CINQUANTENNALE FORUM

Gennaio 2003: nasce "cinquantennale forum", la rubrica che si propone di interessare gli ufficiali del 12° Corso a "trovare" l'anima collettiva, secondo le osservazioni di Lauro Galzigna, qui a fianco riportate.

Non sara' un lavoro facile: per questo coordinera' la rubrica un ufficiale che non si e' mai sottratto ad incarichi impegnativi e che, per come lo conosco, non ha perduto battaglie e conosce a fondo l'animo umano. Si tratta di Lorenzo Audisio, che si puo' descrivere col motto dannunziano "D'aquila penne ugne di leonessa", poiche' e' stato fiero Comandante del btg. alp. "L'Aquila".

Non e' un lavoro facile perche' gli ufficiali che comunicano col PC sono una minoranza, e una parte di quelli che hanno il PC non partecipano a questa ricerca; bisognera' convincerli a cercare con noi, dentro noi stessi, fino a dare a Galzigna gli elementi sufficienti per comporre il quadro finale.

Caro Lorenzo, avanti col motto dei futuristi "Marciare per non marcire", con la nostra navicella che naviga nel Cyberspazio verso il Cinquantennale.

Pier Giorgio Franzosi



Lorenzo Audisio

LA RICERCA DELL’ANIMA

Caro Pier Giorgio,

le tue parole mi hanno dato la carica e affondato le mie perplessità. Affronteremo il problema "con penne d’aquila", cioè voleremo alto, e "ugne di leonessa", cioè morderemo forte, come dicevamo quando eravamo comandanti di quel meraviglioso battaglione di Alpini abruzzesi. Al quale mandiamo il nostro affettuoso saluto e il nostro augurio in terra d’Afganistan.

Per tornare a noi caro Pier Giorgio mi sto calando lentamente nella parte, alla ricerca dell’anima del nostro corso. Non riesco ancora a capire come mi muoverò, ma dobbiamo pur marciare. E allora incomincerò ad augurarmi che la rubrica CINQUANTENNALE FORUM attragga molti curiosi e che da loro venga un contributo importante per la stesura del documento finale. Documento che il nostro amico Galzigna dovrà stilare e nel quale tutti noi dovremo — chi più chi meno — riconoscerci. Penso che ognuno debba dire la sua sulla base della sua esperienza vissuta, che è quella che ha caratterizzato la nostra anima dopo i quattro anni di studio presso l’Accademia e la Scuola di Applicazione. Come militari studenti abbiamo sviluppato un’anima più o meno omogenea in situazioni simili per tutti, ma quando ci siamo dispersi ai quattro angoli della penisola ognuno ha vissuto una sua propria inimitabile esperienza. E’ ancora possibile in una situazione siffatta parlare di anima del 12° corso?. Io penso di si anche se l’impresa non è facile e saranno necessarie alcune approssimazioni.

Ragionando anche per esclusione, potrei dire ad esempio che il nostro corso non ha un’anima eroica, nel senso classico intesa, perché —per nostra fortuna — non abbiamo vissuto guerre guerreggiate. Non c’è stato bisogno di gesti eroici o di sacrifici estremi, ma piuttosto di un più umile impegno quotidiano in molteplici settori. Nell’addestramento innanzitutto, affinché i nostri uomini fossero preparati al meglio per ogni evenienza. Negli interventi per pubbliche calamità, dove per molto tempo, in assenza di strutture civili generalizzate e diffuse, siamo stati il più importante e decisivo fattore di intervento. Mi riferisco al Vajont, alle alluvioni del ’66, e ai devastanti terremoti del Friuli e dell’Irpinia. Penso che tutti questi eventi abbiano contribuito a caratterizzare l’anima del nostro corso, che vi partecipò con numerosi suoi esponenti. Potrei aggiungere che in occasione del quarantennale scrissi che la caratteristica peculiare che io vedevo nel 12° corso era l’amicizia. E questo mi sento di confermare anche ora. Abbiamo un corso compatto con un "gruppo dirigente" particolarmente attivo , che fa girare le notizie, ci tiene informati e organizza incontri di vario tipo. E poi, guardando ai nostri colleghi che sono saliti di più non ho sentito squilli di tromba, né ho visto uomini a cavallo. L’amicizia è rimasta intatta con tutti. E anche questo mi pare un altro aspetto da considerare nella ricerca della nostra anima. Penso di fermarmi qui per ora , e attendo numerosi i contributi dei nostri amici e colleghi Avanti 12°!

Audisio



LA RICERCA DELL’ANIMA (DUE)

Caro Pier Giorgio,

vedo che la ricerca dell’anima del 12° corso sta segnando il passo. I nostri amici e colleghi sembrano non essere interessati e fanno mancare la loro collaborazione. Non posso dare loro completamente torto. Il tema è ostico e inafferrabile. Io stesso mi chiedo come sia possibile individuare un’anima collettiva che comprenda tutti, dal momento che ognuno di noi, al di là della comune appartenenza alla grande famiglia militare e a quella del 12° Corso, ha vissuto una propria individuale e particolarissima esperienza. Eppure sono convinto che la "nostra " anima c’è, con le sue peculiari caratteristiche. Difficile da mettere nero su bianco forse, ma che ognuno di noi può inequivocabilmente sentire quando và alla propria storia, ad incominciare dai primi giorni di Sassuolo e Scandiano, agli amici e ai compagni di corso al cui fianco ha vissuto una piccola o grande parte della sua vita.

Quando penso al nostro corso, lo penso in un certo modo, che è diverso da quello con cui penso ai corsi a noi attigui, con i quali abbiamo avuto dimestichezza di vita e di lavoro. Quindi avanti, frugando nella memoria, ricordando quelli che hanno percorso con noi un pezzo di strada, e che hanno lasciato un’impronta con i loro successi di carriera o con la loro straordinaria avventura umana. Il pensiero va all’amico Galzigna su tutti, che non si è piegato a gli sfavorevoli eventi che lo hanno colpito,dando a tutti noi un esempio di grande forza morale e di tenacia.Il pensiero va a te, caro Pier Giorgio, che da 10 anni combatti con impareggiabile coraggio una difficile battaglia, senza arrenderti, anzi per quello che posso vedere, moltiplicando le forze, spronando gli amici tra i quali mi metto, cui hai aperto nuove strade, costretto a ricomporre i brandelli spezzati della memoria, per ricordare e rivivere quello che abbiamo fatto, affinché non tutto vada perduto.

Voglio ricordare anche il nostro amico Badoer alpino come noi, al 7° Alpini come me nella sua prima assegnazione. Taciturno e di poche parole, non si tirava mai indietro. Anzi se poteva lavorava anche per gli altri. Lo ricordo in quel di Cesano durante il Corso tecnico applicativo in una esercitazione di pattuglia che andò avanti per tutta la notte. Dopo aver perso e ripreso più volte il nostro itinerario alle prime luci dell’alba ci ritrovammo piuttosto sfiniti in un luogo imprecisato e ignoto della campagna romana. Una pioggerellina impercettibile ma continua aumentava la desolazione dell’insieme. Non ci eravamo arresi, ma avevamo qualche incertezza. Lui resisteva infaticabile sempre con il carico più pesante. Per me fu l’esempio di una roccia solida e incrollabile, un vero altruista nell’ambito del gruppo. Ci siamo rivisti nel 1982 durante una esercitazione del "Feltre" comandato da Giuliano Ferrari. Lui era Segretario del comune di Feltre ed io Vice Comandante della Brigata Cadore. E’ stato un reciproco grande piacere. Se mai mi leggerà, sono lieto di fargli arrivare il mio affettuoso saluto. Questo anche per dirti che l’anima del nostro corso è bella e variegata e che le sofferenze e le delusioni della vita non ci hanno piegati. Come dice Galzigna — ho trovato sublime la sua poesia al 12° Corso — ora "dobbiamo essere duri / come ci hanno insegnato / ma al tempo stesso puri." Non sarà facile, "ma qui si parrà la nostra nobiltate".
Ciao Pier Giorgio. Un abbraccio.

Audisio



L’ANIMA AVVENTUROSA

Caro Pier Giorgio,

qualche tempo fa aprendo la televisione ho visto Carnevale che con l’espressione più soddisfatta di questo mondo prendeva un caffè nel mezzo del deserto del Sahara.
L’ho riconosciuto subito, nonostante i capelli tutti bianchi e la fisionomia un po’ invecchiata. Naturalmente non era solo ma in compagnia di quella simpatica banda di matti che va in giro per il mondo con una colonna di autocarri giganteschi.
Tutti insieme si chiamano OVERLAND e costituiscono una spedizione ormai famosa (ampie notizie in merito sono già riportate sul nostro libro on-line).
L’ho invidiato: mentre io passo il tempo leggendo i giornali, curando il giardino e riparando le porte e gli infissi della mia seconda casa, lui avventurosamente viaggia, rischiando anche la pelle, ma vedendo nuovi mondi, accumulando sempre nuove esperienze, e soprattutto impiegando se stesso e le sue capacità al meglio del meglio.
Bravo Giangregorio, mi sono detto, tu si che hai fatto centro per riempire il resto della tua vita!.
Sorrideva tranquillo mentre ci guardava mostrando il caffè.

Come quando eravamo insieme in quel di Bra, una cittadina della provincia di Cuneo che ospitava il CAR della brigata Taurinense. Facevamo le nostre prime esperienze dopo la Scuola di Applicazione. Giustamente ci misero con le reclute perché vedessimo dall’inizio quello che succedeva ai chiamati alle armi. Lui era il geniere della squadra, sempre attivo e indaffarato, un amico per tutti. Poi c’era Giorgio Napolitano, mite di carattere e serio nel suo lavoro, Mascarello dalla stretta di mano poderosa e dalla battuta caustica che non risparmiava nessuno, e talvolta "al veleno", il riflessivo Brentegani, che essendo un trasmettitore , con le reclute a fare ordine chiuso forse non si sentiva proprio a suo agio. Stenio Solinas aveva un carattere forte e fu il primo, durante il servizio di picchetto a rilevare le incongruenze tra il rapportino della cucina e i numeri del giornale di contabilità, inizio di una lunga guerra per la registrazione dei permessi Peccato che ci abbia lasciato per un’altra professione. Poi c’era Fava passato in seguito ai carabinieri, Angelo Fonio, autoritario e preciso nell’addestramento, salito poi con me a Pieve di Cadore, e Manera dalla folta barba accattivante per le fanciulle , che non disdegnavano la compagnia dei giovani tenentini appena arrivati, che si dettero subito da fare ( Carnevale per inciso mise radici profonde ). Alberto Carchio stava nella "dependance" di Savigliano con Castino,poi passato anche lui ai carabinieri. Artigliere da montagna il Carchio, già mio compagno di Nunziatella, se ne andò nei paracadutisti quando si rese conto delle interminabili e poco gratificanti incombenze richieste dalla "muleria", allora assai consistente per quella specialità. Lanciarsi con il paracadute — come più tardi mi disse lui stesso più volte- fu un’autentica liberazione. Questa era la squadra del CAR di Bra, una squadra di ottimi amici che ho voluto ricordare per intero, un brandello della nostra vita di Alpini (spero di non aver dimenticato nessuno). E lui, il tranquillo Carnevale, può ora essere indicato con buona ragione come il segno dell’anima avventurosa del 12° Corso. Come del resto Mauro Spreafico, il quale anziché finire nei deserti africani, si è cacciato tra i ghiacci dell’Antartide. Una scelta più consona al suo cappello alpino, ma soprattutto più in sintonia con il suo passato di montagna, rocciatore e sciatore egregio, profondo conoscitore delle alte quote, in confidenza con le nevi e i ghiacci delle valli di Aosta e delle cime superbe che le contornano, come il Bianco e il Cervino. Stabilmente insediatosi da quelle parti, non l’ho più incontrato dai tempi dei corsi sciatori e dei corsi roccia. Ovvero dai tempi della Grigna ( Lecco e dintorni), dove abbiamo imparato ad "arrampicare", e a scendere a corda doppia con una certa apprensione, almeno io. Faceva parte del "coro", cioè di quel gruppo appassionato di cori alpini, che di tanto in tanto e del tutto casualmente si riuniva nelle hall degli alberghi che ci ospitavano, dando luogo a pregevoli esibizioni canore, l’immancabile Radizza su tutti. Io, che sono stonato come una campana ma che amo le canzoni di montagna, sommessamente mi univo, cercando di non steccare.

Caro Pier Giorgio, credo proprio che il 12° Corso abbia anche "un anima avventurosa", che un po’ c’è in ciascuno di noi che abbiamo abbracciato la vita militare, ma che Carnevale e Spreafico hanno magnificamente rappresentato ed esaltato. Un abbraccio. Lorenzo

Overland
di Gianni Carnevale
Antartide
di Mauro Spreafico


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