"TRE RISPOSTE" di Giovanni Lamedica


CINQUANTENNALE DEL 12° CORSO

CINQUANTENNALE DEL 12° CORSO

- Quesiti -

1. Come vorresti la cerimonia?

La vorrei in parte diversa dalla solita cerimonia (Schieramento allievi, allocuzioni varie, Santa Messa, visita all'Accademia, colazione con gli allievi).

Io la organizzerei così:

ore 9,00 arrivo in Accademia degli ufficiali del 12° corso e dei loro familiari;

ore 9,30 - 10,30 Schieramento dei giovani allievi e dei veterani del 12° corso suddivisi per compagnia;

Onori alla Bandiera dell'Accademia;

Onori al Cte dell'Accademia e al Capo Corso del 12° ;

Allocuzione di benvenuto del Cte dellíAccademia;

Allocuzione del Capo Corso del 12°;

Onori ai Caduti in guerra con deposizione di una corona;

Onori alla Bandiera dell'Accademia ;

Onori al Cte dellíAccademia e al Capo Corso del 12° che lasciano lo schieramento.

ore 10,30 - 12,00 (solo per gli ex allievi del 12° corso) :

Illustrazione e dimostrazione pratica dove è possibile, da parte di nuclei formati da allievi e/o istruttori, dei programmi tecnici, tattici e tecnologici che attualmente sono adottati per formare i futuri ufficiali. Questo permetterebbero a ciascuno di noi di valutare la differenza (in meglio!) rispetto ai programmi che hanno contribuito a suo tempo alla nostra formazione.

ore 10,30 - 13,00 (solo per i familiari degli ufficiali del 12° corso):

Visita guidata per nuclei alle infrastrutture più significative e alle attrezzature didattiche e sportive dell'Accademia.

ore 12,00 - 13, 00 (solo per gli ex allievi del 12° corso):

Scambio di opinioni tra i giovani allievi ed i veterani del 12° nell'aula magna. Lo scopo è di confrontarsi su temi di attualità con la presunzione di fornire ai più giovani qualche esempio positivo tratto dall'esperienza di servizio pluriennale dei più anziani e a questi ultimi da parte dei primi una ventata di idee fresche che permetterebbero di capire meglio la loro generazione.

Le modalità potrebbero essere le seguenti:

- alle singole domande dei giovani allievi potrebbe rispondere il collega del 12° che a riguardo ritiene di aver avuto una esperienza significativa, mentre alle domande dei veterani potrebbero rispondere a turno gli allievi che hanno un'idea o una convinzione in merito;

- il dibattito potrebbe essere disciplinato dal Cte dell'Accademia.

ore 13,00 - 13,30 Ricongiungimento degli ufficiali del 12° con i familiari in un

luogo stabilito dagli organizzatori.

ore 13,30 - 15,00 Colazione con gli allievi e, al termine della stessa, saluti di commiato da parte dei Capi Corso del due anni di Accademia (eventuale), del Cte dellíAccademia e del Capo Corso del 12°.

0re 15,30 - 16,00 Servizi fotografici (eventuale).

Il Comitato organizzatore dovrebbe, per informare i partecipanti, predisporre un vademecum da distribuire ad ogni ufficiale del 12° corso in cui vengono illustrati :

il programma della cerimonia;

l'elenco degli ufficiali partecipanti divisi per compagnia ;

gli itinerari da seguire sulla base della programmazione della visita;

altro di interesse per la migliore riuscita della manifestazione

Probabilmente, per ragioni organizzative, logistiche e temporali, il programma da me esposto è di difficile realizzazione, ma io la vedo così e lo propongo con forza convinto che una giornata di così alto significato morale per noi non debba trasformarsi solo in una scampagnata (ci sono state e ci sono altre occasioni per questo), ma debba contribuire a mantenere accesa in noi quella fiammella militare che piano piano, per l'età e per i conseguenti acciacchi, tende a essere sempre più flebile.

Pazienza! Se non è possibile realizzarlo, resterà un progetto sulla carta, ma, in considerazione che l'amico Franzosi ha chiesto anche il mio parere, io l'ho volentieri espresso.

2. Quali temi trattare nel discorso ufficiale?

I temi di attualità ed in particolare quelli relativi alla ferma volontaria e al nuovo assetto territoriale dell'Esercito che al momento sembrano i più interessanti.

Per quanto riguarda il primo, ritengo che occorra ribadire che l'attuale orientamento di un Esercito di professionisti, a noi, che abbiamo operato prevalentemente con persone di leva, non è mai piaciuto e non piace. Tralasciando i noti motivi politici (la Patria è di tutti e va difesa da tutti, un Esercito fatto da soli professionisti è un pericolo per la democrazia e via discorrendo) mi sembra che i danni maggiori di questo orientamento (in realtà già reso attuativo da una legge) li subiscono paradossalmente proprio i Quadri permanenti. Infatti ho sempre ritenuto che gli ufficiali, i sottufficiali e i soldati di leva, provenendo ciclicamente da una società civile in continua evoluzione, portavano in Caserma idee e motivazioni nuove che inconsapevolmente obbligavano gli ufficiali e i sottufficiali in servizio permanente ad adeguarsi ai tempi. Premesso ciò, occorre però dire che la costituzione in Italia di un Esercito su base volontaria è oggi una necessità per un motivo molto semplice: la maggior parte dei cittadini italiani non intende più svolgere il servizio militare obbligatorio. Questa asserzione decisa e convinta mi deriva dalle esperienze che ho avuto in qualità di presidente del Consiglio di Leva per varie sessioni di reclutamento. I giovani che si presentavano all'ufficio Leva per sottoporsi alle rituali visite, già allora (parlo della fine anni ottanta, inizio anni novanta) erano timorosi e dubbiosi su tutto, ma avevano nel loro DNA una certezza: quella di sfruttare tutte le possibilità per non fare il servizio militare.

I motivi di tale comportamento erano molteplici, ma uno mi sembrò allora, e ritengo ancora, fondamentale ed è quello di aver sottoposto per decenni generazioni di giovani ad una campagna continua, dura, denigratoria nei confronti delle FF.AA., intesa a dimostrare, appannando anche il concetto di Patria, l'inutilità di un apparato difensivo per lo Stato e che di conseguenza il servizio militare obbligatorio era per i cittadini una perdita di tempo.

Pertanto, come dicevo, è necessario prendere atto che non c'è altra via d'uscita se non la formazione di un Esercito di volontari. Eíimportante però, per evitare altri errori d'impostazione e per creare un Esercito efficiente, che i massimi esponenti delle FF.AA. si impegnino e si battano con decisione usando i sistemi più opportuni al raggiungimento dello scopo, affinché a questi volontari (tutto sommato da apprezzare ed essere riconoscenti) vengano garantiti dignità, orgoglio di appartenenza e soprattutto vantaggi economici. Quest'ultimo aspetto è decisivo perché scongiura il pericolo che i giovani migliori, pur se tendenzialmente disposti ad intraprendere la carriera militare, trovino sistemazioni economicamente più allettanti e meno gravosi rispetto ai sacrifici della vita militare. Sarebbe un disastro istituzionale se l'Esercito venisse formato solo da elementi che non hanno trovato altro da fare nella vita civile!

Per quanto riguarda il tema relativo all'assetto territoriale dell'Esercito, confesso che, da quello che ho letto, ho capito poco sugli obiettivi che questo nuovo sistema debba raggiungere. Ho tempo fino al 2005 per approfondire la questione, ma se le cose vanno a rilento come dimostrano le lungaggini per il rilascio dei decreti di passaggio nella riserva, sarebbe bene parlarne nel discorso ufficiale. Mi auguro che questo nuovo assetto sia stato adottato per agevolare i cittadini ( in uniforme e non) e non per risparmiare soldi.

Infine, al termine del discorso, dovrà essere rivolto un doveroso e commosso ricordo dei tanti colleghi deceduti, magari chiamandoli ad alta voce, uno per uno, in mezzo a noi.

 

3. Che messaggi trasmettere ai giovani cadetti?

I messaggi, sintetici ma significativi, derivanti dallíesperienza militare di ciascuno di noi, potrebbero scaturire dalle seguenti considerazioni:

La vita militare, dall'Accademia all'Ausiliaria, è durissima ed è aperta solo a coloro che la intraprendono con entusiasmo e convinzione, dovendo spesso sacrificare al servizio, oltre se stessi, le persone care che sono vicine. Essa ha un senso solo se è ispirata, nell'agire, ai grandi valori morali e militari che vengono inculcati proprio in Accademia.

L'ambiente esterno, in maggioranza, non comprende l'importanza e il lavoro specifico delle FF.AA., vuoi per una cattiva informazione, vuoi per una cultura errata di antimilitarismo. Spesso inoltre alcuni settori dell'opinione pubblica contestano, oltre ai finanziamenti necessari per il personale e per l'ammodernamento dei materiali, anche l'esistenza stessa degli organismi militari. In tale quadro la mortificazione e la rabbia per il disconoscimento del lavoro svolto a favore di tutta la comunità sono superabili solo dall'alto senso del dovere e della disciplina.

Ciononostante la formazione, l'amore per la Patria e la professionalità degli ufficiali usciti dall'Accademia di Modena sono fortunatamente anche foriere di soddisfazioni persone e di motivazioni morali, per cui :

- l'aver mantenuto fede al giuramento prestato alla Patria;

- l'aver operato quotidianamente con umilt‡ e dedizione per il raggiungimento degli obiettivi assegnati dalle SS.AA.;

- essere consapevoli di aver servito, tra mille ostacoli ed incomprensioni, il proprio Paese, è motivo di orgoglio ed è il convincimento profondo di aver fatto, a suo tempo, una scelta ideale irreversibile.

Infatti ad una domanda rivolta a coloro che entrarono in Accademia nel lontano 1955 se, tornando indietro, avessero percorso la stessa strada, la risposta quasi unanime è stata affermativa.

 

Infine l'ultima considerazione, apparentemente non significativa, ma importante per la coesione del personale militare. Riguarda la solidarietà, la compattezza e l'amicizia tra i provenienti dall'Accademia e, in particolare, tra i componenti del medesimo corso (il 12° corso ne è un esempio). Ciascun allievo, all'uscita dell'Accademia con il grado di Sottotenente, avrà una carriera diversa a seconda delle proprie capacità e fortune, ma l'amicizia e la stima reciproca devono restare, nel corso degli anni, integre. Non si mette in discussione il rapporto di dipendenza in servizio (a ciascuno il suo ruolo), ma è importante che, su temi che riguardano quei valori ideali ricevuti e accettati in Accademia, tutti gli ex allievi (naturalmente in maniera diversa a seconda dell'incarico al momento ricoperto) diano dimostrazione di coesione e, quando le circostanze lo richiedono, facciano sentire alta e forte la propria voce.





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