esisteva nel Comando del Corpo la struttura idonea a supportarne l'attività. Anche il sottoscritto ha avuto, in effetti l'onore di operare in tale veste dall'aprile del 1997 al settembre del 1998.
In definitiva, gli Ufficiali del Corpo vedevano finalmente a portata di mano il superamento di quasi tutti i problemi ancora sul tappeto, ed il raggiungimento di un assetto funzionale in grado di reggere il confronto con le componenti tecniche delle altre Forze Armate. Con l'auspicabile istituzione di un Ruolo Speciale ci sarebbe stato un allineamento quasi perfetto!
Dal 22 maggio 1996 era stato attribuito al Corpo anche un Celeste Patrono: il Beato Francesco Faà di Bruno, Ufficiale, Scienziato ed inventore oltre che Sacerdote ed uomo di grande carità.
Nell'ottobre del 1989, con la registrazione dello Statuto era anche nata l'Associazione Nazionale Ufficiali Tecnici dell'Esercito Italiano (A.N.U.T.E.I.).
Ma tra la maggioranza degli Ufficiali del Corpo e lo Stato Maggiore della Forza Armata, non si può dire che esistesse una completa identità di vedute.
Il ridimensionamento dell'Apparato Militare previsto dalla Legge 662 del 1996 venne attuato con pesanti conseguenze per il Corpo, al cui organico il Decreto Legislativo 490 del 1997 impose un taglio del 28%. Era la fine di un sogno e bisognava ricominciare daccapo!
Gli argomenti che evidenziavano come la consistenza della componente tecnica non potesse essere legata in modo proporzionale a quella della componente operativa, non furono presi in seria considerazione.
Inutili furono, infatti, gli sforzi del vertice del Corpo per dimostrare che la contrazione dello strumento operativo non avrebbe ridotto in maniera significativa le incombenze nel settore tecnico di specifico interesse specialmente nel campo della Ricerca e Sviluppo dei materiali d'armamento e della cooperazione internazionale!
Ciò che ricordo con maggiore amarezza, di quel difficile periodo, è il rifiuto preconcetto, da parte dello Stato Maggiore della Forza Armata, di qualsiasi confronto su opinioni difformi da quelle del vertice!
Fu così decretato lo scioglimento dell'Ufficio del Generale incaricato delle funzioni di Capo del Corpo e la contestuale istituzione, in data 30 settembre 1998, del Dipartimento Tecnico dello Ispettorato Logistico dell'Esercito.
Personalmente ebbi anche l'onore di essere nominato Capo di tale Dipartimento, mantenendo le attribuzioni di incaricato delle funzioni di Capo del Corpo (incarico abbinato a quello principale di Capo Dipartimento). In tal modo veniva cancellata la dipendenza dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, nei confronti del quale il Capo del Corpo avrebbe dovuto svolgere funzioni di consulenza su tutti gli argomenti tecnici, legati non solo ai materiali, ma anche al Personale.
In sostanza tale ruolo veniva assunto dall'Ispettore Logistico, nei confronti del quale il Capo del Corpo avrebbe avuto, a sua volta una veste consultiva.
Ho un eccellente ricordo dell'attività svolta alle dipendenze dell'Ispettore Logistico, prima come Capo del Dipartimento C3 (dal 12 dicembre 1997 al 30 settembre 1998) e poi di quello Tecnico (dal 1° ottobre 1998 all'8 febbraio 1999).
Alla guida del Dipartimento C3 ho avuto il piacere di poter nuovamente operare, prima di lasciare il servizio attivo, come Ufficiale delle Trasmissioni e l'onore di avere alle dirette dipendenze il 3 Reggimento Trasmissioni, erede del 3° Reggimento Genio Telegrafisti.
La mia responsabilità, in tale veste, riguardava la gestione tecnico-funzionale della rete di telecomunicazioni infrastrutturale di Forza Armata ed Interforze, la logistica dei materiali delle Trasmissioni, l'Informatica e la Sicurezza delle informazioni (Infosec).
Il 3° Reggimento Trasmissioni disponeva, infatti, di tutte le risorse per attuare il Sistema di Telecomunicazioni a supporto degli Organi Centrali delle Forze Armate.
Come Capo del Dipartimento Tecnico ho poi avuto modo, tra l'altro, di indirizzare l'attività del Centro Polifunzionale di Sperimentazione, che aveva da poco ereditato le molteplici responsabilità dei disciolti Centri Tecnici.
Non posso nascondere di essere rimasto sconcertato della decisione del Capo di SME, di interrompere la linea tecnica attraverso cui poteva disporre direttamente della consulenza del Corpo, interponendovi il filtro dell'Ispettore Logistico.
Ritenevo troppo riduttivo attribuire un ruolo puramente logistico all'attività ingegneristica degli Ufficiali del Corpo!
Intanto alcuni colleghi più giovani erano giustamente già in attesa del loro turno per rivestire la carica di Capo Dipartimento. Non potevo quindi pretendere di continuare ad occupare quel posto organico per tempi molto lunghi.
Cominciai a rendermi conto che il mio impiego nell'ultimo periodo di servizio sarebbe stato tutto da inventare!
A stretto rigore era ancora possibile una mia promozione al grado di vertice nel marzo del 2000.
In tal caso, giunto al grado di Tenente Generale, anche se non mi fosse stato attribuito l'incarico di Direttore Generale, avrei potuto esercitare le funzioni di Capo del Corpo ancora per un paio d'anni, cioè fino a marzo 2005.
Ma era evidente che, per avere qualche probabilità di successo, avrei dovuto tenere un contegno allineato ed ossequioso, rinunciando ad esprimere una mia autonoma linea d'azione. Non accettai quello che mi sembrò un prezzo troppo alto da pagare, e decisi così di chiedere il collocamento in ausiliaria il 9 febbraio 1999.
Ripensando oggi a quella decisione, confesso di provare un certo rammarico e di avvertire un senso di colpa per aver deluso le aspettative dei miei Colleghi di Corpo, e soprattutto di Corso!
Avrei fatto meglio a tener duro in attesa di tempi migliori (che in effetti, non tardarono a venire) ed avrei potuto forse essere ancora utile per il Corpo e per la Forza Armata.
In effetti, i successori del Capo di SME pro tempore si sono dimostrati più aperti ed attenti alle problematiche del Personale tecnico ed hanno accettato di discuterle con il vertice del Corpo in maniera franca e costruttiva, lasciando sperare in un futuro più sereno.
Il Corpo Tecnico dell'Esercito, dal gennaio 1998 ha cambiato nome, assumendo la denominazione di Corpo Ingegneri dell'Esercito. Ma la sostanza non è cambiata. Gli Ufficiali continuano a svolgere gli stessi compiti tecnico - ingegneristici di prima!
Superato rapidamente il momentaneo disorientamento, hanno continuato con onestà, abnegazione, professionalità ed entusiasmo, la loro delicata attività nel settore dello sviluppo, la sperimentazione, il potenziamento, l'ammodernamento ed il mantenimento dei materiali per l'Esercito.
Con il nuovo nome si sentono, con giusta ragione, gli eredi del Corpo Reale degli Ingegneri dal quale discendono insieme con i colleghi dell'Arma del Genio.
Lasciandosi alle spalle l'ultima tra le tante vicende avverse, possono guardare con fiducia al futuro, certi che nessuno potrà mettere in dubbio l'essenzialità del loro ruolo in una Forza Armata che impiega mezzi tecnologicamente sempre più avanzati.
Gli Ufficiali del Corpo devono essere fieri non solo della loro capacità ed onestà professionale ma anche della loro militarità che meriterebbe di essere riconosciuta con la consegna di una Bandiera!
Non so se quella del Corpo Reale degli Ingegneri sia custodita in qualche museo. Ma sono convinto che il Corpo degli Ingegneri dell'Esercito saprebbe esserne degno custode!
Il Corpo Tecnico è nato nel 1980, dalla fusione dei sei preesistenti Servizi Tecnici, riordinati e completate con la legge 1479 del 6 dicembre 1960.
Porta con se un enorme bagaglio di esperienze che risalgono ad oltre un secolo.
In effetti, da sempre all'interno degli Eserciti hanno operato insigni esponenti delle Armi Dotte, svolgendo attività di tipo ingegneristico nei settori della cartografia, delle fortificazioni, dello studio degli esplosivi e propellenti, della costruzione delle armi, delle artiglierie nonché nella realizzazione dei ponti, dei mezzi di trasporto e delle macchine di uso bellico.
Al termine delle Guerre di Indipendenza, il neo Costituito Esercito Unitario poteva disporre di dodici Stabilimenti di Artiglieria (Arsenali, Fabbriche d'Armi, Fonderie, Polverifici, Laboratori pirotecnici, del Munizionamento e di precisione) e di due Officine Costruzioni di Materiali del Genio. Ad essi si aggiunsero successivamente la nuova Fabbrica d'Armi di Terni, il Polverificio di Fontana Liri, il Laboratorio Ottico e di Precisione di Roma.
I primi segni di aggregazione funzionale ed organizzazione delle risorse tecniche della Forza Armata si manifestarono a partire dal 1880, quando l'Istituto Topografico Militare venne riordinato ed assunse la denominazione di Istituto Geografico Militare. Nel 1902 nacque l'Ispettorato delle Costruzioni d'Artiglieria con, alle dipendenze, il Direttore Superiore delle Esperienze.
Il numero degli Ufficiali addetti alla Direzione fu fissato nel 1903. Il Servizio Tecnico d'Artiglieria ed il relativo Corso Superiore vennero istituiti con una legge del 1910.
La Direzione Tecnica Automobilistica Militare fu istituita a Torino nel 1917. Intanto, con una legge del 1911, era stato istituito a Roma l'Istituto Militare Superiore di Radio - Telegrafia.
Nel 1918 venne creata la Direzione Generale dei Servizi Chimici di Guerra.
Tra il 1023 ed il 1927 videro la luce il Servizio Chimico Militare, il Servizio Tecnico Automobilistico ed il Servizio degli Specialisti del Genio. Assunse inoltre un assetto più solido e definitivo il Servizio Tecnico di Artiglieria, cui furono destinati 119 Ufficiali.
Nel 1940 gli Ufficiali che operavano nel Comparto Tecnico erano 234 (45 nel Servizio Geografico, 125 nel Servizio Tecnico Armi e Munizioni, già d'Artiglieria, 15 nel Servizio Chimico, 41 nel Servizio Tecnico della Motorizzazione e 55 nel Servizio Studi ed Esperienze del Genio).
Dopo la fine della Guerra, il Decreto Legislativo n. 45 del 1948 ridusse i Servizi Tecnici a due soltanto, attribuendo loro un organico di pura sopravvivenza (60 unità al Servizio Tecnico di Artiglieria e 36 a quello della Motorizzazione).
Quando il nostro 12° Corso uscì dall'Accademia, non esisteva alcuna prospettiva di transito immediato nei Servizi Tecnici.
Nel 1960, con legge 1479 vennero però reistituiti i Servizi Tecnici, che diventarono sei con l'aggiunta di quello delle Trasmissioni.
I ruoli comprendevano complessivamente 331 Ufficiali (90 nello S.Te.A., 79 nello S.Te.M., 79 nello S.Te.Chi.Fis., 31 nel S.Te.G., 31 nello S.Te.T. e 21 nel S.Te.Geo).
Il passaggio degli Ufficiali nei nuovi Servizi Tecnici era previsto nel grado di Capitano. Essi dovevano essere Laureati oppure aver completato i Corsi presso l'Accademia e la Scuola di Applicazione, aver superato un esame di ammissione e frequentato un Corso biennale di Specializzazione.
Così, negli anni 70, 12 Capitani del 12° Corso passarono nei ruoli Tecnici (tre allo S.Te.Geo., uno allo S.Te.M., cinque allo S.Te.Chi.Fis, e tre allo S.Te.T. tra questi il sottoscritto).
Nel 1966 venne istituito il Corso A.U.C. per i Servizi Tecnici, che consentì di impiegare ogni anno, alcune centinaia di selezionatissimi laureati su discipline tecniche, in grado di dare un apporto sostanziale alle attività dei numerosi Enti Tecnici della Difesa.
1975 venne istituito il Comitato Permanente dei Capi dei Servizi Tecnici, con compiti di coordinamento generale, in vista dell'unificazione.
Gli Enti presso chi gli Ufficiali dei Servizi svolgevano il loro qualificato lavoro, erano moltissimi. Citando solo i principali vorrei ricordare: l'Ufficio Ricerche e Studi dello SME, gli Uffici dei Capi dei Servizi Tecnici, qualche Ispettorato, le Direzioni Generali Tecniche (delle Armi Munizioni ed Armamenti Terrestri e Telecomdife) il Consiglio Tecnico Scientifico della Difesa, il Consiglio Superiore delle Forze Armate, vari altri Enti dipendenti dello Stato Maggiore della Difesa e del Segretario Generale della Difesa, il SISMI, l'Istituto Geografico Militare, il CRESAM/CAMEN, l'Ufficio Materiali dell'ALE, il Centro Informazioni e Difesa Elettronica, i cinque Centri Tecnici, i Poligoni di Nettuno e di Ciriè ed i numerosi Stabilimenti Militari (gli Arsenali di Piacenza e Napoli, lo Stabilimento Armamento Leggero di Terni, gli Stabilimenti del Munizionamento di Noceto di Parma e Baiano di Spoleto, il Pirotecnico di Capua, lo Spolettificio di Torre Annunziata, lo Stabilimento Propellenti di Fontana Liri, gli Stabilimenti della Motorizzazione di Piacenza, Bologna e Nola, il C.A.A.R. di Torino), alcuni Reparti di Impiego e Scuole, il Poligono Interforze di Salto di Quirra, gli Stabilimenti NBC, del Genio e delle Trasmissioni ed altri ancora.
Infine la legge 574 del 1980 unificò i Servizi Tecnici, dando vita al Corpo Tecnico dell'Esercito, il cui organico venne fissato a 531 Ufficiali, con al vertice un Generali Ispettore, Capo del Corpo.
Un organico che era perfettamente adeguato alle moderne esigenze tecnologiche della Forza Armata, come appare chiaro oggi, alla luce delle più recenti esperienze. Organico, purtroppo mai raggiunto!
Il Corpo Tecnico dell'Esercito è stato una realtà di cui non possiamo fare a meno di essere orgogliosi e di ricordarlo con rimpianto!
Ma il Corpo degli Ingegneri è una realtà altrettanto degna di ammirata considerazione.
Dopo questi sei anni piuttosto travagliati, ha raggiunto un assetto che induce nuovamente all'ottimismo ed all'attesa di un futuro migliore e soddisfacente per la funzionalità della Forza Armata.
Gli organismi tecnici in cui il Corpo degli Ingegneri opera sono stati razionalizzati e comprendono un Centro Polifunzionale di Sperimentazione Tecnica ed un Centro Tecnico Logistico Interforze, alle dipendenze del Dipartimento Tecnico (ora Comando) Logistico dell'Esercito. Di due Poli di Mantenimento dei Materiali di Armamento Pesante e di uno dell'Armamento Leggero e di un Polo di Mantenimento dei Materiali di Telecomunicazioni, Informatici, Elettronici ed Optoelettronici, nell'ambito del Dipartimento TRA MAT dello stesso Comando Logistico.
Gli Ufficiali del Corpo sono inoltre presenti nel CISAM (ex CRESAM/CAMEN) nei due Uffici Tecnici Territoriali della D.G. Terrarm e negli Uffici di Sorveglianza della D.G. Teledife, nell'Istituto Geografico Militare, nel Reparto Tecnico del Comando Trasmissioni, Informatica ed Elettronica, presso i Reparti Operativi dello Stato Maggiore Difesa presso il Centro e Gestione e Controllo SICRAL e quelli dell'Esercito. Infine un manipolo tutt'altro che trascurabile, di alcune decine di Ufficiali del Corpo, opera ancora presso i principali Stabilimenti dell'Area Tecnico Industriale, dipendenti dall'Agenzia Industria Difesa.
Gli Ufficiali del Corpo che operano negli Enti suddetti sono circa 360.
Le esigenze organiche sanzionate, o quanto meno riconosciute, sono più di 650 e di queste almeno un centinaio si riferiscono ad Ufficiali da impiegare nei Reparti Infrastrutture. Oggi appare chiaro a tutti che, anche adottando criteri rigorosamente restrittivi ed ispirati alla più scrupolosa economia, tale numero non potrà in alcun modo scendere al di sotto di 500 unità effettivamente impiegabili. E' evidente che tali cifre non hanno bisogno di commenti e non possono in alcun modo essere ignorate.
Non c'è dubbio che l'organico precedentemente in vigore, di circa 500 unità, era assolutamente rispondente all'esigenza.
E' quindi indispensabile che si provveda, in qualche modo a reperire almeno un centinaio di unità mancanti.
A livello funzionale si potrà sopperire in parte utilizzando gli Ufficiali reclutati come Allievi in Ferma Prefissata ed in maniera più adeguata, impiegando Ufficiali Laureati in Ingegneria dell'Arma del Genio, delle altre Armi ed, in particolare, dell'Arma dei Trasporti e Materiali, dopo un adeguato corso di orientamento nell'Ingegneria Militare.
Quanto al numero dei titolari dei gradi di vertice (1 Ten.Gen. e 2 Magg.Gen.) che potrebbero in talune circostanze risultare insufficienti ed assicurare la copertura degli incarichi che competono agli Ingegneri Militari della Forza Armata, nel caso in cui non si accettasse il principio di incrementarlo di una unità almeno quando si manifesta l'esigenza, sarà inevitabile ricorrere al richiamo od al trattenimento in servizio, oltre il limite di età, di qualche Ten.Gen. o Magg.Gen. in Ausiliaria o della Riserva.
Soddisfare tale esigenza è responsabilità specifica dei Vertici della Forza Armata.
Piena fiducia, dunque, nel futuro del Corpo, il cui ruolo determinante per l'operatività della Forza Armata nessuno può ignorare!
Grazie, caro Piergiorgio, dell'opportunità che mi hai dato di esternare queste mie riflessioni sul caro Corpo Tecnico, del quale anche Tuo figlio ha fatto parte come Ufficiale di Complemento.
Oggi c'è il Corpo degli Ingegneri!
Avanti con incrollabile tenacia e determinazione!
Viva il Corpo degli Ingegneri!!
Luigi GIOVENALI
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