LE DIFFERENZE TRA
“CORPO DEGLI ALPINI” E
“ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI”

  1. Il “Corpo degli Alpini”, nato nel 1872, ha dato vita a pagine di storia tra le più brillanti e significative delle nostre tradizioni militari.

    L’ANA, nata nel 1919, é una Associazione privata in parte finanziata dallo Stato, ( legata al potere politico nel ventennio fascista, come risulta evidente dal distintivo nazionale qui pubblicato), con conseguenze che ancora oggi si pagano sul piano della storia.

    Tra Corpo degli Alpini e ANA ci sono 47 anni di differenza e una ben diversa origine per i due organismi, che si nota nel campo disciplinare, culturale, organizzativo e informativo.

    Per quanto riguarda le tradizioni e l’autorevolezza, non si possono fare paragoni.
    Eppure l’ANA tende in ogni campo a imporre la propria visione della “alpinità” e a impadronirsi delle “tradizioni”, senza riconoscere il primato spirituale e culturale dell’Esercito, tanto che nella pubblica opinione si tende a confondere il Corpo degli Alpini con l’ANA: errore da evitare, perchè si è trattato di una “usurpazione” dovuta sia alla prepotenza, sia alla colpevole mancata reazione dell’Esercito.

    Questa prepotenza è in contrasto con le norme della morale e del costume, per far vedere agli associati la forza e il potere di “presidenti”, “capi sezione” o “capi gruppo” nel dare ordini, fuori dai ranghi, a coloro che in servizio erano superiori gerarchici, ad ogni livello.

  2. Il “Corpo degli Alpini” ha una storia gloriosa di guerre combattute quando l’ANA ancora non esisteva, di spirito di corpo elevatissimo, di disciplina e senso del dovere in ogni circostanza.
    Non ha mai messo il “fascio” nel proprio stemma e non si è mai fatto irretire da altre suggestioni.

    Al contrario l’ANA recentemente ha fatto sfilare all’Adunata Nazionale, di fronte alle massime autorità dello Stato, gli alpini senza cappello in testa, come segno di disprezzo per la gerarchia, salvo poi protestare con parole di fuoco quando per la festa della Repubblica gli Alpini hanno sfilato con l’uniforme del contingente internazionale, col “berretto da montagna”.
    Inoltre ha inviato un gruppo di dimostranti a Roma, a circondare il Senato con cartelli e striscioni minacciosi, come dimostrano le foto.

    Simili comportamenti, squalificanti e inaccettabili per l’Esercito, non servono certamente ad far convivere in sintonia i due organismi, come in realtà inevitabilmente spesso avviene.

    La verità è che l’ANA ha guadagnato posizioni di forza con questa prepotente “usurpazione”, sfruttando a proprio beneficio la grande popolarità degli Alpini, mentre l’Esercito si è lasciato “usurpare” quei valori, che sono un grande patrimonio morale che appartiene al Corpo.

  3. Lo Stato Maggiore dell’Esercito, nel novembre 1896 (più di cento anni fa), riconobbe in Agostino Ricci l’ideatore delle Truppe Alpine, con un elogio pubblicato sulla “Rivista Militare”.

    In precedenza, il 25 settembre 1894, lo stesso Ricci ebbe a scrivere sulla stessa Rivista che fu lui l’deatore e l’organizzatore delle Truppe Alpine, rivendicandone la paternità.

    Poi durante il “ventennio”, l’ANA legata al potere politico volle dare arbitrariamente una sua versione sulla “paternità” attribuendola con enfasi a Perrucchetti , con una analisi storica completamente sbagliata.
    L’errore non é mai stato riconosciuto, dopo tutti i monumenti a Perrucchetti fatti costruire e l’imponente campagna di stampa condotta.
    Altro esempio di “prepotente usurpazione”.

    La sede dell’ANA era in origine orgogliosamente a Milano,
    mentre negli anni dal 1929 al 1946 venne trasferita a Roma: questo la dice lunga sui legami del “10° Reggimento” col potere politico per 17 anni, e spiega molte scelte, anche se gli alpini erano insensibili ai politici.

    In particolare, il grandioso monumento a Perrucchetti fatto costruire dall’ANA a Cassano d’Adda il 2/10/1932, col pieno appoggio del potere politico, diede l’avvio ad una delle operazioni di disinformazione collettiva più incredibile, radicata nelle menti e nella documentazione storica, tale da risultare inattaccabile anche dalla verità comprovata e più volte dimostrata con documenti.

    Ed ora ci si trova nella situazione in cui, capito il clamoroso falso storico, non si ha il coraggio di riconoscerlo e comunque si cerca di non rivelare la scomoda verità.




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